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il legame : Raffaello: Trasfigurazione
di venises , Tue 11 November 2008 5:00
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quadro Trasfigurazione di Raffaello

La Trasfigurazione di Raffaello Sanzio (Urbino 1483-Roma 1520)
conservata alla Pinacoteca del Vaticano



“Si fa giudizio comune degli artefici che quest’opera tra tante, quant’egli ne fece, sia la più celebrata, la più bella e la più divina”.


"Gli misero alla morte al capo, ove lavorava, la tavola della Trasfigurazione che aveva finita per il cardinale de' Medici, la quale opera nel vedere il corpo morto e quella viva, faceva scoppiare l'anima di dolore a ognuno che quivi guardava".


"Ben poteva la pittura, quando questo nobile artefice morì, morire anche ella che quando egli gli occhi chiuse, ella quasi cieca rimase".

Vasari

Dell’ultima opera di Raffaello, si dice1 che:
• Raffaello non abbia ultimato il dipinto
• la parte superiore (luminosa) e quella inferiore (buia) siano irreconciliabili
• la parte superiore del dipinto sia di Raffaello mentre la parte inferiore sia stata dipinta dai suoi allievi2

Ora, questo modo di vedere non è solo falso: è imbecille, laddove nasconde proprio la grandezza di quest’opera. Concedendo retoricamente per un istante che la parte inferiore sia dovuta perlopiù agli allievi, cosa proverebbe che Raffaello non lasciò indicazioni? E quale ragione avrebbero avuto gli allievi di non seguire lo stile della scuola? Quest’interpretazione non è solo indimostrata ed insensata, è una frettolosa scorciatoia che – di fronte ad uno dei tratti salienti di quest’opera, il contrasto radicale (voluto!) fra le parti superiore ed inferiore del dipinto – fornisce una spiegazione che non spiega nulla. Ma, ahimè, non esiste scorciatoia che porti alla Verità. Avviciniamoci dunque per davvero a quest’opera.

Appena nominato nel 1515 vescovo di Narbonne, il cardinale Giulio de Medici commissiona due pale d’altare per la cattedrale della sua città, rispettivamente a Raffaello Sanzio e a Sebastiano del Piombo (allievo di Michelangelo). Non si tratta, in senso stretto, di una competizione, in quanto entrambi i dipinti sono chiaramente destinati ad essere esposti. Ma è una trappola, che scatta alla perfezione: si scatena una rivalità incontenibile fra i due. Pochi giorni dopo, è lo stesso Michelangelo ad essere al lavoro e a passare alcuni abbozzi a Sebastiano3. La gelosia e il terrore del confronto sono incontenibili in Sebastiano: “non voglio che veda il mio dipinto finché non avrà ultimato il suo”4.
Ma la vera ragione della mossa del cardinale (che fosse astuto lo dimostra il fatto che sarà eletto papa, col nome di Clemente VII, nel 15235) è il grandissimo Raffaello – e solo lui. Al culmine della sua fama, celebrato e voluto da tutti, ormai questi sembra non aver più cura d’ultimare le commissioni ricevute: troppe attendono d’essere completate6. Il Cardinale ha visto giusto: questa, Raffaello la completerà: e sarà il suo capolavoro.

Sebastiano finisce il proprio dipinto nel maggio 1519, quando Raffaello non ha ancora nemmeno iniziato.
Ma non è quella la fine: finirà che Raffaello annienterà Sebastiano.

quadro Resurrezione di Lazzaro di Sebastiano del Piombo

La Resurrezione di Lazzaro di Sebastiano del Piombo (1485-1547)

quadro Spasimo di Sicilia di Raffaello”> <br /><font size=

Raffaello Sanzio: Spasimo di Sicilia (ca 1516)



Non annienterà solo Sebastiano, ma se stesso con quello.
Fisicamente, morendo non appena “terminato” il dipinto, il 6 aprile, giorno della sua nascita.
Artisticamente - è la fine della pittura alla Raffaello, questa diventa la sua trasfigurazione artistica, il suo testamento. E la sua grandezza sta proprio nell’aver indicato la strada del suo stesso superamento.

Sei giorni dopo la morte di Raffaello, il 12 aprile 1520, i due dipinti sono esposti pubblicamente uno accanto all’altro. Sebastiano tira un respiro di sollievo, scrive a Michelangelo: “non ne ho provato vergogna”. Ma Sebastiano semplicemente non capisce. Il Cardinale de Medici invece sì: spedisce il quadro di Sebastiano a Narbonne e tiene il Raffaello per sé7.


E ora osserviamola, finalmente, quest’opera8.
Prima stranezza: Raffaello rappresenta non la trasfigurazione ma due episodi differenti narrati consecutivamente nel vangelo di Matteo (XVII, 1-13, 14-20), ma che interpreta liberamente: in alto la trasfigurazione del Cristo (fra Mosé e Elìa) sul Monte Tabor, in basso gli apostoli che cercano invano di curare l’indemoniato, che solo il Cristo trasfigurato libererà dal demonio. Seconda stranezza: l’episodio principale, la Trasfigurazione, è lontano sullo sfondo, mentre è l’episodio secondario ad essere in primo piano. Sono i gesti dei personaggi in primo piano (che evocano e supplicano il Cristo) a rendere la figura del Cristo partecipe della scena in primo piano.
Essendo una pala d’altare, il dipinto si sviluppa verticalmente. Esso possiede due orizzonti prospettici, non uno. La parte alta dovrebbe essere guardata dalla distanza, la parte bassa da vicino. Nella costruzione prospettica Raffaello tenne conto del movimento d’avvicinamento dei fedeli all’altare. Così come la parte superiore è incentrata intorno alla figura del Cristo, quella inferiore ruota intorno alla donna in ginocchio, che rappresenta la Fede e che risplende della luce del Cristo9.

Non è la prima volta che Raffaello dipinge due episodi nello stesso dipinto. Ma qui siamo di fronte ad altro: il contrasto fra le due scene è estremo. La parte superiore è luminosa, statica (la rappresentazione della divinità non poteva essere altro che statica), ariosa; quella inferiore è cupa, dinamica, affollata. La parte superiore (otticamente lontana) è eseguita con uno stile quasi impressionistico mentre la parte bassa (e quindi vicina) è ricca di dettagli. Eppure vari dettagli, disseminati in entrambe le zone del dipinto, non sono ultimati: la zolla di terra in primo piano in basso a destra, la pelle del ragazzo indemoniato, il piede destro di Elìa, la mano che spunta da dietro il gruppo col ragazzo indemoniato, molti dettagli del padre dell’indemoniato e via elencando.
L’analisi ai raggi X ha mostrato che Raffaello ha rielaborato forsennatamente la parte inferiore del dipinto, alla ricerca del modo di conferire dinamismo alla scena. E questa ricerca l’ha portato a scoprire l’uso dell’illuminazione (e segnatamente il violento chiaro-scuro della scena in primo piano) come nuova tecnica per conferire espressione ai personaggi.

La Trasfigurazione di Raffaello è il testamento spirituale di un artista nel pieno della maturità creativa e aperto alle influenze del suo tempo, il manifesto d’idee nuove destinate ad avere un’immensa influenza dopo la sua morte10. Fra i molteplici lasciti di quest’opera, il più grande è nel trattamento della luce.
È in questo capolavoro che affonda le proprie radici la grandezza del Caravaggio.







NOTE
1 Tesi sostenuta, fra gli altri, dai due eminenti studiosi: Müntz (Raffaello. La vita, l’opera, il suo tempo, Paris, 1900) e Clement: un abbaglio

2 il modello di enciclopedia “collaborativa” Wikipedia (impensabile prima dell’avvento d’internet) accende e divide gli animi: i suoi detrattori ne criticano l’inattendibilità. Proviamo per un istante a calare il dibattito nel concreto.
Ecco cosa dicono di questo quadro:
• il Dizionario Enciclopedico Italiano Treccani: “famosissima tela di Raffaello, terminata da Giulio Romano”
• l’Encyclopedia Britannica: “Raphael’s last masterpiece is The Transfiguration, an enormous altarpiece that was unfinished at his death and completed by his assistant Giulio Romano”
Wikipedia.en: “It was left unfinished by Raphael, and is believed to have been completed by his pupil, Giulio Romano, shortly after Raphael's death in 1520.”
Wikipedia.fr: “Il n‘eut pas le temps d‘achever le tableau. C‘est donc son atelier (probablement Giulio Romano) qui s‘en chargea.”
Wikipedia.it: “È l'ultima opera eseguita dall’artista, completata il giorno antecedente alla sua morte”.
Vorremo a questo punto sottolineare, più prudentemente, che gli slogan sono solo scorciatoie di ragionamenti – ma che, ahimè, non esiste scorciatoia che porti alla Verità.
Infatti, ad evitare che tiriate conclusioni affrettate: la versione italiana di Wikipedia dichiara che nella prima cappella a destra della Chiesa di San Pietro in Montorio ci sarebbe una Trasfigurazione di Sebastiano del Piombo: noi non l’abbiamo proprio trovata (sarebbe più facile trovarla se Sebastiano ne avesse dipinta una). Passate voi di là (e godetevi una delle vedute più romantiche sulla capitale) e fateci sapere.
Torniamo a Raffaello.

3 Fra Michelangelo e Sebastiano si creò un’amicizia ferrea quanto inspiegabile. Michelangelo aiutò Sebastiano in tutto e per tutto. Finché un giorno Sebastiano…….…. e Michelangelo non gli rivolse mai più la parola, liquidandolo con una sferzante sentenza: “è roba per donne”. Chi è curioso di sapere come finì l’amicizia fra Michelangelo e Sebastiano Luciani legga il saggio di Strinati su Sebastiano del Piombo in Biblioteca (se non siete ancora iscritti, iscrivetevi, cosa aspettate?).

4 Non vengono risparmiati i colpi bassi. Sellaio (amico di Sebastiano): “Raffaello sta rivoltando il mondo per impedire a Sebastiano d’ultimare il suo dipinto”(noi ne dubitiamo fortissimamente - vedi oltre, per la reazione di Raffaello - crediamo si tratti d’una calunnia). Sebastiano cerca di screditare il rivale in tutti i modi: arriva persino a chiedere al Sellaio di convincere il cardinale che quel “Principe della Sinagoga” di Raffaello lo sta derubando. Badate: tutte le notizie storiche su questa competizione provengono dal “partito” di Sebastiano. Non c’è traccia della reazione di Raffaello: nulla. Quindi dobbiamo cercare di comprenderla partendo dalla sua opera. Ed infatti (ipotizziamo noi) Raffaello reagisce in modo totalmente diverso da Sebastiano. Qui non si fronteggiano più semplicemente due grandi artisti, questa “competizione” diventa lo scontro di due atteggiamenti radicalmente diversi verso la vita e circa il modo d’intendere l’arte. Raffaello ingaggia una lotta artistica contro se stesso, cerca di superare l’altro superando se stesso. Ad illustrazione di quanto sosteniamo: originariamente il dipinto consisteva della sola scena della Trasfigurazione, poi spinta addirittura in secondo piano. La scena in primo piano è stata rielaborata infinite volte.
Dal canto suo, Sebastiano, che era al corrente dell’innovazione che Raffaello aveva già apportato alla forma della pala d’alare col suo Spasimo di Sicilia, ne copia lo sviluppo diagonale per la sua Resurrezione. Ma resterà un passo indietro: non immagina che Raffaello sta continuando ad avanzare nella sua elaborazione formale.

5 eletto papa tre anni dopo la morte di Raffaello, si farà fare il ritratto da….. Sebastiano del Piombo (oggi al Kunsthistorisches Museum di Vienna).

6 Per esempio, il Trionfo di Bacco, commissionato dal Duca di Ferrara. Ovviamente, questa è la versione miope. Raffaello impiega ormai un tempo formidabile a dipingere e non riesce a completare le proprie opere perché è in una fase di transizione artistica e sta cercando la propria strada. È un ripensamento così profondo da paralizzarlo quasi.

7 Ne fa fare una copia, destinata ad andare a Narbonne (ma finirà alla Chiesa di Santo Spirito degl’Incurabili a Napoli, ora è al Prado). Poi un’altra (che però finisce alla Galleria Barberini e poi va dispersa); poi un’altra (Chiesa della Trasfigurazione, quartiere Monteverde, Roma); poi un’altra (Montecassino); poi un’altra (Villa Albani, Roma); poi un’altra (Palazzo dei Senatori, in Campidoglio, Roma); poi un’altra (casa di Raffaello ad Urbino); poi un’altra (Palazzo Spinola, Genova). Solo Napoleone riuscirà a portare la tavola a Parigi (il trasporto da Roma a Parigi durerà un anno). Sarà Antonio Canova a riportarla a Roma, dove troverà l’attuale collocazione alla Pinacoteca Vaticana. E sono proprio queste copie fatte dagli allievi la migliore dimostrazione che il dipinto originale è interamente ed intenzionalmente di Raffaello.

8 Citiamo convinti l’eccellente libro di Fabrizio Mancinelli (curatore per l’arte medievale e moderna dei Musei Vaticani, del quale sposiamo interamente le tesi), A Masterpiece Close-up: The Transfiguration by Raphael, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana e stampato da Drukkerij van Soest B. V., Olanda (ISBN 8820900149). Contiene delle notevolissime riproduzioni fotografiche a grandezza naturale di molti dettagli.
Eccovi una buona analisi del dipinto di Sabrina Falzone (che condividiamo in larga parte):
Per quanto concerne l’analisi iconografica dell’opera, a prima vista essa appare suddivisa in una duplice sezione, equivalente alla rappresentazione sovrapposta di due episodi evangelici distinti, riuniti all’interno di un unico quadro, in quanto legati dal punto di vista tematico. Non a caso, entrambi illustrano il racconto tratto dal Vangelo di Matteo. In particolare, l’emisfero superiore della pala mostra con un ampio accento luminoso la Trasfigurazione di Cristo, quindi il mutamento di Gesù circondato da un intenso alone di luce in una sorta di “sospensione” divina, suggerita dalla raffigurazione di una nube biancastra. Con la mano alzata, Cristo si eleva sul monte Tabor dinanzi ai discepoli Pietro, Giacomo e Giovanni; ai suoi fianchi immancabile la presenza dei profeti Mosé ed Elia. Come recitano i Vangeli di Matteo e Marco, una voce da una nube, simbolo di Dio, disse di ascoltare Cristo perché era suo Figlio. I discepoli caddero, dunque, a terra impauriti, infatti nel dipinto sono prostrati a terra.
Differentemente, la sezione inferiore della pala d’altare celebra la liberazione di un ragazzo indemoniato: una volta sceso dal monte, il racconto evangelico narra che Cristo abbia guarito un fanciullo epilettico posseduto dal demonio. Raffaello, in questo caso, ha preferito rappresentare in modo dialettico l’episodio, raffigurando a sinistra gli Apostoli e a destra la famiglia dell’indemoniato che sembrano fronteggiarsi apertamente. Eloquente è l’intreccio dei gesti e degli sguardi, che creano un effetto dinamico e vivace all’intera opera, proponendo una varietà di stati d’animo in climax. In un momento precedente, i Vangeli di Matteo e Marco accennano al fallimento degli apostoli nel tentativo di guarire il giovane; infatti, solo dopo la Trasfigurazione di Cristo il fanciullo sarà guarito completamente. C’è da aggiungere, inoltre, che l’indemoniato è l’unico in grado di vedere la Trasfigurazione con l’occhio della mente. Giacomo è creduto erroneamente il salvatore dalla folla, per cui protende il braccio sinistro verso Cristo, ad indicare il vero salvatore. Dal canto suo, l’apostolo seduto in primo piano con le Sacre Scritture invita a riflettere su chi sia veramente il salvatore.
La seguente iconografia risulta particolarmente inconsueta per via dell’accostamento di due differenti episodi del Vangelo, un simile affiancamento non ha precedenti nella storia dell’arte italiana.
Alcuni critici vi hanno letto un messaggio politico antiluterano, nel senso di una lotta tra cattolicesimo (si vedano gli apostoli a sinistra, detentori della giusta fede, che indicano verso Cristo) e luteranesimo, simboleggiato dall’indemoniato e dai suoi familiari.
Interessante è la figura femminile di spalle, che inizialmente doveva essere la madre dell’indemoniato, ma successivamente Raffaello cambiò idea, come si evince da un pentimento dell’artista, che preferì sostituirla con la Maddalena, sorella di Lazzaro, in considerazione del fatto che le sue reliquie erano conservate nella cattedrale di Narbonne.
Anche il registro stilistico presenta una bipolarità, contestualmente alla bipartizione tematica dell’opera. Se la sezione superiore si attesta in un clima calmo e ovattato, dove regna sovrana la simmetria e la luminosità, definita da una luce bianca e centrale, al contrario, il registro inferiore assume un carattere concitato che evidenzia una enfatica gestualità, in un’atmosfera sostanzialmente scura. La scena della liberazione dell’indemoniato è, dunque, dominata da un naturalismo tragico accentuato da un’illuminazione proveniente da sinistra, la quale genera forti contrasti luministici con il risultato di esaltare il movimento dei personaggi, còlti in una grande varietà di stati d’animo.
Tra i caratteri stilistici del capolavoro raffaellesco in esame, figurano tonalità fredde ed effetti di cangiantismo, supportati dall’impianto verticale della tavola, dipinta ad olio.
Tra le molteplici divergenze della critica d’arte, si affermano due linee di pensiero. C’è chi ritiene, come il Vasari, che gli allievi non abbiano messo mano dopo la morte del maestro, mentre altri studiosi ritengono, invece, che piccole parti siano state eseguite dagli allievi Giulio Romano e Giovan Francesco Penni. Una cosa è certa: la Trasfigurazione fu dipinta in competizione con Sebastiano del Piombo. Per di più, è individuabile l’influenza di Leonardo da Vinci, con un riferimento particolare all’Ultima Cena per l’effetto generale e all’Adorazione dei Magi per lo studio fisionomico del ragazzo indemoniato, per il colloquio degli sguardi ed il linguaggio gestuale.
Tra l’altro, non si può dimenticare che il dipinto ha subìto una lunga e complessa elaborazione, a testimoniarlo numerosi disegni preparatori. A tal proposito è stato rinvenuto un disegno di bottega di Raffaello raffigurante solo la Trasfigurazione; si suppone pertanto che l’episodio dell’indemoniato sia stato inserito in un secondo momento.


9 Vasari la definisce la figura principale del dipinto, Rubens ne farà la protagonista della sua Trasfigurazione di Nancy (1604)

10 si cita sempre (beata semplicità!) l’influenza che questo dipinto ha avuto sul Manierismo e sui Carracci.




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Commenti
Inviato: 11/11/2008 8:25  Aggiornato: 11/11/2008 8:25
Autore: venises

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Inviato: 11/11/2008 9:38  Aggiornato: 11/11/2008 9:38
Autore: bovary

La trasfigurazione di Raffaello è uno dei dipinti che prediligo in assoluto... Come già nelle stanze vaticane mi attira la capacità di Raffaello di enfatizzare qualsiasi tipo di luce, donando proprio alla luce l'enorme potenza evocativa del quadro... La luce calda del fuoco delle torce, quella argentata della luna (v. stanze vaticane) e infine la potente luce divina... Soltanto Tiziano con l'Assunta, a mio modesto avviso, è riuscito a superarlo rendendo in maniera superba l'infinita potenza DELLA LUCE DIVINA. Forse perchè Tiziano è il maestro del colore.
Inviato: 11/11/2008 11:22  Aggiornato: 11/11/2008 11:22
Autore: fulmini

Diavolo di un uomo - o donna che tu sia, Venises! Avevo eliminato dal canestro dei miei quadri preferiti la Trasfigurazione di Raffaello e tu mi fai rendere conto del triste errore. Quanto tempo ho passato invano, senza averlo davanti agli occhi e dentro la memoria! E' vero che vi avevo intravisto la Deposizione del Caravaggio in basso e Angelus Novus di Klee in alto, ma... Si può sapere come ti è venuto in mente di svelare e diffondere la realtà e la verità di questo dittico commovente?
Inviato: 11/11/2008 11:55  Aggiornato: 11/11/2008 11:55
la bellezza non dovrebbe essere cercata per soddisfare la vanità del(dei) ricercatori di essa.solo per il piacere di ammirarla e rimirarla.
niente insegnarono agli uomini gli dei(dee)d'olimpo...
Poco, forse, sarebbe l'uomo senza competizione.
sicuramente, però, più bello.
baci e grazie, venises,
bok.
Inviato: 11/11/2008 14:05  Aggiornato: 11/11/2008 14:05
Autore: gertdelpozzo

Che dire? Interessantissimo pezzo, come al solito del resto.
Sbalorditiva la dinamica estrema rappresentata nel quadro (media statico per definizione?) mediante l'interazione tra le sue parti e la relazione che chi guarda instaura con il dipinto stesso (per spiegarmi: dovevano conoscere molto bene le due storie e la loro collocazione temporalmente asincrona nel vangelo i fruitori dell'epoca per apprezzare la vertigine di significato intesa da Raffaello e "capire" compiendo, nella loro mente, il superamento - posso dire di epoca? - conseguente; chapeau! Ancora: mi chiedo quanti - esclusi le persone di chiesa - sarebbero oggi in grado di "capire", leggendo all'impronta il quadro, una cosa del genere?).

Pongo, infine, ancora una domanda, estratta tra le tante questioni che non capisco sollevate da questo ricchissimo post: qual'è l'implicita domanda celata dal raffronto dei due quadri di SdP e del Nostro piazzata a bella posta a metà dell'articolo, apparentemente senza riferimenti diretti?
Mi sa che questo diavolo d'un venises ci nasconde/rimanda (ancora) a qualcosa altro.
Inviato: 11/11/2008 18:21  Aggiornato: 11/11/2008 18:21
Io passo sempre in questo splendido blog, non commento perchè vengo per imparare. Lascio però i miei più cari saluti, Giulia
Inviato: 11/11/2008 19:07  Aggiornato: 11/11/2008 22:36
Autore: venises

@ bok
Bellissima l'immagine dell'uomo senza competizione

@gert
La ragione dell'accostamento dei due quadri è nell'ultimo capoverso della nota 4
Sebastiano è stato un innovatore del genere della pala d'altare.
Ma Raffaello lo aveva già sopravanzato (1516) col suo Spasimo di Sicilia.
Sebastiano ne copia la ricetta per non essere preso in contropiede in questa competizione, ma l'approccio cauto alle battaglie porta alla sconfitta certa.
E così è: Raffaello sta architettando una struttura verticale, con 2 scene, entrambe simmetriche, le cui due figure centrali sono collegate dalla luce. Entrambe le figure hanno a destra e sinistra altri personaggi - puramente simmetrica quella superiore (simbolo di perfezione) costruita intorno a due gruppi che si affrontano quella inferiore (quindi piena di tensione). Dipinte (quella superiore e quella inferiore) con due tecniche contrastanti (pennellate sottili che lasciano trasparire il colore in un caso e chiaro-scuro violento nell'altro).
Il collegamento fra le due scene è temporale e geometrico (le mani dell'apostolo e dell'indemoniato costruiscono un triangolo che va al difuori della scena inferiore e che ha Cristo nel suo vertice).

Ma devo confessare che il mio speciale motivo per amare questo quadro è perché contiene la dimensione del tempo - introdotta dall'osservatore stesso (!) Questo dipinto è pensato per essere osservato avvicinandosi all'altare, dall'alto verso il basso. Giunti ai piedi, seguendo tutte le figure che puntano al Redentore, lo sguardo si sarebbe nuovamente sollevato verso la figura del Cristo. Questa è esattamente la sequenza del racconto biblico (Redenzione, racconto indemoniato senza guarigione, poi l'indemoniato che "vede" il Cristo risorto e guarisce).


@Giulia
Grazie per essere passata di qui.
Inviato: 11/11/2008 23:02  Aggiornato: 1/3/2009 16:47
Autore: venises

Coloro che hanno letto il saggio di Strinati in Biblioteca e che si sono fatti l'idea che la rottura fra Michelangelo e Sebastiano sia dovuta al caratteraccio e alla superbia di Michelangelo, si ricredano. È un contrasto serio.

Quando Bramante, invidioso dell'influenza di Michelangelo, cercò di sabotarne la reputazione convincendo il papa ad affidargli l'incarico di dipingere l'enorme volta della Cappella Sistina a fresco (Michelangelo non aveva esperienza alcuna nella pittura a fresco e Bramante contava che questo mettesse fine alla carriera artistica del rivale) Michelangelo neanche per un istante pensa di sottrarsi alla sfida.


Per comprendere cosa Michelangelo pensasse della pittura a fresco, ascoltate il Vasari (Vite de' più eccellenti architetti, pittori, et sculturi italiani, Firenze 1550).

Del dipingere in muro, come si fa; e perché si chiama lavorar in fresco
"Di tutti gl'altri modi che i pittori faccino, il dipingere in muro è il più maestrevole e bello, perché consiste nel fare in un giorno solo quello che nelli altri modi si può in molti ritoccare sopra il lavorato. Questo si lavora su la calce che sia fresca, né si lascia mai sino a che sia finito quanto per quel giorno vogliamo lavorare. Perché allungando punto il dipingerla, fa la calce una certa crosterella, pe'l caldo, pe'l freddo, pe'l vento e pe' ghiacci, che muffa e macchia tutto il lavoro. E per questo vuole essere continovamente bagnato il muro che si dipinge, et i colori che vi si adoperano tutti di terre e non di miniere et il bianco di trevertino cotto. Vuole ancora una mano destra, resoluta e veloce, ma sopra tutto un giudizio saldo et intero, perché i colori, mentre che il muro è molle, mostrano una cosa in un modo, che poi secco non è più quello. E però bisogna che in questi lavori a fresco giochi molto più al pittore il giudizio che il disegno, e che egli abbia per guida sua una pratica più che grandissima, essendo sommamente difficile il condurlo a perfezzione. Molti de' nostri artefici vagliono assai negli altri lavori, ciò è a olio o a tempera, et in questo poi non riescono, per essere egli veramente il più virile, più securo, più resoluto e durabile di tutti gl'altri modi, e quello che nello stare fatto di continuo acquista di bellezza e di unione più degl'altri infinitamente."
Inviato: 7/12/2008 20:25  Aggiornato: 8/12/2008 13:24
Autore: venises

Ora che abbiamo osservato con attenzione la Trasfigurazione, vorrei invitarvi ad osservare questi due dipinti, collegati alla giovinezza di Raffaello.

1) La Trasfigurazione ad opera del suo maestro, il Perugino (1445ca-1523), eseguita per il Collegio dei Priori, Palazzo del Cambio, Perugia.

2) uno dei primissimi dipinti di Raffaello giovane (1502, lavorava ancora nella bottega di Pietro Vannucci a Perugia), il Coronamento della Vergine (Pinacoteca Vaticana). Il disegno è invece conservato a Lille.

Tornare ora ad osservare la Trasfigurazione ci dà la misura del cammino di una vita.


P. S. = A proposito di Raffaello giovane, eccovene il ritratto da bambino, eseguito dal padre, Giovanni Santi nella Santa Famiglia della Chiesa di San Domenico a Cagli (è raffigurato nell'angioletto sulla sinistra).
Inviato: 7/3/2009 17:28  Aggiornato: 7/3/2009 23:06
Autore: venises

Nella nota 2 di questo nostro breve testo abbiamo fatto alcune osservazioni sul fenomeno Wikipedia.

Sul tema della Biblioteca Universale e Google Books, consiglio vivamente la lettura (in inglese) dell'ottimo saggio di Robert Darnton apparso su The New York Review of Books e ripubblicato (in francese) da Le Monde Diplomatique e da noi inserito in Biblioteca (vi consigliamo di consultare quest'ultima versione, corredata di commenti critici e replica dell'autore) .

A proposito di Wikipedia (della quale peraltro il saggio di Darnton non si occupa) segnaliamo questo passaggio:
"Apart from Wikipedia, Google already controls the means of access to information online for most Americans, whether they want to find out about people, goods, places, or almost anything. In addition to the original "Big Google," we have Google Earth, Google Maps, Google Images, Google Labs, Google Finance, Google Arts, Google Food, Google Sports, Google Health, Google Checkout, Google Alerts, and many more Google enterprises on the way. Now Google Book Search promises to create the largest library and the largest book business that have ever existed".
Inviato: 9/3/2009 22:27  Aggiornato: 9/3/2009 23:37
Autore: venises

Caro Venises,
ci racconti meglio come è finita fra Sebastiano Luciani e Michelangelo Buonarroti? (Siamo curiosi !)
Certo - ma dobbiamo parlare del Giudizio Universale.

La preparazione del grande muro che ospiterà il Giudizio inizia il 16 Aprile 1535. Sebastiano dal Pozzo insiste che Michelangelo lo realizzi ad olio. Michelangelo non intende discuterne: sarà un fresco. Sebastiano tanto briga che arriva a convincere il papa, il quale ordina che il muro sia preparato per l'olio.
E così avviene: ed è Sebastiano stesso che se ne occupa.
Michelangelo non fiata, non favella, non aggiunge una parola che sia una.
Non tocca il muro. Passano un mese, due mesi, tre mesi, quattro mesi. Michelangelo non entra nella Cappella. Il Santo Padre alfine si spazientisce e ingiunge a Michelangelo di procedere alla realizzazione del lavoro (interamente spesato dalla Santa Sede). Michelangelo chiarisce che lo dipingerà solo a fresco (vero fresco, precisa), la pittura ad olio essendo roba per femmine e per pigri.
Non c'è verso di fargli cambiare idea.
Finisce che il muro viene rifatto completamente e preparato per il fresco.
Attenzione: la preparazione non è identica a quella della volta - sottile strato finale d'intonachino su questa, 4 mm d'intonaco su 7 mm d'arriccio nel caso del muro dell'altare.
Michelangelo ordina che la superficie del muro sia inclinata verso l'osservatore in basso: la parte superiore del muro sporge infatti di 24 cm (mezzo braccio) rispetto alla base del muro stesso. Vasari equivoca e ritiene che ciò sia stato fatto per evitare che la polvere si posi sul dipinto. Evidentemente invece Michelangelo ha in mente considerazioni di ottica.
Il dipinto verrà realizzato in 449 'giornate' e viene mostrato al pubblico il 31 Ottobre 1541.



P. S. = Michelangelo userà anche l'olio nel dipinto: per i demoni (in basso a destra).
Non parliamo poi dei santi !
Inviato: 10/3/2009 6:51  Aggiornato: 10/3/2009 6:52
Autore: fulmini

@ Venises

Trovo molto interessante quanto riporti sull'artista Michelangelo e la sua assoluta determinazione e attenzione nei confronti dell'opera e dei suoi spettatori.

Mi hai fatto venire in mente, a conferma, questa osservazione profetica di un grande storico dell'arte, formulata prima della pulitura della Cappella Sistina:

"Non si può provare ma credo che i colori della Cappella Sistina fossero piuttosto accesi. La Cappella era illuminata solo da poche finestre in alto e dalle candele e gli affreschi dovevano essere ben visibili. Ecco il perché dei colori accesi." Ernst H. Gombrich
Inviato: 22/3/2009 23:16  Aggiornato: 22/3/2009 23:16
Autore: venises

Ecco come la racconta il Vasari:

«avendosi a dipigner la faccia della cappella del Papa, dove oggi è il Giudizio di esso Buonarroto, fu fra loro alquanto di sdegno, avendo persuaso fra' Sebastiano al Papa che la facesse fare a Michelagnolo a olio là dove esso non voleva farla se non a fresco. Non dicendo dunque Michelagnolo né sì, né no et acconciandosi la faccia a modo di fra' Sebastiano, si stette così Michelagnolo, senza metter mano all'opera, alcuni mesi; ma essendo pur sollecitato, egli finalmente disse che non voleva farla se non a fresco, e che il colorire a olio era arte da donna e da persone agiate et infingarde, come fra' Bastiano; e così gettata a terra l'incrostatura fatta con ordine del frate, e fatto arricciare ogni cosa in modo da poter lavorare a fresco, Michelagnolo mise mano all'opera, non si scordando però l'ingiuria che gli pareva avere ricevuta da fra' Sebastiano, col quale tenne odio quasi fin alla morte di lui»
Inviato: 23/3/2009 12:04  Aggiornato: 23/3/2009 12:04
Autore: fulmini

Ma perché Michelangelo voleva dipingere a fresco e non a olio la Cappella Sistina? Semplice ostinazione? Complessa superbia? No. Semplice umiltà. Complessa mutabilità.

Michelangelo aveva "molto marginale" esperienza della pittura a fresco, la quale per conto suo "imponeva una sapienza tecnica straordinaria". Insomma: voleva imparare meglio ciò che sapeva poco ed eccellere in ciò che era difficile. E così dipinse a fresco una superficie di 1.200 metri quadrati con la testa rivolta verso l'alto, in maniera "tanto veloce nell'ideazione che non riusciva a stare dietro a se stesso". (citazioni tratte da Antonio Forcellino, Michelangelo, Laterza 2005)
Inviato: 11/4/2009 10:19  Aggiornato: 11/4/2009 10:28
Autore: venises

Ancora sul "fenomeno" Wikipedia, segnaliamo un interessante contributo apparso recentemente su Le Monde Diplomatique (per coloro che leggono il francese, désolé pour les autres).

Particolarmente interessanti, a nostro modo di vedere, le considerazioni nell'ultimo capoverso sulle potenzialità 'politiche' del fenomeno collaborativo reso possibile dalla tecnologia wiki.
Inviato: 11/4/2009 11:54  Aggiornato: 11/4/2009 11:55
Autore: fulmini

Grazie della segnalazione, Venises.

@ coloro che leggono bene il francese e sono curiosi

Questo articolo (che io capisco insufficientemente, a causa della mia scarsa conoscenza della lingua francese) inizia così: "Internet è stato inventato da studenti e giovani ingegneri in informatica influenzati dalla contro-cultura, e perciò refrattari alle forme tradizionali di autorità e di gerarchia." e finisce così: "La agilità delle condizioni d'accesso e il largo margine di autonomia che è loro offerto, motivano la diretta implicazione, l'impegno, la forte partecipazione, dei partecipanti nel progetto cooperativo in linea che è Wikipedia. In questo senso Wikipedia è sintomatico dell'emergenza di un tipo di organizzazione originale, incrocio e mescolanza di caratteristiche burocratiche, tribali, collettiviste. Questi modelli sono trasferibili, si possono diffondere nel mondo non digitale? O rimarranno il giardino segreto di una minoranza 'branchée'?"

Una traduzione anche parziale di un tale articolo sul sito-rivista sarebbe utile. Qualcuno dei coautori o dei lettori è in condizione di farlo, grazie. Se ci aggiunge un suo primo commento, stragrazie.
Inviato: 18/10/2009 9:55  Aggiornato: 18/10/2009 9:55
Autore: venises

Per coloro che sono interessati dal dibattito sulla 'digitalizzazione della cultura', consigliamo la lettura di questi interventi:

- Biagini, Le Monde Diplomatique, settembre 2009

- Risposta a Biagini

- Distruzione e formazione dell'attenzione

- Al Gore, Assalto alla Ragione
Inviato: 10/8/2011 18:31  Aggiornato: 10/8/2011 18:31
Oggetto: L’indice dei Raffaello

Spett.le “Fulmini e Saette”,

sono un appassionato di Storia, Filosofia e Arte Rinascimentale ed in particolare sono attratto dalla figura e dalle opere di Raffaello Sanzio.

Visitando il vostro link:

[http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=1206]

ho pensato di chiedere il vostro parere riguardo un aspetto particolare dell’affresco della Scuola di Atene.

Per tradizione sappiamo che ci sono due criteri nel guardare l’affresco della Scuola di Atene.

Il primo di ordine estetico-artistico: la perfezione pittorica, la maestosità, l’armonia e l’equilibrio della struttura.

Il secondo di ordine intellettuale-filosofico: messaggi espliciti o impliciti espressi da dette forme. Platone (con l’indice levato verso l’alto - mondo delle idee) e Aristotele (con il braccio teso verso il basso - mondo dell’esperienza dei sensi) per cui l’uomo sarebbe sintesi di spiritualità e materialità.

Tuttavia, in un romanzo di taglio storico pubblicato di recente si trova il terzo modo di guardare l’affresco. A mio parere si tratta di una trovata intelligente, interessante e molto originale. Non solo nell’affresco in questione vengono rilevate occulte geometrie, ma viene data un’interpretazione tutta speciale della figura di Platone con l’indice alzato e di quella di Aristotele con il braccio teso in avanti.

Tant’è che il titolo del succitato romanzo è proprio “L’indice di Raffaello”. [Scritto da Ralph Colemann, edito da Herald Editore, Roma, 2011. (www.heraldeditore.it).

Non solo si tratta di una storia molto avvincente come diverse altre dello stesso genere letterario, ma nasconde anche fra le righe rivelazioni incredibili e inquietanti.

In attesa di una Vs. gentile risposta,
Cordiali Saluti,
prof. Alberto Nigi.
Inviato: 12/8/2011 15:10  Aggiornato: 13/4/2013 23:08
Autore: venises

Caro Prof. Nigi, 
La ringraziamo dell'interessantissimo commento che, prima ancora che porre una questione, è - di diritto - un post in se stesso. 
Non siamo dei veri esperti di Raffaello (piuttosto degli appassionati ammiratori: gran parte del materiale del nostro post è tratto dal citato ottimo libro del Mancinelli), non conosciamo il libro di Colemann (grazie della segnalazione anche a nome degli altri lettori del nostro sito) e pertanto non siamo in condizione di rispondere al Suo quesito. 

Nel caso sia ugualmente appassionato di Caravaggio, Le consigliamo i tanti post da noi pubblicati sul nostro, a partire da questo, nel quale tentiamo una lettura originale. 

Nel ringraziarLa nuovamente cogliamo l'opportunità per sottolineare che un commento pertinente ed appassionato è la migliore ricompensa alla fatica di concepire e scrivere un post. Ben vengano dunque integrazioni e sviluppi quale quello che Lei oggi ci propone. 
Inviato: 6/12/2012 12:31  Aggiornato: 6/12/2012 12:31
Autore: venises

Un Angelo mancato
Inviato: 6/12/2012 13:32  Aggiornato: 6/12/2012 13:32
Autore: fulmini

Venises, non capisco una dabliu del link 'Un Angelo mancato'. Fammi capire qualcosa, una gota, un'ombra, una 'nticchia. Io per ora ci vedo soltanto, nel disegno, un ritratto di Michelangelo giovane - Michelangelo giovane come soggetto, intendo.
Inviato: 8/12/2012 10:45  Aggiornato: 8/12/2012 10:45
Autore: venises

A Pasquale:
Ecco la stessa notizia data dal Corriere della Sera e da La Repubblica.
Si ritiene che il disegno a carboncino fosse uno schizzo preparatorio della testa di un apostolo per l'opera La Trasfigurazione. È datato 1519, ovvero appartiene a quei lunghissimi mesi durante i quali l'opera era in gestazione nella mente di Raffaello - mentre Luciani aveva ormai completato la propria.
Inviato: 8/12/2012 14:53  Aggiornato: 8/12/2012 14:53
Autore: fulmini

Grazie, Venises!

Ecco un ritratto di Michelangelo come soggetto, e un autoritratto di Michelangelo. A qualcosa del genere mi riferivo, immaginando la fonte dell'Angelo raffaellesco.
Inviato: 23/3/2013 22:58  Aggiornato: 24/3/2013 9:57
Autore: venises

Niente, meglio di un’opera che s’ispira ad un capolavoro, illumina sulle ragioni di quello.

Girolamo Sermoneta: Trasfigurazione


Girolamo Siciolante da Sermoneta (1521 – c. 1580): Trasfigurazione, dipinta mezzo secolo dopo la morte di Raffaello.
La trovate nella Cappella del Crocifisso nella chiesa di Santa Maria in Aracoeli a Roma.

Inviato: 5/4/2014 16:28  Aggiornato: 5/4/2014 22:29
Buongiorno,
innanzitutto faccio i complimenti all'autore dell'articolo, che ho apprezzato sotto molti aspetti. Mi appassiona la storia delle copie della Trasfigurazione realizzate su richiesta di Giulio de Medici e chiedo all'autore se può fornirmi le indicazioni bibliografiche dalle quali ha tratto le informazioni riportate in merito alle otto copie. Spero gli sia ancora possibile pur a distanza di quasi 6 anni dalla pubblicazione dell'articolo: in caso contrario, sarei grato di qualunque informazione,anche lacunosa, che mi permetta di fare un po' di ricerche. Grazie mille,
Filippo
Inviato: 6/4/2014 7:01  Aggiornato: 6/4/2014 7:01
Autore: venises

Grazie a lei, gentile lettore-attento-Filippo.
Può trovare le informazioni che cerca nell'ottimo libro citato alla nota 8, un libro di grande qualità e di fattura meravigliosa.
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"Citiamo convinti l’eccellente libro di Fabrizio Mancinelli (curatore per l’arte medievale e moderna dei Musei Vaticani, del quale sposiamo interamente le tesi), A Masterpiece Close-up: The Transfiguration by Raphael, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana e stampato da Drukkerij van Soest B. V., Olanda (ISBN 8820900149).
Contiene delle notevolissime riproduzioni fotografiche a grandezza naturale di molti dettagli."
Inviato: 7/5/2016 15:50  Aggiornato: 9/5/2016 5:18
Che ci fanno, e chi sono, i due Giovani in alto a sinistra, dipinti in atto di attenta Presenza, da veri testimoni svegli e oranti della Trasfigurazione di Gesù,davanti a Mosè ed Elia, mentre dalla Nuvola si ode la voce del Padre, che invita ad ascoltare il Figliolo, mentre i tre apostoli non sanno che dire e che fare di sensato davanti a fatti, al di fuori della loro portata?
Che Raffaello sia soprattutto Maestro di Bellezza e di Sapienza è indiscusso. Nella sua Trasfigurazione si rifà liberamente, ma con Autorità, al capitolo 9 del vangelo di Marco di cui riporta, a mio avviso tre episodi distinti:
1.la trasfigurazione propriamente detta,
2.la guarigione di un fanciullo epilettico e
3.i "misteriosi" versetti 38-40 di Marco 9 nei quali si parla di un' sequela in atto, svincolata dall'autorità dei 12 che ancora non hanno compreso cosa significa amare Dio e servire in umiltà l'Umanità, come ultimi, col cuore di bambini, si veda Marco 9,33-37.
Inviato: 9/5/2016 7:33  Aggiornato: 9/5/2016 7:33
Autore: venises

Commento altamente interessante.
Grazie