Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Genio - Ispirazione - il legame - Rubriche : Fulmini e Saette
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il legame : Genio - Ispirazione
di venises , Mon 1 December 2008 8:00
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Genio

Caravaggio-Deposizione dalla Croce

Michelangelo Merisi detto
Caravaggio (1571-1610):
Deposizione dalla Croce (1602-1604),
olio su tela 300x203 cm, Pinacoteca del Vaticano

Ispirazione

Rubens-Deposizione dalla Croce


Pieter Paul Rubens (1577-1640):
Deposizione nel Sepolcro (1611-1612),
olio su tavola, 88x66 cm, National Gallery, Ottawa.



Confronta Rembrandt e Caravaggio

Osserva l' interpretazione di Théodore Géricault

{ continua }


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Commenti
Inviato: 1/12/2008 11:11  Aggiornato: 1/12/2008 11:11
più che ispirazione, copia.
Inviato: 1/12/2008 12:52  Aggiornato: 1/12/2008 12:52
Autore: fulmini

Grazie, Venises. Questa associazione mi ha commosso (letteralmente).

Il dipinto di Caravaggio non è tra i suoi maggiori (Decollazione del Battista, Crocifissione di Pietro, Vocazione di Matteo e pochi altri), almeno per me. Quella donna sulla destra, con quelle mani alzate...

Bene. Rubens, anche lui, sente che qualcosa non va. Certo, lo ammira, questo dipinto, tanto da 'copiarlo'. Ammirazione, dunque. E nello stesso tempo lo critica, questo dipinto, tanto da provare a 'migliorarlo'. Collaborazione, dunque.

Ecco cosa mi ha commosso: ammirazione e collaborazione insieme - cosa rara.
Inviato: 1/12/2008 14:33  Aggiornato: 1/12/2008 14:33
e la madonna blu a transennare in croce...o, come per gli antichi costruttori di barche, a far da riferimento strutturale.
baci,bok.
Inviato: 1/12/2008 22:37  Aggiornato: 1/12/2008 22:46
Genio e ispirazione in entrambi i dipinti!
Condivido la acuta e profonda riflessione di Fulmini.
Vedo e mi conmuovono piú le differenze che le sommiglianze.
Grazie Venises per questo dono straziante.
Da osservare: a) i titoli dei dipinti; b) le dimensioni dei dipinti, c) muore Caravaggio il 1610; Rubens inizia il dipinto nel 1611.
Tremeró commosso nella tomba se qualcuno prendesse qualche mia opera e la riscrivesse cosí migliorata e cosí ridotta.
Luis Razeto
Inviato: 2/12/2008 0:22  Aggiornato: 2/12/2008 0:41
Splendido e commovente, venises!
Non mi azzardo a dire di più perchè mi considero un'incompetente ai massimi livelli. Ma questo non mi impedisce di pascolare, con gran godimento, in questo sito così ricco di stimoli e di cose interessantissime da vedere, da leggere, da ascoltare, da imparare...

Habanera
Inviato: 2/12/2008 0:26  Aggiornato: 2/12/2008 0:41
Autore: AlfaZita

Rubens copia Caravaggio.
Troppo comodo, troppo semplice e troppo facile!
Sono parole dal film Sedotta e Abbandonata del ’62 che ora uso per chi pensa che la “ Deposizione nel Sepolcro" (1611-1612) di Rubens sia solo una “copia” dal Caravaggio .
Pieter Paul Rubens pagato dal Duca dei Gonzaga gira l'Italia per copiare dei capolavori. Si sofferma a studiare l’opera geniale di Caravaggio e a partire da quella inventa la sua.
Venises ce li piazza davanti accostandoli e non posso sfuggire all'emozione, mi chiedo: quando scatta l’ispirazione che fa sfuggire Rubens dall’opera che copia, gli fa curvare i personaggi, li fa uscire dall’inquadratura forzando lo spazio e fa trasbordare dalla cornice la scena? (ci sarebbe dell’altro ma lascio ai critici di professione il compasso ed il tintometro).
Forse lui durante il suo lungo soggiorno in Italia, ha vissuto il fecondo periodo dei tragediografi greci del 500 a.C, i quali, attingendo le loro storie da un pugno di miti consolidati, si liberavano dalla costrizione tematica, inventando in modo sublime la parola, il gesto e la melopea.
Inviato: 2/12/2008 0:36  Aggiornato: 2/12/2008 1:46
Autore: venises

Mai avremmo immaginato di scompaginare così profondamente le pagine del nostro dizionario-sito.
Fulmini, Luis e AlfaZita ritengono che Rubens migliori Caravaggio; noi leggiamo le differenze (sulle quali sembra che tutti c'interroghiamo) in modo leggermente diverso - a favore di Caravaggio (anche se siamo i soli, pare) e sospettiamo che Rubens faccia qui a Caravaggio ciò che Manet fa a Tiziano.

Innanzitutto, due dati di fatto:
1) Rubens ammirò profondamente il dipinto di Caravaggio e intese farne una copia;
2) Rubens dipinse la sua copia ad Anversa, senza più avere il dipinto di Caravaggio sotto gli occhi.

E, secondo noi, dipinge ciò che aveva visto nel dipinto di Caravaggio e tralascia ciò a cui non riuscì a dare senso, ciò che non "vide". L'intenzione era quella di realizzare una copia fedele, le "correzioni" potrebbero corrispondere ad aspetti "rimossi" (perché dimenticati o considerati inessenziali o sbagliati - in questo concordo con i miei amici che la si potrebbe ritenere una copia critica).

E vediamole, le differenze:
• lo spazio in basso è ridotto, il corpo del Cristo è ben sorretto - da un personaggio che è spostato a sinistra, lasciando vuoto lo spazio alla destra del dipinto. L'effetto di scivolamento del corpo del Cristo dentro il sepolcro è rimosso.
• La donna sulla destra con le braccia alzate è rimossa: la linea curva in Caravaggio che - attraverso la rappresentazione di stadi diversi del dolore - termina nel volto del Cristo è rimossa.
• Il simbolo della croce evocato dal gesto della Madonna è rimosso. Con esso l'idea che le tre donne esprimano non soltanto tre modi diversi del duolo ma tre fasi successive del cordoglio (la madonna potrebbe benissimo aver avuto le mani alzate come la prima donna solo un attimo prima).
• La sensazione del movimento e del tempo è rimossa da Rubens.

Tutto questo si può riassumere ed è espresso dalla differenza delle differenze fra i due dipinti, ovvero nella rimozione - da parte di Rubens - del protagonista assoluto del quadro del Caravaggio: le mani.
Fatevi guidare dalla luce: Caravaggio illumina esclusivamente il corpo del Cristo e le mani (delle donne). Sono le mani che esprimono la disperazione, sono loro che urlano di dolore, sono loro che portano il movimento ed il tempo in quest'opera.
Non in Rubens: le donne non hanno più mani, mentre le hanno gli uomini: ma sono mani che servono solo a sorreggere - cioè non servono più a nulla (mentre in Caravaggio non riescono a sorreggere il Cristo e non si distinguono quasi dal corpo del Cristo).

A nostro avviso, Rubens la dipinse una sua Deposizione: è questa.

N. B. = questo dipinto fu concepito ed eseguito da Rubens ad Anversa (è conservato alla Vrouwekathedraal) immediatamente dopo (1612-1614) la sua copia di Caravaggio ed ha dimensioni gigantesche: 421 x 311 cm.
Chi pensa che quest'opera non sia stata profondamente influenzata dall'incontro con la Deposizione del Caravaggio e con le omissioni della copia del 1612, guardi come Rubens rappresentava la Deposizione prima di quell'incontro (Rubens : Deposizione dalla Croce, Galleria Borghese, Roma, 1602).
Inviato: 2/12/2008 11:24  Aggiornato: 2/12/2008 11:24
Autore: fulmini

@ Venises, grazie ancora. Il tuo commento è straordinariamente illuminante.

Attenzione però: io ho scritto solo che Rubens ha "provato" a migliorarlo, non che lo abbia effettivamente migliorato.

Quanto alla "teoria di mani" che descrivi in questo dipinto di Caravaggio sono perfettamente d'accordo. Dove sta allora la debolezza del dipinto? In quella mano destra alzata - in asse sul capo di Maria - dal personaggio femminile sulla destra del dipinto. E' patetica e melodrammatica, teatrale al quadrato, insomma è una nota stonata che rompe l'inquietante connubio di reale-surreale, naturale-artificiale, stradale-teatrale che fa di Caravaggio un immenso fotografo-pittore.
Inviato: 2/12/2008 14:08  Aggiornato: 3/12/2008 9:00
Autore: AlfaZita

Molto convincente Venises, l’interpretazione delle rimozioni affonda bene nell’animo del nordico. Penso però, che nel viaggio italiano, Rubens ha studiato con amorevole puntiglio il quadro della Deposizione di Cristo. Con carta e matita e colori alla mano ha riportato Caravaggio per non dimenticare. Successivamente a partire dal titolo e sul proprio tavolo da lavoro, ha apportato le modifiche. Ha iniziato a lavorare sul tema della deposizione nel sepolcro. Ha spinto i corpi “oltre”, ha disposto i vivi che seppelliscono il morto, vicini in un’estremità del quadro, sommati insieme nel dolore, creando nell’atto di abbassarsi e nel far calare il corpo nel buio del sepolcro, una tensione struggente .
Mentre in Caravaggio le mani dei vivi esprimono il disperato desiderio
di toccare il corpo per comprenderlo, esplorano l’aria per riavere un'altra volta la vicinanza dell’amato, si spalancano con l’impotenza di chi riceve con dolore il corpo morto.
Nel nuovo quadro di Rubens le mani toccano per l’ultima volta il corpo che verrà inghiottito dal sepolcro e l’orrore della morte si esprime nell’indietreggiare sbigottito delle donne. Le mani non esprimono più, l’impotenza umana davanti alla morte è monca.
Penso Venises, quanto meraviglioso sia tutto questo. Per me che non sono credente, convincermi dell’inferno di Dante, della Deposizione dalla Croce di Caravaggio, della Deposizione nel Sepolcro di Rubens.
Inviato: 2/12/2008 20:54  Aggiornato: 3/12/2008 0:17
D'accordo, di fronte alle opere di questi due geni, entrambi ispirati, non azzarderó giá a dire quale sia l'opera migliore. Non posso peró essere d'accordo con Venises quando scrive che l'intenzione di Rubens "era quella di realizzare una copia fedele". Rubens non riuscí a fare una copia fedele? E ció, perché non vide, o dimenticó, o consideró inessenziali e sbagliati" gli aspetti notevoli che Venises mette in mostra nel suo commento? Ma, ¡parliamo di Rubens! Una copia fedele puó essere fatta da tanti, non ci vuole il genio né l'ispirazione.
Poi, vediamo le differenze... Venises ne fa un acuto elenco di ció che vede nel Caravaggio e non trova nel Rubens. AlfaZita ci fa osservare acutamente ció che vede nel Rubens e manca nel Caravaggio.
Ecco, riprendo ció che ho scritto nel primo commento: lasciamoci commuovere dalle differenze, viste da entrambi i lati: dell'uno nei confronti dell'altro, e di questo nei confronti del primo...
Luis Razeto
Inviato: 3/12/2008 1:51  Aggiornato: 24/10/2009 10:09
Autore: venises

Finora abbiamo parlato di Rubens - ben venga il vedere ciascuno cose diverse, finiamo, collettivamente, col vedere di più, e forse meglio - vorrei ora dire qualcosa su Caravaggio. Non posso dimostrare nulla di ciò che dirò, che quindi resta solo un'ipotesi, un'allusione.

Caravaggio rappresenta la deposizione.
1) Decide che si tratti di rappresentare una transizione, dalla croce al sepolcro.
2) Decide di non rappresentare i due estremi di questo percorso; la croce, fuori campo in alto a destra; il sepolcro, fuori campo in basso a sinistra. Il dipinto rappresenterà esclusivamente la transizione stessa, il punto di partenza e d'approdo essendo inessenziali, la rappresentazione del movimento, della transizione, essendo essenziale.
3) Decide che il modello ideale al quale ispirarsi sia il passaggio dalla vita alla morte realizzato da Michelangelo col corpo del Cristo. Quindi il suo dipinto sarà vincolato dalla rappresentazione del corpo del Cristo esattamente nella stessa identica* posizione: una copia.
4) Attenzione: quel corpo è nella posizione sbagliata per rappresentare il movimento (in Michelangelo la transizione è tutta nell'abbandono delle membra realizzato nel marmo: qui il marmo non c'è). Caravaggio ha bisogno del movimento: quel corpo non l'aiuta, al contrario. E quindi non è il corpo del Cristo a rappresentare il movimento, ma i corpi o meglio le mani, le mani delle donne.
5) Il quadro diventa niente altro che corpi, un'unico corpo, unito nel dolore, con le figure (le donne, specialmente) che assumono le posture che il corpo di Cristo ha progressivamente assunto nel passaggio dalla croce al sepolcro. Una sequenza d'immagini stroboscopiche, si direbbe. Le donne hanno solo mani e visi, solo Cristo ha un corpo.
6) I corpi si succedono lungo la diagonale che unisce la croce col sepolcro (da destra in alto a sinistra in basso). La donna sulla destra con le mani al cielo (che al tempo stesso è anche Cristo appena separato dalla croce) è essenziale, non si può rimuovere - o tutto crolla.




* Stavolta Caravaggio copia fedelmente Michelangelo senza rivoltare il modello, come invece fu costretto a fare nella Vocazione di Matteo per una ragione imperativa (ne parleremo a breve).
Inviato: 3/12/2008 3:32  Aggiornato: 3/12/2008 3:32
in rubens, i personaggi fanno.
in merisi, mostrano.
baci, bok.
Inviato: 3/12/2008 8:03  Aggiornato: 3/12/2008 8:03
Autore: guidoaragona

In questo caso preferisco la copia di Rubens che l'originale di Caravaggio, ma ci vorrebbero pagine per spiegare perchè (anche a me stesso).
In una parola si potrebbe dire che Rubens ha interpretato l'episodio puntando su una ordinata concentrazione di ogni elemento della composizione.

Quello che però vorrei discutere è il titolo.
Il fatto che quella di Rubens sia una copia, non toglie nulla al fatto artistico.
In questo senso, trovo comunque improprio parlare di "ispirazione", in quanto bisognerebbe riservare questo termine non a quanto scaturisce dalla visione di un oggetto, ma a quanto subentra "dall'alto", per così dire. In questo senso è probabile viceversa che Caravaggio, nell'individuare una iconografia inedita, sia stato invece "ispirato", almeno in parte.
Rubens coglie e mantiene alcuni aspetti, per lui essenziali di quella "ispirazione", ed altri ridisegna nell'intento di valorizzarli.
In un modo che trovo molto convincente. Come se Caravaggio fosse stato, in qualche modo distratto dalla sua "ispirazione" iniziale, che Rubens in questo caso porta a compimento, con intelligenza.
La copia di Rubens è dunque più originale dell'originale di Caravaggio
Inviato: 3/12/2008 16:11  Aggiornato: 3/12/2008 16:19
Se fossi a Roma sarei andato a rivedere il Caravaggio, e cercato una buona riproduzione del Rubens (che immagino ci sia). Siccome mi separa una Cordigliera e il grande oceano, vado nella mia biblioteca e trovo il primo dipinto, in un bellissimo libro sul Caravaggio che mi ha regalato Pasquale Misuraca (con la dedica "A luis, un libro che ci riguarda. Pasquale, settembre 1997") e mi soffermo a vedere la Deposizione, che viene riportata prima intera e poi nei vari particolari. Non incontro invece nei vari libri che ho su Rubens la sua Deposizione. Mi accontento dunque di Internet.
Nel mio primo commento al regalo che ci ha fatto Venises ho usato la parola "straziante" (traduzione letterale che faccio della parola spagnola "desgarrador", che esprime la emozione, il dolore immenso che viviamo di fronte alla morte di un fratello, di un figlio).
E di fronte a questi dipinti, penso che differenze essenziali siano espressione dei modi diversi che un italiano e un nordico possano sperimentare il medessimo straziante dolore. O forse si puó fare un'altra ipotesi che intraleggo nel commento di AlfaZita, e cioé, che l'uno esprime il dolore acuto che sentono gli amici di Gesù nella sua deposizione dalla croce, e l'altro il dolore profondo che vivono al momento della sepoltura.
Mi soffermo sulla donna con le mani alzate e penso che, anche se sembri un pó troppo, una tale espressione teatrale non sarebbe estranea in una donna romana o napoletana in un contesto di sepoltura del figlio di un vicino di casa. Questo sí, Rubens puó non averlo capito.
Luis Razeto
Inviato: 3/12/2008 17:14  Aggiornato: 3/12/2008 17:14
Autore: fulmini

E così siamo qui a continuare questa commovente catena di atti variamente geniali e ispirati. Sì, perché anche noi facciamo (a modo nostro, nei nostri limiti, ma questo è forse inutile sottolinearlo) dicevo anche noi facciamo ciò che hanno fatto prima Caravaggio e poi Rubens.

Partiamo da un'opera che c'è e la interpretiamo, senza strumentalizzarla, certo, senza ridurla ai nostri bisogni, piuttosto tentando di sentirla, comprenderla, capirla nella sua realtà effettuale e nella sua possibilità di futuro - nella produzione di altre opere.

Rivedendo ancora questo dipinto di Caravaggio (che certo Luis ed io vedremo presto dal vivo, come astanti: posizione ideale per ogni dipinto del Caravaggio), meglio di quanto sapessi fare prima, grazie a questa serie notevole di commenti incrociati, mi venivano in mente mille cose. Ne rivelo due: il 'modello' di Nicodemo a me pare Michelangelo (e se il Gesù è ispirato al Gesù della Pietà michelangiolesca giovanile - come rivela Venises, e il volto del Gesù del Caravaggio è un autoritratto del Caravaggio...), la mano di Maria sembra mossa: deve essersi mossa, Maria, a trattenere-proteggere il cristallo-capo di Gesù, mentre Caravaggio fissava questa istantanea del mondo intorno e del proprio cuore.
Inviato: 3/12/2008 17:45  Aggiornato: 3/12/2008 17:45
Bene. Ben detto e ben fatto. Uno dei rebus barocchi. Certo, come dice Guido, Rubens era un'ammiratore di Caravaggio - fu lui, ambasciatore della cultura e Roma per l'imperatore di Francia a far si' che la morte della Vergine fosse acquistata e ancora rimanga in mano dei francesi. E pero', la diversa cultura di nascita e un certo individualismo segnano la differenza tra le due opere. Di copie dei quadri di Caravaggio ce ne sono innumereveoli perche', sebbene famoso, il suo nome era anche infamante (non riesco a tradurre la famosa battuta dal film "I tre amigos" in cui si fa confusione tra "famous e "infamous".) L'eliminazione, per esempio, della donna con le braccia alzate e' una genialata di Rubens, una di quelle cose che capitano quando un grande commenta un grande. In alto a destra Caraggio aveva bisogno di una struttura che, come un palo, rappresentasse l'inizio della curva verso Cristo. Il problema era che non gli era venuto niente di meglio in mente che una figura simile a una lamentatrice, per di piu' copiata da Raffaello. E le mani, le mani di cui parli, mi hanno a volte fatto sospettare dell'autenticita' del quadro: Caravaggio, "il maniaco delle mani" come mai ha dipinto dei palmi e delle dita cosi' "fessi", cioe' sordi, incolori antivolumetrici, piatti. La figura va dunque rimossa, anche perche' il suo grido di dolore non ha eguali in Caravaggio. Tuttavia Rubens non sostituisce la figura con nient'alltro. Track, via: rimozione chirurgica.
Il vuoto che allontana la pietra (e il suo angolo, cosa che al tempo fece scandalo, e' una degli elementi piu' ingegnosi, se non geniali tout court, e segna la differenza tra la Controriforma italiana e l'ormai quasi maturo barocco d'oltralpe. Quella lastra e' la pietra filosofale, e' il simbolo di un paganesimo che fa di Cristo un corpo umano, morto e pesante poco prima che con malagrazia (e grazie, e' pesante!) venga messo nella tomba. E a lasciarlo andare e' San Giovannino, un ragazzo maldestro e troppo preso dal magico volto del Cristo. La tomba stessa e' un vano scuro e vuoto, altro elemento provocatorio, perche' non si mette un vuoto all'altezza dello sguardo. L'angolo della pietra, insieme a quello dell'uomo anziano sulla destra (Filippo Neri, il sui quadro avrebbe dovuto essere essere esposto perennemente nella "Chiesa Nuova", cioe' la chiesa oratoriana appena costruita dopo la benedizione a un Filippo che, di malavoglia, accettava un titolo che lo allontanava dalla sua vicinanza con il popolo. Uomo di scandalo e dalla troppa venerazione, era stato sottoposto a uno scrutinio feroce della Sacra Rota che infine opto' per la solita, efficace, manovra di fucilata al silenziatore contro i quasi eretici che raccoglievano consensi. Cosi' il riottoso Filippo Neri, di cui Caravaggio era seguace, entro' nella nuova chiesa attraverso una parata di uomini e donne che con pentole e cucchiai componevano un laico ritmo che non aveva nulla da invidiare agli Stomp e ne e' rimasto intrappolato voltando lo sguardo corrucciato e triste voltato verso lo spettatore, come chiedendo aiuto al compiere un'azione tanto difficile quanto, per lui, penosa. Credimi, non voglio fare sfoggio di bieca erudizione, cercavo di spiegare come mai la figura sulla destra sembrasse piu' un ritratto che una trasfigurazione sacra: e' Filippo Neri che sgomita contro al fardello impostogli dalla Santa Madre Chiesa. Al punto che, il suo gomito spinge il diaframma che c'e' tra opera e pubblico piu' ancora dell'angolo pagano del sepolcro. In Rubens tutto cio' si perde, non aveva bisogno di tali riferimenti all'attualita', ma forse di una struttura, un pungolo che uscisse come un tromp l'oeil dal quadro, si', ne aveva bisogno.
In ultimo, manca la pianta. La pianta in basso, presso il vuoto del sepolcro, dipinta con la solita attenzione botanica del Caravaggio che ha aiutato a distinguere le copie dagli originali.
Insomma, Caravaggio ha fatto dei piccoli errori (che pero' congiuranno a farne un quadro riuscito) ma cio' mostra quanto sia pericoloso mettersi tra la tavolozza e il pennello di un genio.
Indovina chi?
Inviato: 3/12/2008 18:43  Aggiornato: 3/12/2008 18:43
Autore: fulmini

@ Indovina chi?

Gran rebus, questo. La soluzione che propongo è la seguente. Stefania è andata a trovare Nefeli, e ridendo e facendo hanno scritto un pezzo a quattro mani.
Inviato: 4/12/2008 8:01  Aggiornato: 4/12/2008 8:01
Autore: fulmini

Nefeli. 'Indovina chi?', l'autrice del commento caleidoscopico precedente era Nefeli.

Vabbene, Nicodemo è impersonato da Filippo Neri. Dunque Filippo Neri seppellisce Caravaggio (sei d'accordo che il volto di Gesù è un autoritratto del Caravaggio?)... e senti un po', tu che sai tutto e tutto vedi nei dintorni del Merisi, la modella pensosa non è la stessa di Giuditta e Oloferne? Non è la Lena, Lena Maddalena (perchè non è la Lena?),allora chi è?
Inviato: 4/12/2008 10:20  Aggiornato: 4/12/2008 10:20
Autore: guidoaragona

Il dotto commento di Nefeli (l'avevo immaginato, per quei balzi intellettuali felini con cui esce all'improvviso dalla assenza .. da notare che il papà - questo è un classico - tende ad una leggera sottovalutazione, avendole affiancato Stefania per immaginarla capace)
... dicevo, dotto commento di Nefeli mi conferma di essere nella strada giusta.
Ecco quindi: l'ispirato è Caravaggio ... ma dis-tratto nella ispirazione da fatti contingenti: le questioni di Filippo Neri, elementi tutto sommato non necessari o incongrui, appunto dis-traenti, quali la donna con le braccia al cielo.
Il genio è Rubens: il quale, intellettualmente, penetra nella ispirazione di Caravaggio, e lascia solo quella, omettendo il resto ... il ritratto di Filippo che si volta verso il pubblico (e non il carico sulle gambe e sui piedi, ulteriormente caricato, la goffa postura col gomito puntato - ma senza la gobba) ... ecc.
Inviato: 4/12/2008 11:43  Aggiornato: 4/12/2008 11:43
Autore: fulmini

@ Guido Aragona

No, amico mio, non sottovaluto Nefeli - anche se questo mi costa essere un papà anticlassico. Nefeli, fra le sue immense qualità intellettuali, possiede ed esercita la professione di montatrice, ed io la considero brava bravissima al punto di aver fatto montare a lei "Videodiario di un Re prigioniero" (Festival di Rotterdam 2005), che presto vedrai-sentirai sul nostro sito-rivista.

Su Caravaggio poi la ritengo la maggiore sua conoscitrice, avendo letto - anni fa - "Rara si è scissa chiarità da naturale tenebra", la sua Tesi di Dottorato a Yale, che un giorno, o una notte, sarà pubblicato, col favore degli dei, in Italia. Trattasi di un saggio vertiginoso su Caravaggio e Tasso e la Controriforma che, se non mette un punto su tali questioni ci mette almeno un punto e virgola.
Inviato: 4/12/2008 12:32  Aggiornato: 4/12/2008 12:32
Autore: guidoaragona

Ma si Pasquale, era un po' una provocazione, del tutto "off topic".
Però in effetti, perchè allora hai immaginato un quattro mani con Stefania?
Forse, ci sto pensando, pensando ai miei genitori e a me come genitore, si tende forse a sopravvalutare da un lato il potenziale futuro, dall'altro a sottovalutare l'effettuale presente (si pensa sempre al figlio come bisognoso del nostro e dell'altrui aiuto).
Forse ...
Inviato: 4/12/2008 13:28  Aggiornato: 4/12/2008 13:43
Autore: fulmini

@ Guido Aragona

Ascolta, nel caso di Nefeli c'è poco da sottovalutare o sopravvalutare: è quello che dice il nome: una nuvola leggera che campeggia in un cielo che certe se la merita ed altre no. Misteriosa, anche: "Che cosa sono le nuvole?" domandava Ninetto a Totò nel meraviglioso mediometraggio di Pasolini. Domanda senza risposta, amico mio. Come quella di Pilato a Gesù: "Che cos'è la verita?"

Quanto al perchè ho associato Nefeli a Stefania - nel lavoro di composizione del commento in questione - beh, sono rimasto effettivamente incerto tra loro due: certe frasi parevano dell'una e certe altre dell'altra. Allora, sapendo di non far torto a nessuna delle due, che si stimano molto - Nefeli mi ha indicato due anni fa Stefania tra le bloggers eccellenti in circolazione e Stefania ha testimoniato pubblicamente la sua ammirazione per Nefeli - ho tirato fuori quella ipotesi iperbolica, romanzesca, pasqualina. Ecco.
Inviato: 6/12/2008 1:32  Aggiornato: 6/12/2008 1:42
Inviato: 5/6/2011 1:39  Aggiornato: 5/6/2011 1:39
Mi permetto di dissentire sui giudizi negativi circa la figura della donna con le mani alzate: Caravaggio sceglie di inserire questa posa "patetica"se così la si vuol definire come chiaro revival dell'orante paleocristiano, legato al forte interesse in quel periodo alle catacombe (Cesare Baronio avvia dei veri e propri studi a riguardo).
Rubens anni dopo non comprende questa figura-orante e per tale motivo la riproduce piangente, forse un pò troppo arbitrariamente ma mai con l'intenzione di migliorare il suo predecessore: semplicemente non la capisce e la rinterpreta teatralmente!
Inviato: 14/10/2015 11:15  Aggiornato: 14/10/2015 12:44
Il Caravaggio è....INTOCCABILE UNICO