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eyes wide open : Controcultura, avanguardia, mainstream: fra musica e immagini
di fabiobenincasa , Thu 25 December 2008 7:00
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Di recente, per forza di cose, sono stato costretto ad occuparmi di cinema inglese e mi sono reso conto di quanto sia stata importante nella storia di quella cinematografia l’azione di famosi gruppi musicali. Questo forse perché il cinema inglese ha sempre avuto una struttura industriale debole, sottoposta alla fortissima concorrenza o all’invadente protettorato dell’industria hollywoodiana. I gruppi musicali degli anni Sessanta e Settanta diventavano una ricca committenza in grado di avvicinarsi al cinema con una certa libertà espressiva, fuori dai generi.

Bisogna sottolineare un’altra cosa: proprio in quegli anni è la tendenza dei produttori di musica pop, artisti ma anche discografici, a proporsi verso il pubblico con i mezzi e gli scopi delle vecchie avanguardie artistiche degli anni Venti-Trenta. Cosa vuol dire? I Beatles, per esempio, come i Surrealisti o i Futuristi, proponevano non solo musica ai loro fan, ma anche un modo di vivere, di vestirsi, di parlare, di amare. Insomma si portavano dietro un mondo. L’uso del cinema doveva servire appunto a propagandare un’estetica più larga di quella semplicemente musicale.

Sono proprio i Beatles che cominciano a produrre film su di loro, come A hard’s day night (1964), diretto da Richard Lester, che poi diventerà il loro regista di fiducia. Ma la tradizione del musical? Ma i film di Elvis Presley? A hard’s day night non racconta nessuna storia se non quella dei Beatles, non è né un musical né un musicarello fabbricato su una struttura unitaria per permettere ai cantanti di esibirsi. È proprio un finto documentario, un mockumentary, come dicono gli anglo-sassoni, sui Beatles. È contemporaneamente un documentario sui Beatles e un film su come si fa un documentario sui Beatles. Canzoni ed estetica si mescolano e si rafforzano senza prevalere le une sulle altre. E che dire del cartone animato Yellow Submarine (1968)? In questo caso addirittura la formula dell’animazione riesce a rendere l’immaginario psichedelico senza doversi collegare stringentemente alla realtà. Dai Who (Tommy, 1974 e Quadrophenia, 1979) ai Pink Floyd (The Wall, 1982) molti gruppi si esercitano a propagandare avanguardisticamente il loro mondo al grande pubblico.

Il segno evidente di questo avvicinamento fra video arte e musica è rappresentato dalla fondazione dei Velvet Underground a New York, da parte di Andy Warhol. Questa volta non è un gruppo musicale ad avvicinarsi all’avanguardia, ma un artista a mettere in scena una sua personale versione della controcultura pop. The Wall di Alan Parker, misto di immagini molto forti e ritmate e animazioni oniriche, esce nel 1982, forse l’ultimo tentativo di rendere la controcultura musicale sotto forma di film. Infatti nel 1981, sempre a Londra, nasceva MTV, la prima televisione specializzata nella trasmissione di video musicali. Da quel momento il processo che aveva avvicinato musica e video nei precedenti vent’anni prende una curva decisiva. Il videoclip è la forma musicale privilegiata per esprimere la relazione suono-immagini. I suoi elementi fondamentali sono un montaggio ritmato e un’estrema graficità delle immagini. Un ritorno più disincantato a quello che rimane il sogno di ripercorrere tramite la controcultura i percorsi dell’avanguardia storica. Il discorso dell’avanguardia, volgarizzato come controcultura si istituzionalizza definitivamente come mainstream, prodotto che può essere democraticamente fruito da un pubblico planetario.

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Commenti
Inviato: 25/12/2008 14:33  Aggiornato: 25/12/2008 20:53
è sempre un piacere venirti a trovare anche se purtroppo non sono più molto attivo sul web. poco tempo a disposizione. ti ringrazio molto per i tuoi commenti sempre molto gentili.
un Buon Natale a tutti
fabio
Inviato: 27/12/2008 12:00  Aggiornato: 27/12/2008 14:42
Autore: fulmini

Bello e possibile.

Il limite del gruppo Beatles era quello che metti in evidenza nel titolo, ma che non declini (sviluppi) nel post: quello cioè di essere 'controculturale'.

Oggi 27 dicembre 2008 Luis Razeto ha pubblicato sul nostro sito-rivista

(nostro vuol dire tuo, di AlfaZita, di Stefania Mola, di gertdelpozzo, di Guido Aragona, di Tonio, di Fort, di Lorenzo Levrini, di Venises, di Giuliano Cabrini, di Umit Inatci, di Pietro Pacelli, di Petilino, di Mario DG, di Maria Ruggiero e la sua classe di scuola media inferiore, di Giuseppe Nenna, di Mimmo Pesce, di Leonardo Ancillotto, di Valerio Magistro, di Luigi Russo, di Syrah, di Mara Misuraca, di Didone, di Astrea, di Giuseppe, di Claudio Ricci, di meditapartenze, di bovary, di Mario Pennetta, di Elena Molisani, di ioJulia, di Filippo Piccione, di Orlando Lentini, di tutti i visitatori-lettori-ascoltatori, di tutti i commentatori - con la t di Torino e non con la d di Domodossola, e mio)

sul nostro sito-rivista - dicevo - ha pubblicato un post nel quale mostra a se stesso e agli altri come costruire un gruppo superculturale, capace di realizzare insieme una Riforma e un Rinascimento.

Il compito non è difficile "se ha da succedere succederà".