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vademecum per nuovi giunti : Una giornata normale
di Tonio , Wed 29 October 2008 7:00
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La vita intramuraria ha ritmi molto diversi da quelli che si conducono all’esterno. Ci sono orari ai quali adattarsi non è facile, specie per chi si trova a vivere la vita da recluso per la prima volta. Con il passare del tempo però ci si abitua anche a questo. Ma prima di dire come si svolge una mia giornata “normale” è bene fare una piccola premessa su come gli Istituti di Pena applicano il regolamento carcerario.

Come ho già detto in altri posts, ogni Istituto applica un proprio regolamento interno, che molto spesso varia anche da sezione a sezione. Questo avviene soprattutto perché ogni Istituto ospita diverse tipologie di detenuti, quindi è ovvio che all’interno delle sezioni si sviluppino diversi progetti – da qui la necessità di variazioni del regolamento.

In linea generale posso dire che il regolamento prevede 4 ore di aria al giorno, due al mattino e due al pomeriggio, ma ci sono posti in cui in cui le ore d’aria si riducono anche a due, una al mattino e una al pomeriggio. Le altre rimanenti ore della giornata si trascorrono in cella - lascio immaginare quanto possa essere difficile vivere gran parte della giornata chiuso in uno spazio ridottissimo e costretto a dividerlo con altri compagni di sventura.

Per mia esperienza personale posso dire di aver diviso lo spazio di una cella con trentadue persone, sì avete capito bene – trentadue persone in una sola cella, sembra inverosimile ma è stata una realtà che ho dovuto vivere. Questo avveniva negli anni ’90 nel carcere vecchio di Lecce. Per fortuna, queste strutture vecchie sono state quasi tutte chiuse.

Purtroppo, ho dovuto trascorrere quasi metà della mia vita in questi posti e, considerato che la condanna che ho riportato è a trenta anni, ho dovuto per forza maggiore dedicarmi a qualcosa che mi aiutasse a sopravvivere a questa realtà.

Le mie giornate trascorrono quasi tutte nello stesso modo, nel senso che le cose da fare sono quasi sempre le stesse. Per fortuna all’interno della sezione in cui sono ristretto si è riusciti a sviluppare alcuni progetti, grazie all’aiuto dei volontari e al consenso del Direttore. Comunque sia, le giornate normali si sviluppano andando alla mattina all’aria, dove si socializza un po’ con gli altri detenuti, poi c’è chi fa un po’ di footing seppur lo spazio è ridottissimo – ma anche questo è un modo di scaricare la tensione. Ognuno cerca di far passare il tempo come meglio ritiene. Nel pomeriggio avviene la stessa cosa. Nelle ore in cui io sto in cella preparo il pranzo e la cena, scrivo alle persone con cui mantengo regolarmente la corrispondenza, dedico gran parte del tempo allo studio, preparo istanze o ricorsi per i miei compagni che per loro sfortuna non possono permettersi un avvocato di fiducia.

Solitamente non cerco di far passare il tempo ma di impiegarlo in qualcosa che mi arricchisca, odio l’ozio. Sarebbe troppo semplice far passare le giornate nell’ozio, semplicità che ti porta ad uscire di galera più ignorante di quanto eri quando sei entrato. Ritengo che solo impegnandolo in maniera costruttiva posso sentire meno il peso di questa restrizione fisica e dare un senso alla vita. Tutto questo l’ho imparato con gli anni. Quando mi sono reso conto che questi sarebbero stati anni persi se non li avessi impiegati in qualcosa di utile, ho deciso di rimboccarmi le maniche e fare qualcosa per me stesso.

Comunque, nella sezione in cui sono ristretto, come già accennato, vengono un paio di volte alla settimana dei volontari con i quali abbiamo cercato di creare qualcosa che ci aiutasse ad impiegare il nostro tempo in maniera diversa. Vale a dire, abbiamo creato un piccolo laboratorio di falegnameria dove si realizzano alcuni lavori che successivamente vengono venduti all’esterno. Poi si sono organizzati dei corsi. Quest’anno per esempio stiamo facendo un corso di grafica pubblicitaria. Tutto questo è un modo per impiegare il tempo in maniera costruttiva.

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Commenti
Inviato: 29/10/2008 15:20  Aggiornato: 29/10/2008 16:04
Caro Tonio, grazie per le informazioni relative alla differenza di trattamento fra il regime carcerario dei minori rispetto a quello degli adulti. Non occorrono altri particolari. Voglio però cogliere l'occasione per congratularmi con Lei per il modo con cui ha deciso d'impiegare il suo tempo in Istituto. Non mi pare che voglia soltanto fare qualcosa che lo arricchisca o perchè "odia l'ozio". A giudicare dai suoi post e dalle risposte che fornisce ai suoi "commentatori" mi pare che il suo impegno culturale ed intellettuale vada oltre la "quotidianità". Son sicuro che il suo senso critico e la serietà con cui affronta i vari temi possano essere un arricchimento per Lei ma anche utili per le persone con le quali è in rapporto di amicizia e dialogo. Grazie.
Filippo Piccione
Inviato: 31/10/2008 1:05  Aggiornato: 31/10/2008 1:05
Autore: AlfaZita

-Ho passato quasi la metà della vita fuori della mia isola!
Dissi anch’io come te Tonio, una e più volte e mi sembrò una condanna. Forse allora ero pronta anche ad un ripensamento ma non ho fatto in tempo; da quel crocicchio in poi gli anni correvano rapidi.
Sono nata in un isola e spendevo la vita nel continente!
Ora guardo con stupore quanto lunga è stata la mia vita, quanta ne ho vissuta lontano dalla mia zattera, e quanto sulla terra ferma gli anni contano doppi e ora addirittura tripli.
- Ma il tempo non è orizzontale né lineare e il mio forma una ragnatela tessuta con qualche falla che balla nei venti, un po’ spessa un po’ leggera, con filamenti eterogenei per genere, tipo e spessore, pieno di nervature che tessono il mio racconto.

Guardando la vita aggrappata sull’orlo del tempo, non posso che pensare come Kavafis: - una volta che hai sciupato la vita in un angolo discreto, tu l’hai sciupata su tutta la terra.
Inviato: 23/11/2008 11:55  Aggiornato: 23/11/2008 11:55
Autore: fulmini

Ricevo per lettera questa risposta di Tonio ad un commento ricevuto dal suo post, la trascrivo e la pubblico.

Ad AlfaZita

E' sempre piacevole leggere ciò che Lei scrive, c'è sempre quella vena poetica che mi fa spaziare con la mente portandomi fuori da queste mura di cemento, del ferro e del filo spinato.
Anche io mi trovo a guardare quanto lunga sia stata la mia permanenza in questi posti. Fortunatamente non mi sono mai arreso e, pur consapevole del fatto che stavo sciupando la mia vita in carcere, ho sempre cercato di non fossilizzare la mia mente e tanto meno di piangermi addosso per il destino che mi sono creato.
In tutti questi anni ho tessuto la mia ragnatela non tanto per procacciarmi il cibo ma per aggrapparmi, per non cadere.
Forse ci sono riuscito.
Un caro saluto
Tonio
Inviato: 23/11/2008 18:36  Aggiornato: 23/11/2008 18:36
Ciao, Tonio.
Devo ammettere che non è da tutti avere forza d'animo tale che permette di reagire a situazioni estreme, diciamo così.
Da quanto dici, viene da fare un pensiero riconoscente ai volontari.
Io ho avuto la fortuna di conoscerne uno che mi ha un pò e, molto alla larga, aiutato a capire i problemi insiti in tali strutture.
Però, la forza che hai avuto...il bisogno di reagire..di trasformare la tua disavventura in esperienza formativa ed al servizio degli altri...
Non è mica da tutti.
Ciao.
Fort