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lo Stato del meridione : Facciamo i conti alla Mafia spa
di filippopiccione , Wed 10 December 2008 7:00
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Il decimo rapporto 'Sos Impresa', curato e pubblicato dalla Confesercenti, evidenziava già l’anno scorso “il crescente condizionamento delle organizzazioni criminali di stampo mafioso nel tessuto economico del Paese”. Era di 90 miliardi di euro il giro d’affari che muovevano le cosche criminali della Mafia, della ‘Ndrangheta e della Camorra, riunite sotto l’unica sigla di “Mafia spa”.

L’undicesimo rapporto, presentato poco più di un mese fa, mostra che la “Mafia spa” è una holding che si va via via allargando - un fatturato annuo complessivo di 130 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi, al netto degli investimenti e degli accantonamenti. Si tratta della più grande impresa del Paese.

Il peso crescente della cosiddetta mafia imprenditrice risulta anche dai dati che ci vengono forniti dal rapporto 'Sos Impresa' di quest’anno, intitolato “Le mani della criminalità sulle imprese”. Leggiamoli questi dati.

Prima voce di entrata, i traffici illeciti, con un saldo di 60,2 miliardi di euro, il traffico di droga con 59 miliardi di euro in attivo, il racket o il pizzo o meglio le tasse mafiose con 9 miliardi, l’usura 12,6, che risulta essere il settore maggiormente in crescita. Il fenomeno, pur non avendo abbandonato le aree di marginalità sociale, ha subito un processo di trasformazione e si è diffuso in aree interessate da processi di ristrutturazione economica e sociale in grado di coinvolgere oltre 180.000 rapporti. C’è il rischio che ciascuno si indebiti con più usurai, portando le posizioni debitorie ad oltre 500.000 di cui 50.000 sono con associazioni per delinquere di tipo mafioso finalizzate all’usura. Gli interessi sono ormai stabilizzati oltre il 10% mensile. Il tributo pagato dai commercianti si aggira intorno ai 15 miliardi di euro ogni anno.

Come ogni attività aziendale che si rispetti, quella delle mafie è dotata di un’organizzazione di eccellenza guidata da manager, dirigenti, addetti di vario livello e responsabilità, di consulenti. Dispone di un organico in pianta stabile, nel quale – come si legge nel rapporto – gli affiliati sono inseriti con mansioni ben precise, percependo uno stipendio: ‘la mesata’ che varia in base all’inquadramento, al livello di responsabilità ed alla floridità economica del clan di appartenenza. “Il capo cosca funge da Amministratore delegato e deve rendere conto periodicamente ai ‘soci’ dell’andamento economico e finanziario dell’azienda-clan, discute con essi le strategie aziendali, condivide le operazioni e gli investimenti più rilevanti, risolve le questioni interne dell’azienda che potrebbero minarne la compattezza e la solidità”.

La crisi economica rende ancora più pericolosa la mafia. Ogni giorno una massa enorme di denaro passa dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori a quelle dei mafiosi, qualcosa come 250 milioni di euro al giorno, 10 milioni l’ora. Ciò consente alla “Mafia spa” di essere un grande gruppo finanziario, dagli innumerevoli interessi economici ed imprenditoriali che detiene quote azionarie in molte altre società persino quotate i borsa. Ha l’agilità di operare sul territorio diversificando le attività e gli investimenti.

Si rileva infine, nel rapporto, il diffondersi, tra alcuni imprenditori, di una doppia morale, secondo cui ci si mostra ligi alle regole dello Stato e del mercato quando si opera al centro-nord e ci si adegua alle regole mafiose se si hanno interessi nel centro –sud.

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