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iLibrieleNotti : Il dio Pan e il Diavolo cristiano
di fulmini , Wed 22 October 2008 8:00
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Il ‘Saggio su Pan’ di James Hillman che ho letto-sbocconcellato questa estate, grazie a Sofia (che me l’ha regalato) e ad Alexandra (che me l’ha fatto desiderare), l’indagine-racconto di questo uomo-collina (man-hill), mi ha dato molti pensieri da pensare. Gliene sono grato.

Questo lettore-scrittore eminente ci dice che Pan è una figura mitologica-e-psicologica, e che male ha fatto il cristianesimo a ridurlo alla figura religiosa del Diavolo. E lo dice-scrive con una grande libertà di movimento fra tradizioni e sperimentazioni, ed una originalità di scrittura che convince e commuove: basti pensare che il libro finisce con lo svelamento del suo inizio, l’epigrafe!

Per chi desideri cominciare a farsi una propria idea del libro (pubblicato da Adelphi nel 2006, scritto da Hillman nel 1972 – a 46 anni), ecco due citazioni cruciali:

“Per la psicologia del profondo i temi e i personaggi della mitologia non sono semplici oggetti di conoscenza. Essi sono realtà viventi dell’essere umano, che esistono come realtà psichiche in aggiunta e, forse, anche precedentemente alla loro manifestazione storica e geografica.” pagina 27

“Pan ci dice che il più forte desiderio della natura ‘dentro di noi’ (e forse anche ‘là fuori’) è di unirsi con se stessa nella consapevolezza.” pagina 109

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Commenti
Inviato: 23/10/2008 5:26  Aggiornato: 23/10/2008 5:26
ben ritrovati.
vi leggo, vedo(sento non tanto,pardon venises! per questioni tecniche) con inattesa voracità, regnante, nell'emisfero di su, morfeo.
mi congratulo e compiaccio per ciò che riuscite ad offrire. per questo, grazie!

un pensiero uno intorno al "pezzo":
conosci te stesso e non spaventarti troppo per ciò che conoscerai. in vero ti conosci da sempre.
buon giorno, bok.
Inviato: 23/10/2008 7:07  Aggiornato: 23/10/2008 7:07
Autore: fulmini

@ bok "amico ritrovato"

Il tuo commento "hillmaniano" mette in evidenza il lato letterario tuo e suo, fatto di intuizioni (a volte) risolte a parole... poetiche... oracolari...

Ad Hillman non posso chiedere spiegazioni di diversi brani del suo libro - non so come diavolo raggiungerlo - ma a te si che posso: mi spieghi prosaicamente che vuoi dire quando dici "ti conosci da sempre"?

Abbracci isolani (tu sardo, io cipriota)
Inviato: 23/10/2008 12:33  Aggiornato: 23/10/2008 12:33
l'"arte" della conoscenza, al di là delle varie componenti delle teorie gnoseologiche(molto sinteticamente "ripassabili" su http://it.wikipedia.org/wiki/Gnoseologia),prende le mosse da due presupposti: un soggetto che vuole conoscere. un oggetto che il soggetto voglia conoscere. nella conoscenza di se stessi, questi due presupposti coincidono. soggetto ed oggetto "sono" nello stesso istante, dallo stesso istante,nel medesimo spazio e tempo.chi da sempre vive con se stesso sarebbe, se non altro, molto distratto a non conoscersi e ,in ogni caso, sarebbe solo una mancanza di intro-speculazione(si noti: non mancanza di intro-spezione.), che verrebbe sanata ex tunc col primo atto di introspezione(si noti: non di intro-speculazione.). più oltre: sarebbe come togliere ogni mattina il telo, messo la notte prima a protezione dell'automobile, e chiedersi ogni mattina:"chissà che cosa c'è sotto il telo?". in un senso più estremo, ci si conosce financo prima di chiedersi se ci conosce. se poi ci si capisca è un paio di calze diverse. la teoria parrebbe cadere nel momento in cui il soggetto dovesse "non voler" conoscere. ma è solo un'apparenza, appunto, valida nella conoscenza dell'"altro" fuori da sè. di sè stessi si può non avere, meglio: non volere consapevolezza. la conoscenza, però, è e rimane contestuale, progressiva, evolutiva, stando quei due particolari presupposti. mio malgrado!
considerazioni, queste, che ritengo estensibili a: " l'Uomo e l'umanità", seppur nella consapevoleza, qui, di un' arte applicata. nella speranza di essere stato superficialmente esaustivo, un caro saluto,
bok.