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briciole musicali : Beethoven, concerto per violino
di venises , Tue 23 October 2007 6:00
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I concerti per violino (seconda parte, Beethoven).

Per apprezzare la chiusura del Concerto per Violino ed Orchestra di Ludwig van Beethoven (1770-1827) dobbiamo innanzitutto guardare altrove, dobbiamo dapprima prestare attenzione all’apertura dell’ultimo movimento (che dura circa dieci minuti).



Beethoven sceglie un Rondò. (Il Rondò è una struttura musicale nella quale il motivo iniziale ritorna periodicamente). Un Rondò? Ma è pazzo? Come vedete, il violino apre il movimento con un motivo che poi è ripetuto identico dall’orchestra, non c’è contro-tema: la struttura meno indicata. E dove sta il secondo motivo, per il finale? Come diavolo li separerà, violino ed orchestra? Ludwig ha già rinunciato ad uno dei pochi trucchi disponibili (differenza di tema) per salvare la pelle al violino nel finale? Perché una simile scelta suicida?
Confusi come più non potremmo esserlo, passiamo ora ad ascoltare il finale.

Finale che è introdotto da un pezzo di bravura del violino solista che, da solo, annienta l’orchestra intera. Non ci sono dubbi su chi sia la vera star, qui. Quindi la vera cavalcata finale, la quale, come sempre con Ludwig, inizia da fermo, dopo una pausa nella quale tutto ciò che è stato costruito sino ad allora è distrutto. Siamo a -1:50 circa dalla fine.



Prima sorpresa: ci sono due motivi, creati spezzando il motivo del Rondò iniziale. Come ha fatto? Nel modo più splendido che si possa immaginare. È stato il violino, nel suo ‘a solo’, a scindere il motivo originario e a contrapporsi a se stesso, saltando sulle corde, un motivo grave contro uno acuto [1:00]; quindi ad abbandonare il motivo grave, recuperato dall’orchestra (come un vero principe che conceda le armi al proprio avversario) – un motivo minuscolo che l’orchestra ripete e ripete [1:10] trasformandolo in un’eco minacciosa (come se brandisse l’arma appena raccolta). E qual è questo motivo? Uno banalissimo, basato su due note, che saranno proprio quelle di chiusura dell’orchestra (come poi vedremo): ma allora scopriamo che persino il motivo del Rondò iniziale non poteva essere uno qualsiasi, perché la sua struttura doveva già contenere l’embrione della fine. Le prime due note del motivo iniziale del Rondò (suonate in sequenza da orchestra e violino) diventeranno le ultime due note del movimento (suonate all’unisono dai due protagonisti).

Seconda sorpresa: a 1:56 il violino duetta con i fiati, ai quali per un attimo viene concesso un ruolo solista (sacrilegio! Ma l’aveva già fatto prima nel corso del movimento). Il tema sembra perso, violino e flauti sembrano divagare, abbiamo smarrito la rotta? No, a Ludwig bastano pochissime battute (nessun altro generale è mai riuscito a schierare le proprie truppe più fulmineamente di Beethoven; la facilità con la quale Beethoven cambia sipario e punta istantaneamente al traguardo è un ‘unicum’ che sbalordisce ogni volta: sembra semplicissimo) e lo schema di chiusura è chiaro [2:12], serie di sequenze col violino al comando e l’orchestra che risponde: è passato un solo attimo ed il gran finale è già lanciato, lo schieramento è perfetto, tutto è predisposto in modo ideale, ci siamo, ora intravediamo come concluderà [2:25].

(Ed invece no, Ludwig non se lo concederà il finale atteso, non chiuderà così perché – anche se musicalmente perfetto – non c’è abbastanza fantasia per quel sentiero. Quindi ne prende un altro. Vuole il violino costantemente al comando, non intende concludere sullo slancio, vuole tagliare il traguardo da fermo. Non conta se così tutto diventa straordinariamente più difficile, è quello il suo sentiero).
Il violino va sempre più in alto, l’orchestra risponde, le sequenze salgono, l’energia si accumula, il nostro orecchio segue perfettamente, il cervello prefigura la conclusione, attendiamo l’ultimo accordo e…. che succede? Le sequenze smettono di salire [2:35], tornano giù e Beethoven frena tutti, dolcemente (vuole che lo slancio si esaurisca completamente) e – a una sola riga dalla fine – non c’è più musica, non c’è più slancio, più niente! Tutto lavoro sprecato, il violino in controtempo, i due motivi, l’energia accumulata, tutto gettato via, inutilizzabile, tutto distrutto.
Pausa, un solo istante di sospensione.
Poi il violino riparte, da fermo, da solo. Taglia il traguardo in crescendo, ritrova l’orchestra sulle ultime due note.
Una riga, una sola, per passare da zero all’infinito.

Avete ascoltato una registrazione del 1947, direttore: Wilhelm Furtwängler, al violino: Yehudi Menhuin.
A venerdì, con Tchaikovsky

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