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Gramsci : La verità è rivoluzionaria se è intera
di fulmini , Thu 12 February 2009 7:00
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Ripubblico qui il ‘fulmine’ (uscito il 7 febbraio nella rubrica che tengo su Alias) col quale vorrei illuminare una delle questioni decisive in cui Gramsci supera teoricamente Marx, e il marxismo tutto intero: la comprensione-spiegazione di "come nasce il movimento storico". Lo dedico qui ai lettori, agli ascoltatori, ai visionatori che iniziano di solito la giornata leggendo, ascoltando, vedendo il post quotidiano del sito-rivista fondato sul 'fare insieme'.

Questo libro: La Russia di mio nonno. L’album familiare degli Schucht (l’Unità – Fondazione Istituto Gramsci, 2008), scritto dal figlio del figlio di Antonio Gramsci – che del nonno conserva il nome -, è colmo di particolari inediti sulla vicenda privata dell’autore dei Quaderni (che ha sposato Giulia Schucht), e sulla “storia di quella parte dell’intelligencija russa di estrazione nobiliare che in nome della Rivoluzione ha rifiutato il proprio ceto di appartenenza”. Oggi è di moda sparlare di quel tentativo di cambiare il mondo, mentre bisogna capire meglio perché fallì, e meglio pensare cosa fare oggi.

Da questo punto di vista è illuminante la prefazione, scritta da Giuseppe Vacca, presidente della Fondazione Istituto Gramsci, ricca com’è di precisazioni e verità. Mezze verità, però. E in questo Vacca si conferma più togliattiano che gramsciano: Gramsci diceva che “La verità è sempre rivoluzionaria.” Quando è intera, s’intende.

La questione aperta è quella dell’edizione dei Quaderni, questi libri tanto noti quanto sconosciuti. Scrive Vacca che “i criteri dell’edizione dei Quaderni curata da Togliatti sono noti: per rendere compatibile la loro pubblicazione con l’ideologia dominante del movimento comunista Togliatti cercò di stemperare il più possibile le implicazioni politiche del pensiero di Gramsci”. “Implicazioni politiche”. Questa è la mezza verità intorno all’edizione tematica dei Quaderni. Per comprendere tutta la verità bisogna aggiungere “implicazioni teoriche”. Lo dimostro con un particolare – è noto che il Diavolo si nasconde nei dettagli.

Gramsci ha criticato teoricamente la coppia concettuale ‘struttura – sovrastruttura’ coniata da Marx. Perché? Perché non spiega “come nasce il movimento storico”. Marx dice che la sovrastruttura ideale riflette la struttura materiale, ma così non si capisce da dove vengano fuori le innovazioni storiche, tanto meno come nasca il movimento storico.

E Gramsci? Gramsci dice che le innovazioni e il movimento si capiscono se si sostituisce alla marxiana struttura materiale un altro concetto: le “condizioni reali: materiali e ideali”, ed alla marxiana sovrastruttura ideale un altro concetto: le “iniziative razionali”. Il rapporto concreto tra le condizioni e le iniziative è costruito concretamente, attivamente, dagli intellettuali, intesi come organizzatori - tutti gli intellettuali: dal generale al soldato capace di dirigersi, dal compositore all’assonante suonatore di triangolo. Ecco.

E Togliatti che c’entra con tutto questo? Togliatti, nella edizione tematica, per rendere difficile e limitata la comprensione della nota dei Quaderni chiave di tutta questa vicenda teorica, la accorpa in coda ad una nota intitolata Le origini ‘nazionali’ dello storicismo crociano e buonanotte.

Questo Togliatti. Poi ci sono i togliattiani. Come Vacca. Ma se vi guardate intorno, e dentro, vedrete che la pratica della doppia verità è molecolarmente diffusa: “L’uomo attivo di massa ha due coscienze teoriche (o una coscienza contraddittoria), una implicita nel suo operare e che realmente lo unisce a tutti i suoi collaboratori nella trasformazione pratica della realtà e una superficialmente esplicita o verbale che ha ereditato dal passato e ha accolto senza critica.” La crisi del marxismo ha a che fare con cosucce come questa.

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Commenti
Inviato: 12/2/2009 8:53  Aggiornato: 12/2/2009 8:53
Quando la Verità è piegata ad un fine non è piena ed una Verità non compiuta non è Verità.
Esistono le mezze Verità e le Rivoluzioni a metà, incompiute.
Non è cosa da poco.
luigi
Inviato: 12/2/2009 14:12  Aggiornato: 12/2/2009 14:14
Autore: fulmini

@ Luigi

Verso la fine della sua vita, Pier Paolo Pasolini ha scritto: "Meglio essere nemici del popolo che nemici della realtà." Condivido questa affermazione e la accosto (tutte le proporzioni rispettate) all'affermazione di Antonio Gramsci: "La verità è sempre rivoluzionaria."

Se Spartaco, lo schiavo ribelle, avesse agito in consonanza non Pasolini e Gramsci non sarebbe morto crocifisso - insieme ai suoi. Arrivato col suo esercito vittorioso ai piedi delle Alpi intendeva, secondo il suo piano, attraversarle, e riportare gli schiavi alle loro terre, alle loro case, liberi. Ma l'esercito, il 'popolo', si oppose, e lo convinse a ridiscendere l'Italia saccheggiandola. Spartaco cedette e buonanotte.
Inviato: 12/2/2009 18:00  Aggiornato: 12/2/2009 18:00
Il popolo preferisce grattarsi (Trilussa) ed accetta, semmai, Rivoluzioni brevissime sempre che ne riscontri un tornaconto immediato; purché se magna.
luigi
Inviato: 12/2/2009 18:17  Aggiornato: 12/2/2009 18:17
Se per un momento riuscissimo a riflettere sulle considerazioni di Fulmini e leggere uno scritto che, oggi, l'Unità, nell'85mo compleanno pubblica in onore del suo fondatore Antonio Gramsci credo che avremmo un materiale prezioso per continuare ancora più proficuamente il confronto che sulle varie tematiche è stato fin qui sviluppato. "L'individualista è un partigiano della malavita" è il titolo, tratto, credo da "Passato e Presente - carattere degli italiani. "...Non partecipare attivamente alla vita collettiva, cioè alla vita statale( e ciò significa solo non partecipare a questa vita attraverso l'adesione ai partiti politici "regolari") significa forse non essere "partigiani", non appartenere a nessun gruppo costituito? Significa aggiunge Gramsci lo "splendido isolamento" del singolo individuo, che conta su se stesso per creare la sua vita economica e morale? Niente affatto. Significa che al partito politico e al sindacato economico "moderni", come cioè sono stati elaborati dallo sviluppo delle forze produttive più progressive, si "preferiscono" forme organizzative di altro tipo, e precisamente del tipo "malavita", quindi le cricche, le camorre, le mafie, sia popolari, sia legate alle classi alte". Filippo Piccione
Inviato: 13/2/2009 10:02  Aggiornato: 13/2/2009 10:02
Autore: unviaggiatore

"Si mente il meno possibile soltanto se si mente il meno possibile, non se si ha il minimo possibile di occasioni per farlo" (Franz Kafka, Aforismi di Zurau)
A volte ci vuole coraggio a dire la verità, un po' di coraggio a mentire (si può sempre essere scoperti), nessun coraggio a dire mezze verità, a far intendere ciò che si vuole si capisca senza dirlo, si può sempre smentire, questa è la forma peggiore di menzogna, la più cinica, la più colpevole.
Giuliano Cabrini
Inviato: 4/10/2009 19:35  Aggiornato: 4/10/2009 19:35
Se si può, potrei sapere di chi è la frase "L'uomo attivo di massa ha due coscienze..." ecc ecc, che chiude il testo di cui sopra? Di Gramsci, di Togliatti o di Giuseppe Vacca?

Altra domanda: a me risulta che la frase "la verità è sempre rivoluzionaria" sia di Lenin, ma qui pare sia stata attribuita a Gramsci. Appartiene a tutt'e due?
Mi aiutate a capire? Anche perchè, io credo, la verità è anzitutto "precisa"...
O no?
Grazie a voi per l'attenzione

cladaq@gmail,com
Inviato: 5/10/2009 10:49  Aggiornato: 5/10/2009 10:49
Autore: fulmini

Caro lettore, sono io che ti ringrazio di testa e di cuore, perché leggi e rifletti intorno al Gramsci dei Quaderni, in uno momento storico in cui la cultura democratica, di sinistra, progressista, rivoluzionaria, riformista ecc. lo ha riposto in biblioteca, immaginando di averlo capito - abbaglio che deriva sostanzialmente, come mostra il caso di Vacca, dal fatto di confondere e ridurre Gramsci a Togliatti, e di inquadrare e incorniciare i Quaderni nel marxismo e nel leninismo.

L'autore della frase "L'uomo attivo di massa ha due coscienze..." che chiude il mio post è di Antonio Gramsci e la trovi nei Quaderni del carcere.

La frase "La verità è sempre rivoluzionaria" Lenin e Gramsci - in un certo senso - la condividono. Gramsci ha fatto di più e di meglio: l'ha posta alla base della sua scienza della storia e della politica, la nuova scienza da lui avviata e in parte costruita nel carcere per superare i limiti del marxismo (e della sociologia).

Infine: tu dici col sorriso sulle labbra che la verità è "anzitutto" "precisa" - per invitarmi alla precisione. Spero di aver esaudito il tuo desiderio. Aggiungo solo che la verità è da riconoscere tenendo conto della sua 'unicità-molteplicità':

"La verità è unica, ma la sua formulazione è sempre molteplice, e fra l’unicità della verità e la molteplicità delle sue formulazioni non c’è contraddizione, perché in virtù dell’interpretazione, sempre insieme storica e rivelativa, l’unicità della verità si fa valere solo all’interno delle storiche e singole formulazioni che se ne danno." (Luigi Pareyson, Verità e interpretazione)