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briciole musicali : Mendelssohn, Concerto per Violino
di venises , Sun 21 October 2007 9:00
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I concerti per violino (prima parte, Mendelssohn)

Ecco il problema (se problema c’è) che vorremmo proporvi oggi. Avete notato che i concerti per violino ed orchestra sono rari, che Beethoven, Brahms, Tchaikovsky, Mendhelssohn, etc hanno scritto, ciascuno, un solo concerto per Violino ed Orchestra? Magari parecchi concerti per Pianoforte ed Orchestra ma uno solo per violino ed orchestra? Perché? C’è una ragione? Vorremmo avanzare un’ipotesi, improbabile ed ardita, quasi certamente sbagliata, eppure…. Eccola: perché è maledettamente difficile concludere un concerto per violino ed orchestra. Scrivere un concerto per violino ed orchestra non è né più complicato né più semplice dello scrivere un qualsiasi altro pezzo per orchestra. Ma la chiusura, no, quella è un’altra cosa. Dov’è la difficoltà? Sta nel fatto che con le grandi orchestre (il problema non si poneva sino a Mozart), il violino, che è e deve restare la grande star, rischia di essere sommerso dal suono dell’Orchestra nel ‘Finale’, il quale a sua volta deve essere rigorosamente in crescendo. Come si fa a far crescere il suono dell’orchestra (piena tra l’altro di violini) e conservare il violino solista in primo piano sino alla fine? Questo, secondo me, il problema.
I trucchi sono sempre gli stessi: 1) violino ed orchestra suonano due motivi separati (separazione tematica); 2) il violino è in controtempo rispetto all’orchestra (per così dire, suona nelle pause dell’orchestra e viceversa, separazione temporale); 3) il suono del violino è molto più in alto del resto dell’orchestra (in una zona del pentagramma interdetta all’orchestra, separazione in frequenza). Queste le possibilità, questi i trucchi, non molto.

Nel sublime Concerto per Violino ed Orchestra di Felix Mendelssohn (1809-1847) certamente uno dei più belli in assoluto e con cui apriamo oggi questa breve carrellata di finali di Concerti per Violino, Felix usa tutte queste dimensioni. E s’ispira a Beethoven (vedremo meglio poi cosa intendo). Stavolta ci aiutiamo con un filmato (il video dell'intero concerto è disponibile in Videoteca).





Seguiamolo insieme: il finale inizia con due motivi contrapposti, suonati rispettivamente dall’orchestra e dal violino: lo schema è chiaro, abbiamo i due motivi e con essi la separazione tematica: la possibilità di chiudere è preparata a dovere. La cavalcata finale inizia dopo una pausa (à la Beethoven, contatore sullo schermo a 1:19 dall'inizio del filmato). Anzi, dovrebbe essere l’inizio della carica finale, ma invece il violino vezzeggia per un breve passaggio con i fiati invece di dialogare e di contrapporsi a tutta l’orchestra (un sacrilegio, ma non è il violino la star assoluta, perché questo spazio a dei solisti nell’orchestra? L’idea, come vedremo, è ripresa da Beethoven). Il violino risponde altissimo, stavolta l’orchestra arriva per davvero e lui se ne vola in alto lì dove non arriva nessun altro: il problema, ora, è restarci [1:36]. Serie di sequenze in crescendo, ciascuno (violino ed orchestra) sul proprio tema [1:50]. L’effetto travolgente è creato da Mendelssohn ricorrendo a sequenze sempre più corte, nelle quali cioè solo una parte del motivo iniziale è sviluppata (la tecnica di Beethoven per eccellenza) mentre il violino si concede un paio di virtuosistiche piroette, come si addice ad una vera star [2:10]. Siamo arrivati alle ultimissime battute ed il suono dell’orchestra è ormai troppo pieno, la differenza di temi e di frequenze non basta più, Felix non intende certo sprecare lo slancio creato e a questo punto manda il violino in controtempo rispetto all’orchestra. Il prezzo da pagare? I due protagonisti si scambiano i ruoli [2:20]: ad un passo dal traguardo, il violino cede il comando all’orchestra, a lui tocca rispondere. Una star dimezzata? Ma no, c’è un ultimo fulminante guizzo tutto per lui nella sequenza finale. Chiudono insieme ma separati, col violino ben udibile ed in mostra sino all’ultimo: un capolavoro.


P.S. = Per i curiosi: il violino di Janine Jansen è uno Stradivari del 1727, messo a sua disposizione dalla Fondazione Elise Mathilde con l’intermediazione della Società Stradivari di Chicago. L’archetto è anch’esso antico e prezioso ma d’origine francese. Janine Jansen fu scoperta nel 2002 da Vladimir Ashkenazy, sotto la direzione del quale suonò magistralmente il concerto per violino ed orchestra di Tchaikovsky (tecnicamente difficilissimo), di cui noi parleremo venerdì. Il 30 ottobre prossimo sarà a Roma dove darà un Recital nell’Aula Magna dell’Università La Sapienza. Consiglio vivissimamente gli amici romani di andare ad ascoltarla, a mio giudizio è una delle violiniste più dotate in circolazione. In programma musiche di Bach, Mozart, Tabakova, Martinu.
A mercoledì, con Beethoven.

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Commenti
Inviato: 29/3/2008 12:27  Aggiornato: 29/3/2008 12:27
Fantastico, almeno per gli ignoranti come me. Sai mica che fine ha fatto quel grande violinista (punk) che aveva scandalizzato e rivoluzionato il mondo ingessato della musica classica?
(non so se appare il mio nome, per cui: Nefeli)