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zona di sovrapposizione : Confessione e modernità (o democrazia)
di petilino , Mon 13 October 2008 8:00
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Post n. 14

Capita di frequente di assistere a comportamenti ed episodi censurabili da un punto di vista legale, ma che l’inadempiente riesce a farsi giustificare o emendare dalla morale religiosa.
Per quanto attiene la mia esperienza si tratta di infrazioni che possono apparire veniali.
Venialità che, comunque, meritano il nome di reato, sanzionabili quindi civilmente e/o penalmente.
Ognuno di noi immagini il reato che vuole, come tale esso è anche peccato, visto che così viene considerata l’infrazione della legge.
E qui si manifesta la cesura, che sfocia in un doppio “sistema giudiziario” (o doppia morale?):
- legale
- religioso.

Mentre il sistema legale si applica indistintamente a tutti i cittadini e la rottura del patto di convivenza viene riparata secondo regole riconosciute da tutti; quello religioso non è applicabile a tutti non fosse altro perché molti non lo condividono né sono tenuti a farlo.
E fin qui niente di male, visto che ogni sistema ripara le rotture del proprio ambito.
Ma mentre se il “sistema” legge non ti scopre, la fai franca, e ti resta la consapevolezza che stai facendo qualcosa contro di esso, il “sistema” religione ti scopre sempre, per definizione.
Ed allora i casi sono due: o te ne infischi o ti confessi.
Nel primo caso, anche se credente, vuol dire che lo sei all’acqua di rose, comunque sono affari tuoi e si ricade nel caso del “sistema” legge.
Nel secondo caso si verifica un fatto grave.
Molte volte, infatti, e stiamo parlando di corruzione, falsificazione, ecc., si incontra la comprensione del confessore, il quale non nega l’assoluzione, e ti rimette in regola con il suo “sistema”.
Quante volte si è sentito parlare di donazioni in denaro alla chiesa per riparare peccati finanziari!?
Sarebbe più giusto consigliare di presentarsi alla prima Procura della Repubblica e sanare lì la faccenda.
Il confessore, inoltre, non è necessariamente una persona singola, a volte può essere anche una micro-comunità, omogenea nel proprio credo, nella quale si dicono certe cose e si trova “comprensione” al proprio comportamento illegale sentendosi poi a posto con la coscienza.
Si crea così un conflitto con le regole comuni a tutti e la democrazia ne esce mutilata.
Si aggiunga a quanto sopra la discrezionalità del giudicante singolo o collettivo.
Quanto sopra, inoltre, trova applicazione in altri ambiti.
Cito:
- servizi deviati
- mafie
- organizzazioni eversive (P2, terrorismo, ecc.)
- ecc.
In tutti questi casi i comportamenti illeciti trovano giustificazione, incoraggiamento e gratificazione nei rispettivi ambiti.
Si tratta, però, di ambiti ristretti numericamente, anche se potentissimi e pericolosissimi.
Ma mai tanto pericolosi, a mio avviso, per la tenuta democratica, quanto il doppio “sistema” giudiziario, che inquina l’humus della trasparenza e della convivenza democratica.
Quando si parla di modernità si dice che questa si basa sulla delega dell’esercizio della violenza allo stato.
Si dice anche che l’Italia non è un paese moderno perché in circa un terzo del suo territorio la violenza è ancora appannaggio di organizzazioni non statuali.
Ma non si fa mai riferimento al fatto che per secoli e secoli la liceità morale, ed una volta anche legale, di comportamenti e fatti è stata ed è determinata secondo criteri confessionali: e questo su tutto il territorio nazionale.
E mi vengono in mente altre enormità del doppio “sistema” come, ad esempio, la possibilità, fino a qualche decennio fa, di poter sciogliere un matrimonio davanti alla sacra rota per un credente e nessuna per i sposati civilmente.
Oppure la libertà di suicidarsi in un momento di sconforto (Corso Bovio) con relativo seguito di onoranze religiose, ma non quella di scegliere meditatamente di interrompere la propria vita come manifestazione del diritto di decidere della stessa sulla base di un rapporto diretto tra se ed il proprio dio (Piergiorgio Welby).
Ed ancora, i boss mafiosi arrestati in rifugi straripanti di immagini sacre ed altarini.
Eccetera.
Insomma secondo me il doppio “sistema giudiziario” è una delle cause neanche tanto secondarie, perché creano una forma mentis, dell’infinita trafila di negoziazioni che avvengono nella nostra Italia prima di prendere una decisione: i tempi lunghi della giustizia, per esempio.
Ma forse ognuno potrebbe portare un suo esempio.

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