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Gesù : Il Miracolo
di fulmini , Sat 15 November 2008 11:20
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(Questo è uno dei capitoli che compongono il Vangelo laico secondo Feliciano.)


LA MOLTIPLICAZIONE.



Risultato di tutto questo lavorio è un movimento di folle che desiderano conoscere direttamente Gesù, ascoltare la sua parola, comprovare direttamente le opere che i suoi amici diffondono entusiasti, farsi curare, toccarlo. Giungono famiglie e gruppi e carovane da diversi luoghi, e si attendano vicino all'accampamento dei compagni di Gesù, nei dintorni di una città situata fra la montagna e il mare.

Di fronte a questo assedio, la prima reazione di Gesù è quella di fuggire, di allontanarsi, e si nasconde nella città. Vagando di notte per le sue strade pensa intensamente.

La folla! Non mi piace la folla, una massa di persone anonime, che agisce istintivamente, senza pensiero critico, in balìa di chi grida più forte e di chi gesticola in maniera più teatrale, che viene trascinata dai demagoghi, un magma che si infiamma con qualsiasi parola d'ordine e si dissolve alla prima difficoltà, e che è capace delle azioni più atroci. Una agglomerazione dentro la quale i singoli perdono la loro identità e diventano uomo-massa. E questa folla ora è dietro di me, mi insegue come un divo, un mago, un salvatore.

E tuttavia, questa gente è venuta a trovarmi, ad ascoltarmi, sono disorientati, hanno bisogno di aiuto, conforto, direzione, e sperano di trovarlo in me, che sia io a indicargli la strada. D'altro lato, sono io che li ho attratti, i miei amici sono andati a trovarli nelle case, nelle piazze, parlandogli di quello che stiamo facendo, e sono venuti a conoscere la nostra esperienza. Non posso nascondermi, devo offrire anche a loro il messaggio di Dio. Ma come farlo? Come parlare a una massa nella quale non distinguo i volti, e nella quale sono ammucchiati bambini, giovani e vecchi, uomini e donne, infermi e sani, presuntuosi e umili, curiosi e interessati?

La parola. La parola pura e semplice, non gonfiata e modulata ad arte come fanno gli attori, ma detta nel modo in cui i veri poeti recitano i loro poemi, facendo che siano le parole stesse a esprimerne il significato e non l'inflessione della voce né lo spettacolo dei gesti.

Una parola che li porti a pensare, non all'azione immediata. Epperò, parole che lascino il segno nella coscienza, nella memoria, nel cuore. Parole che finite di dirsi non suscitino l'applauso delle mani né il tambureggiare dei piedi, ma che risuonino dentro e a lungo in ciascuno di loro, dopo, quando silenziosi tornino alle loro case e riprendano la loro vita. L'annuncio del Regno di Dio non va gridato come un manifesto politico ma pronunciato come un poema, un canto di parole.

Sì, ma dove? In una piazza? Salirò su un piedistallo e parlerò dall'alto in basso, davanti alla folla ammassata e brulicante? No, la città non favorisce l'attenzione, è un congegno per distrarre, per trafficare. Devo trovare un luogo naturale lontano dal transito abituale, sotto il cielo dei pastori e dei naviganti, dove si possa udire il silenzio. Sulla montagna, di fronte al mare.

Parlerò. Dirò quello che penso. Sì, e facendo pensare ognuno con la propria testa, la massa informe si scomporrà e diventerà un concerto di singole persone. Speriamo!

Ma che faranno allora? Torneranno alle proprie case con le sole mie parole nella memoria? Non basta. Bisogna fare avere loro una esperienza comunitaria forte, bisogna che questi singoli - sciolta la massa - ritengano in mente la possibilità di nuovi tipi di rapporti sociali, l'esperienza dell’organizzarsi comunitariamente per risolvere i problemi pratici della vita. Ci penserò domani a questo, sono stanco.


Il mattino seguente Gesù si ricongiunge ai suoi, e si mettono in cammino verso la montagna. La notizia si diffonde come il vento e in breve tempo il gruppo viene seguito da una grande folla. Un giorno di cammino per vie sempre più solitarie, finche giungono ai piedi della montagna. Salgono sulle sue pendici e Gesù finalmente si ferma quando trova uno scenario adatto per parlare alla moltitudine, alla base di un avvallamento che richiama la forma di un anfiteatro greco.

Con un ampio gesto del braccio indica a tutti che si sistemino a ventaglio intorno a lui, in alto, perché lo vedano e lo sentano bene. Quindi si siede e rivolge il suo sguardo a tutti.

Vede in una lenta e articolata panoramica la compagnia dei discepoli che gli si mettono attorno, Giuda e Simone che vanno a sedersi accanto a un gruppo compatto di partigiani, la moltitudine di famiglie e gruppi che prendono posto disponendosi ad ascoltare, fra i quali intravede diversi ammalati.

Il suo sguardo si sofferma su una famigliola vicina: il padre tiene sull'avambraccio un passerotto implume che pigola e spalanca il becco ancora tenero. Il bambinello si spaventa e si nasconde nel seno della madre.

Gesù sorride, e poi, richiamato da grida festose, volge lo sguardo verso un gruppetto di bambini che giocano alla guerra. Uno di questi bambini, ucciso dagli altri per gioco, è costretto a fingersi morto. Resta immobile, sdraiato a terra, ma socchiude gli occhi e osserva e ascolta Gesù, che comincia a parlare.

- Cosa siete venuti a vedere? Una grande luce, che da questa montagna illumini il mondo?

Voi siete la luce del mondo!

Ma se la vostra luce si spegne, chi potrà riaccenderla?

Pensavate di trovarvi un sale che dia sapore e vigore alla vostra vita?

Voi siete il sale della terra!

Ma se il sale diventa insipido, chi gli ridarà sapore?

Siete venuti a cercare un guaritore che vi liberi dalle vostre malattie?

Siete voi i guaritori di voi stessi!

Siete venuti ad assistere a miracoli?

Quello che ho fatto io, e quello che fanno i miei compagni, li potete fare voi stessi, e anche più grandi!

E badate bene, spesso né i miei amici né io stesso ci riusciamo, perché non sempre chi desidera il nostro aiuto partecipa all'azione. Se avete fede, grande anche solo quanto un seme di canapa, potete spostare questa montagna nel mare, se volete, se tutti volete intensamente e tutti partecipate attivamente.

Sconcertata, la gente tace.

Dal fondo si alza la voce di un Dottore della Legge:

- Che dici? In quale dei Libri Sacri hai trovato queste affermazioni!

- È scritto "Rispettate la Legge", ma io vi dico: se la vostra giustizia non supererà quella dei Dottori della Legge, non entrerete nel Regno dei Cieli.

- È scritto "Adempite tutti i comandamenti", ma io vi dò un comandamento nuovo: amatevi gli uni con gli altri, come io vi amo.

- È scritto "Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico", ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siete figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il sole sopra i cattivi e sopra i buoni, e fa scendere la pioggia sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Siate voi dunque perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste.

Detto questo, Gesù tace.

Dalla folla, un ragazzo:

- Ma, non si può essere perfetti in mezzo a questo mondo corrotto. L'unico modo sarebbe quello di andarsene, da solo, o con un piccolissimo gruppo, e dedicarsi esclusivamente a una pura vita religiosa, liberata da tutte le incombenze pratiche, svincolata dai rapporti sociali, dal bisogno di acquistare e di vendere, lontano da ogni tentazione di fama, onore e ricchezza. Se è questo che si deve fare, io sono disposto a farlo!
Gesù: - La perfezione non si raggiunge fuggendo dal mondo e riducendo la ricchezza della vita umana a una sequenza ossessiva di pratiche religiose.

La perfezione consiste nel fare ogni cosa impegnandosi con tutte le proprie capacità. Vuoi fare il fabbro, il falegname, il poeta? Ne senti il bisogno e hai le capacità per farlo? Allora, osserva, impara, prova, riprova, finche il tuo aratro, la tua barca, il tuo poema non raggiungano la forma perfetta, per arare in profondità e con precisione i campi, per solcare con velocità e leggerezza i mari, per commuovere ed elevare le anime. Insomma, diventa quello che sei in potenza, e sarai perfetto come il Padre nostro che è nei cieli.


*


Comincia a far sera. Tutti coloro che hanno ascoltato le parole di Gesù stanno in silenzio, sentendo ognuno dentro di sé l'eco delle nuove idee. Nessuno si muove, ciascuno è impegnato a capire fino in fondo. Poi nascono i primi dialoghi fra i vicini, che si scambiano domande e commenti. I più anziani cominciano a evidenziare sofferenza, sono stanchi, hanno fame. I bambini riprendono i loro giochi.

Gesù si è seduto in disparte e osserva lo svolgersi della situazione.

Un gruppetto dei compagni gli si avvicina.

Pietro: - Cosa dobbiamo fare di tutta questa gente?

Gesù: - Esaminiamo la situazione insieme. Sedetevi. Facciamo una rapida consulta.

Il gruppo forma un circolo ben visibile a tutti. La gente, che ha continuato a osservare Gesù, nota il dispiegamento del gruppo dei compagni e cerca di capire cosa fanno e sentire ciò che dicono.

Prende la parola Susanna:

- Questo luogo è solitario, ed è ormai tardi. Congediamoli perciò, dimodochè, andando per le campagne e i villaggi vicini, possano comprarsi da mangiare.

Gesù: - Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e molti hanno poco da mangiare. Se li rimando digiuni alle proprie case sveniranno per strada; e alcuni di loro vengono da lontano.

Interviene Matteo:

- Sono venuti per vederti e ascoltarti. Ti hanno visto, gli hai parlato, hanno sentito il tuo magnifico discorso; finita la musica passata la festa: è il momento di rimandarli alle loro case.

Gesù risponde:

- Sono venuti qui perché noi li abbiamo portati, siamo responsabili, non possiamo abbandonarli. Non è come quando la gente assiste a uno spettacolo, finito il quale ognuno a casa sua. Qui oggi stiamo condividendo con loro, come amici e fratelli, una esperienza di vita. Altro che congedarli, Susanna, altro che rimandarli, Matteo, dategli voi da mangiare!

Giacomo: - A tutti questi? Ma... - guardando gli altri - dovremmo spendere tutto quello che abbiamo per saziarli di solo pane!

Pietro: - Dobbiamo andar noi a comprare duecento denari di pane e dare loro da mangiare?

Filippo rincara la dose:

- Duecento denari di pane non bastano a che ognuno ne prenda un poco!

Gesù, a Filippo:

- La situazione è questa: è chiaro che non abbiamo denaro sufficiente; ma anche se lo avessimo, dove andremmo a comprare i pani per dare da mangiare a tutti? Eppure dobbiamo trovare una soluzione.

"Diceva così per metterlo alla prova; egli infatti sapeva bene quello che stava per fare."

(Vangelo secondo Giovanni)

I compagni si guardano e guardano intorno e guardano in alto, come sperando la manna dal cielo.

Gesù si alza. Tutti pendono dalle sue labbra. Domanda:

- Quanti pani e quanti pesci abbiamo per noi?

Giuda e Simone vanno a vedere, tornano e riferiscono:

- Sette pani e due pesci.

Bene, ci bastano. Portateli qui, al centro, perché tutti vedano quello che facciamo solitamente noi. Perciò, per prima cosa, aiutiamoli a organizzarsi tutti. Andate e componeteli in gruppi non troppo grandi, da cinquanta a cento, e fateli sedere in circolo come noi. Poi tornate da me.

Gli amici non capiscono cosa Gesù intenda fare ma, dopo qualche secondo di perplessità, eseguono il suo ordine, primo fra tutti Giuda seguito dal gruppo dei partigiani, che si mostrano i più attivi.

Gesù aspetta che gli amici tornino e prendano posto attorno a lui. Quindi si alza in piedi, si avvicina a Maria di Magdala, prende il cesto vuoto che lei ha presso di sé e lo pone in vista.

Gesù, a voce alta:

- Vediamo cosa abbiamo da mangiare. Mettete tutto nel cesto.

I compagni dispongono nel cesto ciò che hanno: sette forme di pane e due grandi pesci affumicati.

Gesù alza gli occhi al cielo e allargando le braccia pronuncia a grande voce, scandendo le parole:

- Padre nostro che sei nei cieli. Ti ringraziamo di questo pane e di questi pesci, e della nostra amicizia che ce li fa condividere in pace e in allegria.

Poi prende la cesta, la solleva mostrandola a tutti, e comincia a dividere i pani e i pesci fra tutti quelli che fanno parte del suo gruppo, dando a ognuno secondo i propri bisogni, di più ai giovani e alle donne incinte, e ai vecchi il pane più morbido.

Gesù, volgendosi infine a tutti gli altri gruppi:

- Fate come noi!

I gruppi di persone che hanno ascoltato e osservato quanto hanno fatto Gesù e i suoi compagni, incominciano a fare lo stesso: ciascuno tira fuori quello che teneva per sé e lo mette al centro del proprio gruppo, e quando si è raccolto tutto mangiano insieme con gioia.

Finito di mangiare Gesù prende ancora la parola e dice a tutti i gruppi:

- Raccogliete tutto quello che vi è rimasto, in modo che neppure una briciola vada perduta. Vi servirà nel viaggio di ritorno.

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Commenti
Inviato: 15/11/2008 18:28  Aggiornato: 15/11/2008 18:28
Quella che provo ogni volta che leggo qualcosa relativa alla vita di Gesù, compresa quella appena letta, è la sensazione che ci si muovo in spazi enormi, che so grandi come l'America, ed invece stiamo parlando di una rgione che si estende per poco più del Lazio.
Interessante la lettura che viene data del cosiddetto miracolo dei pani e dei pesci, visto che ha poca importanza la moltiplicazione del cibo quanto la condivisione di ciò che ciascuno ha.
Petilino
Inviato: 16/11/2008 11:10  Aggiornato: 16/11/2008 11:10
Questo è bellissimo!!!
Fort