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briciole musicali : Saint-Saëns: Rondò Capriccioso
di venises , Fri 24 October 2008 7:00
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"Saint-Saëns sa tutto, ma gli manca l'inesperienza"
(Hector Berlioz)





Nella musica francese del secondo Ottocento si possono riconoscere tre filoni:
- la tradizione cosmopolita, rappresentata da César Franck e dal suo allievo Vincent d’Indy;
- la tradizione propriamente francese, tramandata da Camille Saint-Saëns (1835-1921) e dal suo allievo Gabriel Fauré (1845-1924), fondatore della Società Nazionale di Musica Francese;
- e ciò che da quest’ultima si svilupperà portando a risultati imprevedibili, a Claude Debussy.

La tradizione francese (alla quale si possono ascrivere anche Gounod e Massenet) concepisce la musica come forma sonora in contrasto con la concezione romantica della musica come espressione. L’ordine e la misura sono fondamentali. L’espressione e la descrizione sono consentite solo se interamente tradotte in forme musicali. È una musica lirica e riservata, semplice, una musica non drammatica, non epica.
Ora, questa è la teoria.

Ad illustrazione di quanto detto (?), ascoltate un pezzo di Camille Saint-Saëns (1835-1921).



Camille Saint-Saëns (1835-1921): Introduzione e Rondò Capriccioso, Op. 28
per violino ed orchestra, nei tempi:
Andante (malinconico) - Allegro ma non troppo.


E che roba è? Come lo classifichiamo, questo? Un altro concerto anomalo per violino?

Il pezzo fu scritto per un giovanissimo talento, Sarasate, lo stesso prodigio per il quale Saint-Saëns (bambino prodigio anche lui) aveva composto il suo primo concerto per violino (quando Sarasate aveva solo quindici anni!).
La composizione s'ispira all'Andante e Rondò Capriccioso per piano di Felix Mendelssohn (1809-1847), il cui rondò si apre esattamente con le stesse tre note (piccolo furto, ma questo è niente. Più interessante è notare a quale negozio si sia rubato: ad un romantico!)

Abbiamo scelto un simile pezzo per illustrare la differenza fra teoria (che si teorizza) e pratica (che si pratica). In omaggio al suo gioiello, il virtuosismo impazza, il rondò ha un inconfondibile timbro spagnoleggiante, la coda è una mitragliata di semicrome in chiave maggiore: alla faccia della tradizione francese!




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Commenti
Inviato: 24/10/2008 11:49  Aggiornato: 24/10/2008 11:53
Autore: fulmini

Questo pezzo, Venises, illustra bene la differenza tra teoria e pratica. Sei proprio un-una maestro-maestra a parlare nello stesso tempo di una musica particolare e della musica che ti suona dentro in generale.

Ma, occorre domandarsi, c'e' sempre, inevitabilmente, differenza tra teoria e pratica? Non lo penso (anche se la pensa cosi' la maggior parte degli esseri umani). Per questa ragione ho eletto a miei amici maestri Socrate, Gesu', Alexandra, Gramsci, Luis, Eftimios... e anche te.

In questo caso c'e', questa differenza tra teoria e pratica, e forte. Ma vediamo da dove sia concretamente derivata. Cominciamo a leggere la voce relativa a Charles Camille Saint-Saëns di WIKIPEDIA:

...nacque a Parigi da un impiegato governativo, che morì dopo soli tre mesi dalla nascita del figlio. La madre, Clémence, si rivolse alla zia Charlotte Masson per un aiuto ed ella si trasferì da loro...

Non bastavano il doppio nome e il doppio cognome, ecco una zia che prende il posto del padre. A tre mesi dalla nascita la doppiezza era diventata il suo destino.
Inviato: 24/10/2008 13:58  Aggiornato: 24/10/2008 13:58
Autore: venises

caro fulmini, credo che teoria e pratica coincidano sempre ma solo nei grandi, cioè in quegli individui che fanno della coerenza il principio guida della propria esistenza come della propria opera.