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economia di solidarietà : Per una nuova superiore civiltà
di luisrazeto , Sat 27 December 2008 9:10
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Il testo viene pubblicato in italiano e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto.

COME INIZIARE LA CREAZIONE DI UNA NUOVA SUPERIORE CIVILTA’? (I)

Nel quale si imposta la necessità di costruire una nuova civiltà, poiché sono in crisi la civiltà moderna ed i suoi fondamenti: lo Stato nazionale ed i partiti, l’industrialismo e il capitalismo, le ideologie e lo scientismo positivista, e si afferma che una nuova superiore civiltà già esiste in nuce, invitando a riconoscerla ed a partecipare al suo sviluppo.

La necessità di costruire una nuova civiltà è sentita da molti, con vari gradi di consapevolezza di cosa ciò significhi. È stata sollevata da molti intellettuali, da diversi decenni, e il concetto è stato adottato come proprio da vari gruppi e organizzazioni. In questo sito-rivista è stata esaminata in diverse occasioni e abbiamo presentato alcuni importanti concetti in questo senso.

In un recente commento al post di Fulmini intitolato Gramsci: la crisi dei partiti viene da lontano, che introduce il testo della Introduzione a un libro che abbiamo scritto Pasquale Misuraca ed io 28 anni fa, ho impostato la questione come segue: "La attuale civiltà moderna è in crisi organica, e sono in crisi i tre pilastri o fondamenti che la sostengono (a livello politico, lo Stato nazionale ed i partiti; a livello economico, l'industrialismo e il capitalismo; a livello culturale, le ideologie e lo scientismo positivista). Questa crisi, poiché organica, non può risolversi che mediante una nuova organicità, e come ogni organismo i cui fondamenti vitali entrano in grande crisi, la civiltà moderna e suoi pilastri sono destinati a deperire. Questo deperimento però, è lentissimo, e il processo può estendersi ancora per alcuni decenni.
In questo nostro tempo abbiamo due possibilità (se vogliamo fare qualcosa di socialmente utile): l'una, è di tentare di sostenere e rafforzare e migliorare i pilastri della civiltà in crisi dimodoché il crollo sia posposto un po', riducendosi in questo modo le sofferenze che comporta la crisi e che comporterà il crollo stesso. L'altra possibilità è di avviare la costruzione dei fondamenti di una nuova superiore civiltà.
La questione della riforma dei partiti, della creazioni di nuovi e migliori partiti, ecc. si pone nella prima prospettiva. Se invece ci poniamo nella seconda prospettiva, le questioni essenziali sono: la creazione di una nuova politica (non partitica, non statale), di una nuova economia (non capitalista, non industrialista), e di nuove strutture della conoscenze (non ideologiche, non positivistiche)”.


Ma, come avviare la costruzione di questi pilastri/fondamenti della nuova civiltà? E come si può partecipare a questo grande progetto?
Rispondere a queste domande esige affrontare una vasta gamma di questioni, che abbiamo intenzione di impostare progressivamente. In questa occasione vorrei soltanto fare una dichiarazione che considero come il cruciale punto di partenza. La dichiarazione è la seguente:

Una nuova civiltà superiore a quella attuale in crisi, già esiste, è tra di noi, in nuce, e la prima cosa che si deve fare è imparare a riconoscerla, scoprirla e risolversi a partecipare al suo sviluppo.

E' evidente che la costruzione di una nuova civiltà è un progetto, un compito, un lavoro gigantesco. Ma la storia dimostra che le sue origini sono di solito abbastanza semplici. Se guardiamo alle grandi civiltà che sono esistite in tutta la storia umana, vedremo che le loro origini sono stati processi avviati da poche persone, sulla base di una serie di idee molto chiare e profonde, ma non complicate nè difficili da capire.

In realtà, una civiltà nuova comincia a nascere all’interno della precedente civiltà in crisi organica, nella quale sorge la necessità storica di una civiltà superiore. Una necessità che comprendono e sentono all'inizio poche persone, ma la cui consapevolezza si sviluppa molto rapidamente a misura che la crisi della civiltà precedente aumenta, a danno della vita civile, della qualità di vita, e dei valori e le idee che l’hanno fecondata per secoli, ma che ben poco significato hanno ormai per le nuove generazioni. Come ho detto, le civiltà hanno sempre cominciato con il lavoro e le azioni di pochi individui e piccoli gruppi che si creano intorno a loro, e crescono progressivamente con la integrazione di un numero crescente di aderenti, fino a creare una forza intellettuale, morale e politica rilevante.
Possiamo dire che la nuova civiltà esiste in piccola scala da quando il primo gruppo dei suoi fondatori, vivono, interagiscono, pensano, sentono e si comportano secondo le forme e i contenuti della civiltà che cominciano a costruire.

In questo senso, la nuova civiltà che sta emergendo nel corso della civiltà attuale coesisterà con questa per un lungo periodo di tempo.
Lo dico con piena convinzione che la nuova civiltà è già in costruzione, e che in varie parti del mondo si stanno creando i fondamenti dai quali emergerà come una costruzione sociale magnifica.
Ovviamente, non qualsiasi gruppo nuovo che abbia la pretesa di essere portatore di una nuova civiltà, anche se sembri forte e i suoi membri dimostrino alta convinzione, è davvero il germe di una civiltà. (Ci sono anche nella storia gli aborti.) Queste persone e questi gruppi fondatori devono soddisfare determinate condizioni, senza le quali non potranno mai estendersi fino a raggiungere le necessarie dimensioni di una civiltà.
Per dirla in generale, essi devono contenere ed essere portatori, in nuce, delle componenti essenziali della nuova superiore integrale civiltà.

Tra queste componenti voglio qui sottolineare soltanto uno, che almeno formalmente è stato enunciato in vari posts precedenti e, in particolare, in Gramsci: La crisi dei partiti viene da lontano. In effetti, una componente essenziale di una nuova civiltà, è che essa deve com-portare un nuovo modo di rapporti fra dirigenti e diretti.
In che consiste, o su quale base possiamo riconoscere che determinati rapporti fra dirigenti e diretti siano portatori della nuova civiltà superiore?


L'attuale civiltà moderna in crisi organica- la civiltà dello Stato e dei partiti – fonda i rapporti fra dirigenti e diretti in due concetti associati e complementari:

Da un lato, il concetto della rappresentanza democratica, ovvero che i governanti sono eletti dai cittadini in elezioni universali. Insieme a scegliere i governanti (ai vari livelli), i diretti esprimono la loro adesione, consenso o conformismo con le proposte politiche offerte come alternative dai gruppi partitici che si disputano il potere politico nelle elezioni.

Dall’altro lato, il concetto delle competenze o capacità tecniche funzionali, in virtù del quale lo Stato si costituisce come un complesso sistema istituzionale che richiede dei corpi di funzionari permanenti, strutturati burocraticamente, che si legittimano e riproducono mediante sistemi di auto-selezione tendenti a perpetuarli, anche se debbono avere certi meccanismi di rinnovamento generazionale.

Questo moderno sistema di relazioni fra dirigenti e diretti, che possiamo chiamare rappresentativo-burocratico, è attualmente in crisi organica. Infatti nell’attuale sistema politico è evidente sia una crisi di rappresentanza politica che una crisi di funzionalità ed efficienza della burocrazia statale. Ma esaminare questo trascende ciò che possiamo descrivere qui.

Il nuovo tipo di organizzazione politica corrispondente a una nuova civiltà, lo possiamo definire come autopoietico e reticolare. In entrambi i sensi, suppone individui autonomi, che pensino con la propria testa, che decidano con la propria volontà, che non deleghino le decisioni riguardanti gli aspetti più importanti che investono la loro vita e il loro ambiente, vale a dire soggetti che hanno deciso di ricuperare, attraverso organizzazioni e reti orizzontali, il controllo sulle proprie condizioni di vita.

Si approfondirà ulteriormente.

Luis Razeto

*

COMO INICIAR LA CREACIÓN DE UNA NUEVA CIVILIZACIÓN ? (I)

EN EL CUAL SE PLANTEA LA NECESIDAD DE CONSTRUIR UNA NUEVA CIVILIZACIÓN PUES ESTÁN EN CRISIS LA CIVILIZACIÓN MODERNA Y SUS FUNDAMENTOS: EL ESTADO NACIONAL Y LOS PARTIDOS, EL INDUSTRIALISMO Y EL CAPITALISMO, LAS IDEOLOGÍAS Y EL CIENTISMO POSITIVISTA, Y SE AFIRMA QUE LA SEMILLA DE UNA NUEVA Y SUPERIOR CIVILIZACIÓN YA EXISTE, INVITÁNDOSE A RECONOCERLA Y A PARTICIPAR EN SU DESARROLLO.

La necesidad de construir una nueva civilización es sentida por muchos, con diferentes grados de conciencia de ello y de lo que significa. Ha sido planteada por numerosos intelectuales, desde hace ya varias décadas, y el concepto ha sido asumido como propio por diversos tipos de grupos y organizaciones. En este sitio-revista ha aparecido ya en variadas ocasiones, y hemos avanzado algunas importantes nociones al respecto.

En un reciente comentario al post de Fulmini titulado La crisi dei partiti viene da lontano, que antecede el texto de la Introducción a un libro que escribimos Pasquale Misuraca y yo hace 28 años, formulé la cuestión en los siguientes términos: “La actual civilización moderna está en crisis orgánica, y están en crisis los tres pilares o fundamentos que la sostienen: a nivel político, el Estado nacional y los partidos; a nivel económico, el industrialismo y el capitalismo; a nivel cultural, las ideologías y el cientismo positivista. Esta crisis, por ser orgánica, no puede resolverse sino mediante una nueva organicidad, y como todo organismo cuyas fuentes vitales entran en gran crisis, la civilización moderna y sus pilares están destinados a perecer. Pero esta agonía será lentísima, y el proceso puede extenderse todavía por algunas décadas.
En este nuestro tiempo tenemos dos posibilidades (si queremos hacer algo socialmente útil): una, es tratar de apuntalar y reforzar y mejorar los pilares de la civilización en crisis de manera que el derrumbe se posponga un poco, reduciéndose de este modo los sufrimientos que trae la crisis y que traerá el derrumbe mismo. La otra posibilidad es la de iniciar la construcción de los fundamentos de una nueva superior civilización.
La cuestión de la reforma de los partidos, de la cración de partidos nuevos y mejores, etc. se pone en la primera perspectiva. Si en cambio nos ponemos en la segunda perspectiva, las cuestiones esenciales son: la creación de una nueva política (no partidista, no estatal), de una nueva economía (no industrialista, no capitalista), y de nuevas estructuras del conocimiento (no ideológicas, no positivistas).”

Pero, ¿cómo se puede iniciar la construcción de estos pilares/fundamentos de la nueva civilización? Y ¿cómo podemos participar en tan grandioso proyecto?
Responder estas interrogantes requiere abordar una serie muy amplia de cuestiones, que nos proponemos ir presentando progresivamente. En esta ocasión quisiera solamente efectuar una afirmación que considero crucial como punto de partida. La afirmación es la siguiente:
Una nueva civilización, superior a la existente en crisis, ya existe, está entre nosotros, como semilla, y lo primero que debemos hacer es aprender a reconocerla, descubrirla, y decidirnos a participar en su desarrollo.

Es obvio que la construcción de una nueva civilización es un proyecto, una tarea, una obra gigantesca. Pero la historia enseña que sus comienzos son algo bastante más simple. Si miramos las grandes civilizaciones que se han sucedido a lo largo de la historia humana, de hecho encontraremos que sus comienzos fueron normalmente procesos puestos en marcha por pocas personas, en base a un cierto conjunto de ideas muy claras y profundas, pero nunca complicadas ni difíciles de comprender.
De hecho, las civilizaciones comienzan a nacer en el seno de las civilizaciones en crisis orgánica, en las cuales surge la construcción de una nueva superior civilización como una necesidad. Una necesidad que es al comienzo sentida por pocas personas, pero cuya conciencia que se extiende muy rápidamente a medida que la crisis de la civilización vigente se acentúa, deteriorando la vida civil, la convivencia, la calidad de vida, los valores y las ideas que la sustentaron por siglos, pero que ya muy poco significan para las nuevas generaciones.
Como decía, las civilizaciones han comenzado siempre con la obra y la acción de unas pocas personas, y de pequeños grupos que se forman junto a ellas, y que progresivamente se expanden por la integración de un creciente número de adherentes, hasta constituir una fuerza intelectual, moral y política significativa. Podemos decir que la nueva civilización ya existe, en pequeñísima escala, cuando se constituye el primer grupo de sus fundadores, que viven, se relacionan, piensan, sienten y se comportan según las formas y contenidos de la civilización que empiezan a construir.
En tal sentido, la nueva civilización se está gestando en el seno de la civilización actual y convivirá con ella durante un período de tiempo prolongado.

Afirmo con plena convicción que la nueva civilización se está ya construyendo, y que en distintos lugares del mundo se están poniendo los cimientos sobre los cuales se levantará como una edificación social magnífica.
Obviamente, no cualquier grupo nuevo que se constituye y que afirme ser portador de una nueva civilización, aunque aparezca con mucha fuerza y sus integrantes manifiesten elevada convicción, es verdaderamente el germen de una civilización nueva. También existen los abortos históricos. Esas personas y esos grupos fundadores deben cumplir ciertas condiciones, sin las cuales jamás podrán extenderse hasta abarcar las necesarias dimensiones civilizatorias.
Para decirlo en general, ellos deben contener y ser portadores, en semilla, de los componentes esenciales de la nueva, superior, integral civilización.

Entre tales componentes quiero destacar aquí solamente uno, que ha sido enunciado al menos formalmente en varios post anteriores y especialmente en Gramsci: La crisi dei partiti viene da lontano. En efecto, un componente esencial de una nueva civilización, es que ella debe ser portadora de una nueva relación entre dirigentes y dirigidos.
¿En qué pueden consistir, o en base a qué podemos reconocer, que determinadas relaciones entre dirigentes y dirigidos sean portadoras de la nueva superior civilización?

La actual civilización moderna en crisis orgánica –la civilización del Estado y los partidos – funda las relaciones entre dirigentes y dirigidos en dos conceptos asociados y complementarios:
Por un lado, el concepto de la representación democrática, según el cual los gobernantes son elegidos por los ciudadanos en elecciones universales. Junto con elegir a los dirigentes de los distintos niveles de organización del Estado, los dirigidos manifiestan su adhesión, consenso o conformismo con las propuestas programáticas que les ofrecen, como opciones alternativas, los grupos partidarios que se disputan el poder político en las elecciones.
Por otro lado, el concepto de las competencias o capacidades técnicas funcionales, conforme al cual el Estado se constituye como un sistema institucional complejo que requiere cuerpos permanentes de funcionarios, estructurados burocráticamente, y que se validan y reproducen mediante sistemas de auto-selección que tienden a perpetuarlos, aunque deban presentar también mecanismos de renovación generacional.
Este sistema moderno de relaciones entre dirigentes y dirigidos, que podemos denominar representativo-burocrático, es el que está actualmente en crisis orgánica. En efecto en el actual sistema político se evidencia tanto una crisis de representación política como una crisis de funcionalidad y eficiencia de la burocracia estatal. Pero analizar esto es algo que trasciende lo que podemos aquí exponer.
El nuevo tipo de organización política correspondiente a una nueva civilización, podemos definirlo como autopoietico y reticular. En ambos sentidos, supone individuos autónomos, que piensan con la propia cabeza y deciden con la propia voluntad, que no delegan sus decisiones respecto a los aspectos más importantes que afectan sus vidas y las de su entorno, es decir, sujetos que han decidido recuperar para sí, en organizaciones y redes horizontales, el control sobre sus propias condiciones de vida.
Lo profundizaremos más adelante.

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Commenti
Inviato: 27/12/2008 10:40  Aggiornato: 27/12/2008 10:41
Autore: baotzebao

UNA MAGNIFICA APERTURA

Fra le articolazioni che distribuiscono e ponderano il pensiero esposto, che ho gradito nelle sue parti e nel suo insieme, la frase che mi ha conquistato è :


Si approfondirà ulteriormente.

Oppure, meglio ancora per la cadenza e significanza:

Lo profundizaremos más adelante.


Grazie. Attendo.
Inviato: 27/12/2008 15:42  Aggiornato: 27/12/2008 15:51
D'accordo completamente sull'analisi, sono però più dubbiosa sulla possibilità concreta del lavoro "in rete". Mi spiego meglio, e ragionando per analogia su quanto accade nel web, che è rete per eccellenza: all'inizio si è pensato che blog, siti e forum potessero costituire un nuovo modo di avvicinarsi e financo rivoluzionare la politica, ma questo nuovo modo mostra già ora le corde. La rete mette in contatto un numero superiore di individui, ma non muta, nella sostanza profonda, il modo di relazione fra dirigenti e diretti: l'autore di un blog, per quanto aperto ai suggerimenti del suo pubblico, non ha mai con esso un rapporto paritario: vi è sempre una distanza, dovuta al fatto che lui è l'amministratore, più o meno unico, di uno spazio, personale anche se aperto al pubblico, e lui ha la facoltà di selezionare le persone e le idee che in quello spazio possono entrare o hanno diritto di rimanere.
Rivoluzionare il modo di pensare e di far politica, data la crisi attuale, è necessario; ma ho l'impressione che nel nostro modo di rispondere alla crisi non vi siano modalità nuove (nel senso di clamorose idee che nessuno ha mai pensato prima sul come rapportarsi fra persone per riuscire a cambiare il mondo) ma solo nuovi mezzi. La rete (web o di rapporti personali vecchia maniera) funziona per promuovere le idee di una cerchia, come Lei stesso dice bene: ma quella cerchia è la cerchia dei dirigenti, ed è e resta in qualche modo "chiusa" esattamente come quella dei vecchi partiti. Credo che più di questo, ovvero selezionare forse un nuovo gruppo dirigente, ora come ora non si possa fare. Con quello che si vede in Italia, avere una buona classe dirigente sarebbe già un notevole passo avanti.
Inviato: 27/12/2008 15:44  Aggiornato: 27/12/2008 15:55
Urca, scusatemi, pensavo che la firma uscisse in automatico. Sono Galatea de ilnuovomondodigalatea.
Inviato: 27/12/2008 18:08  Aggiornato: 27/12/2008 18:08
Autore: fulmini

@ Galatea

Le tue osservazioni sullo stato del ‘web’, della ‘rete’, sono realistiche. Io rincarerei ancora la dose: la crisi organica presente accentua non solo la disgregazione dei partiti e degli Stati, ma anche delle conventicole e delle chiese. E, notare bene, accentua la disgregazione delle personalità.

I blogs (singolari o collettivi), i siti (individuali o collegiali), eccetera, sono – solitamente – luoghi non di confronto ma di confrontazione, non di discussione ma di affermazione, non di conversazione ma di esibizione, non di ricerca ma di consolazione, non di apertura al nuovo e superiore ma di difesa allarmata del vecchio e obsoleto, eccetera. “Il morto afferra il vivo.” (Marx)

Tuttavia.

Tuttavia i blogs, i siti, eccetera, hanno delle potenzialità:

1...autori e lettori sono sullo stesso piano (il lettore è anche scrittore, lo scrittore è anche lettore);

2...i blogs, i siti, eccetera, possono trasformarsi secondo la loro logica storicamente progressiva, in blogs-rivista, in siti-rivista, eccetera.

3...i blogs-rivista, i siti-rivista, eccetera, sono riviste di nuovo tipo: a) in quanto riviste materialistiche (parola+immagine+suono); b) in quanto sono basate su un terreno intellettuale e morale e non più, come i partiti politici, su un terreno militare e burocratico.

E, come se non bastasse, abbiamo due grandi modelli di costruzione-comunicazione, di Riforma- Rinascimento, offerti da Gesù di Nazareth e Gramsci di Ales (i loro ‘detti’ e i loro ‘atti’).

Gesù ha fondato comunità autoregolantesi, non guidate da Libri (“è scritto... ma io vi dico”) e Chiese (“il sabato è fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato”).

Gramsci ha fondato una ‘scienza della storia e della politica’ e una ‘rivista di nuovo tipo’ – nei Quaderni.

Certo, i discepoli di Gesù e i seguaci di Gramsci li hanno ridotti (ricondotti) al passato, hanno restaurato regressivamente le loro riforme intellettuali e morali: il cristianesimo è ancora una religione del sacrificio, e il marxismo è ancora una ideologia della struttura.

Ma la riforma del cristianesimo e del marxismo è in corso. “Meglio avanzare e morire che fermarsi e morire.” (Gramsci) “Lasciate che i morti seppelliscano i loro morti.” (Gesù).

E’ chiaro perché Luis Razeto ed io stiamo lavorando, da 35 anni, a partire da Gramsci e da Gesù?

(Nelle rubriche ‘Gesù’ e ‘Gramsci’ e ‘economia di solidarietà’ e... si trovano materiali di riflessione e di proposta interessanti in questa prospettiva di ricerca inesausta e costruzione imperterrita che Luis oggi ha definito “creativa di una nuova civiltà”.)
Inviato: 27/12/2008 18:58  Aggiornato: 27/12/2008 19:21
Hai ragione, Galatea, quando scrivi che "La rete mette in contatto un numero superiore di individui, ma non muta, nella sostanza profonda, il modo di relazione fra dirigenti e diretti". Come scrive Fulmini nel commento precedente, i blogs, i siti, ma specialmente i siti-rivista, hanno grandi potenzialità, che Fulmini non soltanto elenca con precisione, ma che fa fiorire praticamente in questa rete sulla quale stiamo ragionando e confrontando idea, immagini, ecc.
La questione di fondo è che le reti, i siti, sono degli strumenti straordinari, non c'è dubbio. Ma questi strumenti richiedono soggetti autonomi che interagiscano fra di loro per diventare creativi di un nuovo modo di rapporti fra le persone, e quindi di una nuova superiore civiltà. L'essenziale sono i soggetti autonomi che decidono - come stiamo facendo qui - mettersi in rete per dar luogo alle novità, alle idee dirompenti che dici che mancano (ma alcune le puoi travare seguendo le indicazioni che ti proppone Fulmini nel suo commento).
Sai che mi piacciono le tue acute osservazioni, che seguo da vicino?
Luis Razeto
Inviato: 29/12/2008 9:58  Aggiornato: 29/12/2008 9:58
@->Fulmini: Rispondo alle tue note, anche se farlo in un commento è riduttivo, perché l'argomento richiederebbe una disamina molto più lunga, approfondita e che forse io, lo confesso candidamente, non ho neppure tutti gli strumenti per fare.
1.Credo che quando si usa la categoria “blog” si usi un termine onnicomprensivo che non dà ragione di un fenomeno variegato e multiforme. Il blog è un contenitore, esattamente come il sito-rivista, o le riviste cartacee di un tempo (in un certo senso, riviste monoautoriali come Die Fakel di Krauss erano molto affini ad un odierno blog) . Può anche non essere soltanto e solamente un luogo di autoaffermazione che perpetua il vecchio. In realtà, spesso, anzi, quasi sempre, nasce però da una esigenza personale dell'autore; come tale, a mio avviso, entra nella sfera del pre-politico; il che non implica che un blog non possa avere una portata politica (come luogo di stimolo per discussioni, di confronto, fosse pure solo di confronto con sé stessi attraverso la pratica della scrittura); ma questa valenza “politica” è la stessa che si può trovare in un romanzo o in un saggio che parla d'altro, è in qualche modo, molto spesso, incidentale.
2.Non sono d'accordo sul fatto che nei blog autore e lettore siano sullo stesso piano. a)non tutti i lettori del blog sono blogger, per esempio; parte del dibattito è quindi limitato dal fatto che alcuni possono usare solo la forma-commento, limitata nello spazio e anche nella possibilità di accesso (l'autore del blog può bannarli, o ignorarli, e così gli altri utenti della discussione), altri possono partecipare con un post sul loro blog. b) non tutti i blog sono uguali: un blogger “divo” della rete ha una potenza di fuoco pari ad una corazzata che schianta le barchette. Anche in rete c'è chi è l'equivalente del Corrierone e chi dell'Eco della Valtrompetta.
3.I blog rivista, i siti rivista o qualsiasi cosa simili hanno nella loro impostazione di fondo gli stessi limiti delle riviste cartacee e sono strutturati nella stessa maniera. Fanno, in forma elettronica, quello che già facevano con la penna d'oca gli Illuministi, per esempio. Loro si ritrovavano al caffè, noi sul web. Si velocizza il processo di comunicazione e di scambio di idee, perché una mail dal Cile ci mette pochi secondi, e non mesi come ai tempi del buon Voltaire, ma nel rapporto e nei metodi di confronto del gruppo non vedo differenze. Non fossimo nell'era di internet questa colta polemica ce la saremmo fatta a colpi di dispacci consegnati a mano. Ci avremmo messo un po' di più, ecco tutto. Pertanto ho l'impressione che tu, Pasquale, abbia un eccessivo ottimismo riguardo al mezzo: non è la forma che dà contenuti nuovi, sono i contenuti che qualificano e connotano la forma, semmai.
4.Su Gramsci e Gesù. Dio Santo, su entrambi, mi perdonerai, sono molto scettica, anche perché, non essendo cattolica e nemmeno marxista, riformare o interessarmi delle due cose non è tra i miei interessi. Di entrambi i personaggi non mi piace e non mi è mai piaciuto l'approccio fideistico, cioè appunto quel “è scritto, ma io vi dico..”. Ha in sé in nuce qualcosa di poco democratico, anzi, incompatibile con la democrazia: difatti sia il cristianesimo che il marxismo sono sistemi “chiusi”, in cui bisogna accettare di credere per fede a teoremi di fondo (Sì, vado giù con l'accetta, lo so, ma in soldoni sono fedi, anche se entrambe cercano poi di fornire giustificazioni più o meno razionalizzanti dei loro concetti e precetti e garantire – ma sempre all'interno del loro sistema e fra persone che ne accettano le regole implicite ed esplicite- una discussione). Quindi, fatto salvo il rispetto per due grandi menti, se i punti di riferimento vostri sono loro due, ecco, non fan per me.
5.Tu scrivi – e non prenderla come nota polemica vana, ma è una cosa su cui riflettere - “Gramsci ha fondato una ‘scienza della storia e della politica’ e una ‘rivista di nuovo tipo’ – nei Quaderni. “ E all'anima! Lo ha fatto una vagonata di anni fa, Pasquale. Se questo è il “nuovo” siamo un pochino in ritardo di 60 anni... se per te il nuovo significa, in buona sostanza, riproporre sul web una esperienza che è in sostanza quella pensata da Gramsci per la sua rivista cartacea, riutilizzandone anche le modalità e le analisi, ecco, credo che non ci siamo. Le cose nuove si fanno liberandosi, in primis, degli schemi vecchi. Uccidere il padre è l'inizio della costruzione di una personalità a sé stante. Anche quando il padre è una gran brava persona è un atto obbligato per la crescita. Poi magari lo si recupera in seguito, ma se si vuol fare qualcosa di nuovo, liberiamoci dai vecchi schematismi. Galatea.
Inviato: 29/12/2008 10:06  Aggiornato: 29/12/2008 10:06
@->Luis Razeto: Grazie per l'attenzione. Per quanto riguarda il rapporto blog/rete dovreste guardare il sito di Ibridamenti, progetto dell'università di Venezia per lo studio della Blogosfera: http://ibridamenti.wordpress.com. Ci partecipo anche io, di striscio, ma ci sono dei materiali interessanti.
Nessuno dubita che i blog e i siti siano un fenomeno interessante e che diverranno dirompenti in un prossimo futuro. In America il fenomeno blog ha già avuto grossi impatti sull'informazione, ma lì sono avanti, e noi invece arranchiamo. Il confronto è possibile e interessante, ma per ora in Italia è un fenomeno di nicchia, in quanto pochi usano la rete e, fra gli altri, non solo la rete è poco usata, ma anche stenta ad ottenere attenzione, in quanto viene considerata marginale e priva di quella autorevolezza riconosciuta alla carta stampata, ad esempio. Sono pienamente d'accordi che i soggetti autonomi devono mettersi in rete per creare il nuovo. Per ora, confesso che 'sto nuovo però non lo vedo ancora all'orizzonte, e sono la prima a denunciare una totale mancanza di idee compiutamente innovative, mentre vedo in giro tanto vecchio che si sta rifacendo il trucco. (Benitenso, esclusi i presenti, ché non vorrei pensare parli necessariamente di voi).
Cordiali saluti. Ci si legge. Galatea.
Inviato: 29/12/2008 10:17  Aggiornato: 29/12/2008 10:17
Scusatemi, di Ibridamenti, per errore, vi ho postato l'indirizzo vecchio, già chiuso... quello nuovo è http://www.ibridamenti.com/. Galatea.
Inviato: 29/12/2008 10:27  Aggiornato: 29/12/2008 10:27
Autore: fulmini

Cara Galatea,

la discussione con te è sempre interessante e sempre più interessante.

Rispondo soltanto al tuo 'punto 4 - non voglio fare la corazzata, e poi non sono nemmeno corazzato - immaginami come il Colleoni del Verrocchio: addirittura scorticato.

Se il Gesù del quale parlo (con Luis) fosse il Gesù dei cristiani (fondatore di una variante della religione del sacrificio), avresti ragione. E se il Gramsci del quale parlo (con Luis) fosse il Gramsci dei marxisti (fondatore di una variante della ideologia della struttura) avresti ragione. Ma le cose non stanno così.

Luis ed io, in 35 anni di lavoro intellettuale, abbiamo scoperto e costruito un altro Gesù, un altro Gramsci. E' da queste scoperte-costruzioni che siamo ripartiti. Nel sito-rivista ci sono ormai diversi elementi di queste scoperte-costruzioni. Prendile in esame, prego.

Per esempio? Per esempio, leggiti queste famose 12 pagine del mio saggio "Sulla ricostruzione gramsciana dei concetti di struttura e superstruttura", e ti renderai conto che siamo già oltre il marxismo. Certo, scrivere questo che scrivo è segno di superbia, ma questo l'ho imparato da Gesù di Nazareth: "Siate perfetti come è perfetto il nostro Padre celeste."

Abbracci
Inviato: 29/12/2008 20:30  Aggiornato: 29/12/2008 20:44
A Galatea.

Sono andato a vedere "ibridamenti", e mi é piaciuto molto il progetto, in particolare, quello di "fare ricerca insieme ai bloggers", e quello di pensare e creare "l'universitá del futuro". Mi darò il tempo per leggere di più, e forse di intervenire. Grazie della segnalazione.
In quanto al nostro scambio di idee sui blogs i siti e la politica ecc., ho quasi pronto il secondo post, nel quale mi riferisco a molti punti dei commenti che fai a Fulmini e a me, e perció ti chiedo di aspettare solo un poco, e di seguito continuare il dialogo.
Leggendoti, capisco e riconosco che tu sei cittadina nobile della nuova civiltá (ma, certo, in quella civiltà siamo tutti nobili, cioè persone di grande dignità e che rispettano sé e gli altri), perché sei autonoma e perché agisci autopoieticamente e reticolarmente. Andiamo, riconoscilo anche tu, che sei cittadina della nuova civiltà!
Su Gramsci, su Gesù, su Pasolini, e su altri grandi del pensiero e dell'azione, io dico che dobbiamo "partire" da essi (e in tal senso diventiamo in certo modo gramsciani, cristiani, pasoliniani, ecc.), ma non perché diventiamo dei seguaci che ci mettiamo in una cerchia definita, ma perché impariamo da essi, ci lasdciamo insegnare da essi, ma cerchiamo di portarli tutti a coerenza superiore, in una più ampia e profonda comprensione e saggezza. In tal senso, certo, non siamo, e non saremmo mai, gramsciani, marxisti, cristiani, ecc.
Ora, a Fulmini dobbiamo chiedere che ci spieghi meglio cosa vuole dire quando parla di riformare il marxismo, il cristianesimo. Neanche a me interessa molto pensare a questo. Invece, mi motiva e molto, fare - come ha scrito il medessimo Fulmini - Riforma e Rinascimento insieme.

Luis Razeto
Inviato: 29/12/2008 21:14  Aggiornato: 29/12/2008 21:14
Autore: fulmini

Luis mi domanda sorridendo nel suo commento immediatamente precedente cosa intendo esattamente quando parlo di riforma del cristianesimo e del marxismo, ed io capisco al volo cosa voglia dire mostrando i denti – la mia formula è troppo provocatoria per essere giusta.

In effetti Luis ed io abbiamo lavorato non alla riforma del marxismo (con i testi a partire dal Gramsci dei Quaderni del carcere) e del cristianesimo (con i testi a partire da Gesù – certi passi dei Vangeli canonici nei quali c’è il sentore, il profumo, l’eco dei detti autentici e degli atti effettivi di Gesù), bensì al superamento del marxismo e del cristianesimo.

In effetti, la riforma di un pensiero si fa ponendosi e restando al suo interno (la riforma di Lutero, la riforma di Lenin – che Gramsci giovane chiamava “rivoluzione contro il Capitale – inteso come libro”). Noi vogliamo andare oltre. Come Gesù – che non si è limitato a riformare l’ebraismo (come credono i cristiani), e come Gramsci – che non si è limitato a riformare il marxismo (come credono i marxisti). Il che – tra l’altro - vuol dire che per noi Gramsci e Gesù sono il punto di partenza, non il punto di arrivo.

Oggi, in Italia, c’è un teologo-filosofo che tenta di riformare il cristianesimo, Vito Mancuso. Quanto al marxismo, non vedo tentativi di riforma in giro, ma forse non sono abbastanza informato.