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economia di solidarietà : Il valore del denaro e la crisi finanziaria globale (3)
di luisrazeto , Fri 10 October 2008 8:00
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Il testo viene pubblicato in italiano - nella traduzione di Fabio Benincasa - e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto. La parte prima del saggio è stata pubblicata venerdì 26 settembre 2008, la parte seconda venerdì 3 ottobre.

La tesi che espongo – basata sulla teoria economica comprensiva – è che l’attuale crisi finanziaria sia una “grande crisi” economica, la cui causa fondamentale risiede nella distorsione e nel cambiamento che sono avvenuti a livello dell’ “essenza” e delle funzioni del denaro.
La crisi non si supererà sino al momento in cui il denaro non recupererà la sua capacità di compiere correttamente le sue funzioni essenziali. In questo senso, il “riscatto” finanziario approvato recentemente dal Congresso e dal governo degli Stati Uniti non fa che aggravare la crisi e posticipare il suo superamento, poiché contribuisce – e in maniera molto importante – ad accentuare la distorsione del denaro e a rendere difficile che esso possa compiere le sue funzioni essenziali.
Perché il denaro compia le sue cinque preziose funzioni, è necessario che soddisfi due condizioni essenziali, strettamente connesse. La prima è che il denaro abbia un valore che sia realizzabile sul mercato. Per questo motivo deve avere una “garanzia” adeguata e sufficiente. La seconda condizione è che sia “affidabile” per tutti gli agenti economici.

Che il denaro abbia un valore, che sia garantito dalla ricchezza reale, è una necessità ovvia, poiché è un asset economico che si scambia per beni, servizi e fattori reali. Nessuno scambierebbe qualcosa che vale con qualcosa che non vale.
Che il denaro sia affidabile è una conseguenza della garanzia che lo sostiene, e inoltre, del fatto che sia giuridicamente e istituzionalmente vigente il “contratto sociale” o la convenzione intersoggettiva secondo la quale si fissa la “unità di misura” del denaro impiegato nelle transazioni, che garantisce la genuinità del denaro circolante e che punisce le infrazioni ai contratti commerciali. Nell’epoca moderna questa garanzia di affidabilità è data dallo Stato e dal suo ente finanziario centrale che emette moneta a corso legale.
E’ proprio dell’essenza del denaro il fatto che esso “abbia valore”, che sia garantito.

Anticamente il denaro che si usava nelle transazioni aveva un valore in se stesso: si trattava di quantità d’oro, argento e metalli preziosi.
Successivamente si collocò l’oro nei caveaux delle banche che emettevano carta moneta convertibile in oro o argento.
Più tardi si scoprì che non era necessario che il denaro avesse una garanzia in oro e che poteva garantirsi direttamente nei beni e servizi per i quali si scambiava sul mercato. Chi emetteva il denaro garantiva di avere asset economici sufficienti a coprire l’emissione monetaria e a rispondere del valore del denaro. Più tardi ancora si pensò che non era necessariamente l’emittente a dover disporre del valore equivalente al denaro emesso: bastava che la totalità del denaro fosse garantita dalla totalità dei beni e delle attività economiche esistenti su un mercato determinato.

Tuttavia, per generare l’indispensabile affidamento, fu necessario che lo Stato acquisisse il monopolio dell’emissione del denaro, garantendo che non avrebbe emesso denaro nuovo se non in proporzione all’accrescimento della produzione. (Se non adempiva a questo requisito con parsimonia si realizzavano emissioni “inorganiche”, il denaro perdeva valore sul mercato producendo inflazione che riduceva a sua volta il valore dell’unità monetaria).
Infine, recentemente, si è inventato che è possibile emettere denaro senza una garanzia negli asset economici esistenti sul mercato, essendo sufficiente che la garanzia sia coperta dall’insieme delle promesse di credito futuro assunte dai soggetti economici che ricevono il denaro in forma di prestito o credito. La garanzia consiste, attualmente, nel solo credere che i debitori pagheranno il denaro che è stato emesso espressamente come credito.

E’ così che, oggi, il denaro si emette come debito e questo viene realizzato da banche private, imprese e, inclusi i supermercati, da tutti i negozi che emettono denaro accettando pagamenti differiti nel tempo.
Questo denaro è garantito esclusivamente da debiti: così il denaro “è” debito. La garanzia del denaro non risiede negli asset economici esistenti, ma piuttosto nella produzione e ricchezza futura. La banca emittente del denaro – la banca privata o l’impresa commerciale che crea denaro nel momento in cui concede credito ai suoi clienti – può esigere che il cliente garantisca il pagamento, per esempio, mediante l’ipoteca di un bene immobiliare il cui valore sia equivalente al credito. Però può anche concedere il credito senza ottenere dal debitore una garanzia sufficiente.

E’ in questo senso che, per spiegare l’attuale crisi finanziaria, si dice che trae origine dalla bolla speculativa sui prezzi dei beni immobiliari ipotecati a garanzia dei crediti, che non hanno mantenuto il loro valore.
Lasciamo da parte, per ora, il fatto che la Federal Reserve degli Stati Uniti è stata autorizzata ad emettere molto denaro (700.000.000.000 di dollari) garantito da documenti, bond e altri titoli di pagamento che si sa che non hanno un valore, che sono debiti morosi, inesigibili, quasi senza valore reale. Nei fatti questo è l’ultimo passo nel processo di perdita di valore del denaro.
Quello che si tenta di realizzare con questo “riscatto” è spingere “i mercati” (cioè gli agenti economici) a recuperare fiducia nelle banche e ad evitare il temuto panico che ricorda la grande crisi del 1929.

Sì, tutti oggi dicono che il sistema finanziario si basa sulla fiducia, che il denaro è sostenuto dalla fiducia, dalla credibilità.
Però questa è solo una parte della vera essenza del denaro, come abbiamo visto. La nostra analisi ci permette di comprendere come la cosa sia molto differente e che il problema è molto più profondo e che affligge la totalità del denaro emesso e non solamente i debiti morosi.
Il cambio sostanziale che avviene al livello della naturalezza del denaro, quando lo si emette in base a debiti e lo si garantisce in funzione dei pagamenti futuri, deriva dal fatto che ogni debito implica una promessa di pagamento per una quantità maggiore di denaro di quella ricevuta in prestito. In effetti bisogna pagare gli interessi. E siccome quasi tutto il denaro emesso e circolante è stato emesso sulla base di debiti, succede inevitabilmente che l’ammontare totale delle promesse di pagamento sia maggiore del denaro realmente circolante. Per definizione, le banconote poste in circolazione non bastano per ammortizzare i crediti e pagare anche l’interesse pattuito. Così la gran parte del debito non potrà mai essere pagata.

Questo fenomeno può continuare nel tempo solo mediante l’inflazione (che diluisce il valore del denaro nel tempo) e in base all’incremento permanente della produzione, che permette di garantire una parte degli interessi da pagare.
Però l’inflazione fa sì che il denaro perda di credibilità e affidabilità. E la crescita permanente sarebbe possibile solo se l’incremento dei debiti (denaro creato sul mercato) fosse proporzionale all’incremento della produzione.
Questo è ciò che non ha funzionato in proporzioni gigantesche nelle ultime decadi. Attraverso i derivati del credito, contratti future, etc. l’ammontare totale dei debiti si è incrementato esponenzialmente. Solo un dato per illustrarlo: l’ammontare dei debiti (denaro) che pesano sull’economia degli Stati Uniti (inclusi i debiti pubblici e privati, i bond, le ipoteche, il deficit pubblico, etc.) è attualmente 300 volte il PIL degli USA. Trecento volte è troppo perché si possa continuare a fidarsi del fatto che il denaro “vale”. La garanzia del denaro creato come credito è una porzione infima del valore attribuitogli.

Da qui l’attuale crisi che, senza alcun dubbio, sarà grande. Il credito sta diminuendo rapidamente perché non c’è fiducia nel fatto che chi lo presta possa recuperarlo. Per questo il denaro “contante e sonante”, i biglietti a corso legale, acquisiscono un valore enorme. Questa crisi sarà molto profonda e durerà fino a quando non si creerà un nuovo sistema monetario: un denaro di nuovo tipo che valga, che sia garantito e che susciti affidamento. Ciò richiede a sua volta un nuovo ordine politico, istituzionale, giuridico.

*

La tesis que expongo –basada en la teoría económica comprensiva- es que la actual crisis financiera es una “grande crisis” económica, cuya causa fundamental reside en la distorsión y el cambio que ha ocurrido a nivel de la “esencia” y las funciones del dinero. La crisis no se superará hasta que el dinero recupere su capacidad de cumplir correctamente sus funciones esenciales. En tal sentido, el “rescate” financiero aprobado recientemente por el Congreso y el gobierno de los Estados Unidos no hace sino agravar la crisis y postergar su superación, toda vez que contribuye –y de manera muy importante- a acentuar la distorsión del dinero y dificultar que cumpla sus funciones esenciales.
Para que el dinero cumpla sus cinco preciosas funciones, es necesario que satisfaga dos condiciones esenciales, estrechamente asociadas. La primera es que el dinero tenga valor, que represente valor realizable en el mercado. Para ello debe tener –como se dice- un “respaldo” adecuado y consistente. La segunda condición es que sea “confiable” para todos los agentes económicos.
Que el dinero tenga valor, que esté respaldado por riqueza real, es una necesidad obvia, toda vez que es el activo económico que se intercambia por bienes, servicios y factores reales. Nadie cambiaría algo que vale por algo que no vale.
Que el dinero sea confiable es una consecuencia del respaldo que lo sostiene, y además, de que esté vigente jurídica e institucionalmente el “contrato social” o la convención intersubjetiva según la cual se fija la “unidad de medida” del dinero que se emplea en las transacciones, que garantiza la genuinidad del dinero circulante, y que castiga los incumplimientos de los contratos comerciales. En la época moderna esta garantía de confiabilidad está dada por el Estado y su ente financiero central, que emite dinero de curso legal.
Es de la esencia del dinero que “tenga valor”, que esté respaldado.
Antiguamente el dinero que se empleada en las transacciones tenía valor en sí mismo: se trataba de porciones de oro, plata y metales preciosos.
Posteriormente se colocó el oro en la bóveda de los bancos, que emitían billetes de papel “convertibles” en oro o plata.
Después se descubrió que no era necesario que el dinero tuviese respaldo en oro, pues podía respaldarse directamente en los bienes y servicios por los cuales se intercambiaba en el mercado. El que emitía el dinero garantizaba que tenía activos económicos suficientes para respaldar la emisión monetaria y responder por el valor del dinero.
Más adelante se pensó que no necesariamente fuera el emisor quien debía disponer de valores equivalentes al dinero emitido, pues bastaba que el conjunto del dinero estuviera respaldado por el conjunto de bienes y activos económicos existentes en un mercado determinado.
Pero, para que ello generara la indispensable confianza, fue necesario que el Estado tuviera el monopolio de la emisión del dinero, garantizando que no emitía dinero nuevo sino en proporción al crecimiento de la producción. (Si no cumplía con parsimonia con este requisito, esto es, si realizaba emisiones “inorgánicas”, el dinero se desvalorizaba en el mercado produciendo inflación que reducía el valor de la unidad monetaria.)
En fin, recientemente, se inventó que podía emitirse dinero sin respaldo actual en activos económicos existentes en el mercado, siendo suficiente que el respaldo lo otorgara el conjunto de los compromisos de pago futuro asumidos por los sujetos económicos que recibían el dinero en forma de préstamo o crédito. El respaldo consiste, actualmente, solo en creer que los deudores pagarán el dinero que ha sido emitido expresamente como crédito.
Es así que, hoy, el dinero se emite como deuda, y esto lo realizan los bancos privados, las empresas, e incluso los supermercados y todos los negocios que emiten dinero al aceptar pagos diferidos en el tiempo.
Este dinero, pues, está respaldado exclusivamente por deudas: así, el dinero “es” deuda. El respaldo del dinero no está en activos económicos actuales, sino en producción y riqueza futura. El banco emisor de dinero –el banco privado o la empresa comercial que crea dinero en el momento que concede crédito a sus clientes – puede exigir que el cliente le garantice el pago, por ejemplo, mediante la hipoteca de un bien inmobiliario cuyo valor sea equivalente al crédito. Pero puede también concederle el crédito sin obtener del deudor una garantía suficiente.
Es en este último sentido que se dice, para explicar la actual crisis financiera, que ella se origina en la burbuja de los precios de los bienes inmobiliarios hipotecados como garantía de los créditos, que no han mantenido su valor.
Dejemos a parte, por ahora, el hecho que la Reserva Federal de Estados Unidos ha sido autorizada para emitir mucho dinero (700.000.000.000 de dólares) respaldados por papeles, bonos y otros documentos de pago que se sabe que no tienen valor, que son deuda morosa, incobrable, casi sin valor real. Este es, en los hechos, el último paso en el proceso de pérdida de valor del dinero.
Lo que se intenta con este “rescate” es que “los mercados” (o sea los agentes económicos) recuperen la confianza en los bancos y se evite el temido pánico con que se recuerda la grande crisis de 1929.
Sí, todos hoy hablan que el sistema financiero se basa en la confianza, que el dinero está sustentado en la confianza, en la credibilidad.
Pero esto es solamente una parte de la verdadera esencia del dinero, como hemos visto. Nuestro análisis nos permite comprender que la cosa es muy diferente, y que el problema es mucho más profundo, y que afecta al conjunto del dinero emitido y no solamente a las deudas morosas.
El cambio sustancial que ocurre a nivel de la naturaleza del dinero, cuando se lo emite en base a deuda y se lo respalda en función de sus pagos futuros, deriva del hecho que toda deuda implica un compromiso de pago por una cantidad mayor de dinero que la recibida en préstamo. En efecto, debe pagarse el interés. Y como casi todo el dinero emitido y circulante ha sido emitido contra deuda, ocurre inevitablemente que el monto total de los compromisos de pago es mayor al monto del dinero real circulante. Por definición, los billetes puestos en circulación no alcanzan para amortizar los créditos y además pagar el interés convenido. Así, gran parte de la deuda no puede ser nunca pagada.
Esto puede sostenerse en el tiempo solamente mediante la inflación (que diluye el valor del dinero en el tiempo) y en base al incremento permanente de la producción, que permite respaldar una parte de los intereses por pagar.
Pero la inflación hace que el dinero pierda credibilidad y confiabilidad. Y el crecimiento permanente sería posible solamente si el incremento de las deudas (dinero creado en el mercado) fuera proporcional al incremento de la producción.
Esto último es lo que ha fallado, en proporciones gigantescas, en las últimas décadas. A través de los derivados de crédito, contratos a futuro, etc., el monto total de las deudas se ha incrementado exponencialmente. Sólo un dato para ilustrarlo: el total de las deudas (dinero) vigentes en la economía de los Estados Unidos (incluidas las deudas públicas y privadas, los bonos, hipotecas, déficit público, etc.) es actualmente 300 veces el Producto Interno Bruto de USA. Trescientas veces es demasiado para que se pueda seguir confiando en que el dinero “vale”. El respaldo del dinero creado como crédito es una porción ínfima del valor atribuido al dinero.
De ahí la actual crisis, que sin duda ninguna, será grande. El crédito está disminuyendo aceleradamente, porque no hay confianza en que lo se preste será recuperado. Por eso, el dinero “contante y sonante”, los billetes de curso legal, adquieren un enorme valor.
Esta grande crisis será muy profunda, y dudará hasta que no se cree un nuevo sistema monetario: un dinero de nuevo tipo, que valga, que esté respaldado, y que suscite la confianza. Ello requiere, a su vez, un nuevo orden político, institucional, jurídico.

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Commenti
Inviato: 10/10/2008 10:30  Aggiornato: 10/10/2008 15:02
Luis è interessante la tua ricostruzione storica sul ruolo e funzione della moneta. Oggi però i nuovi paradigmi dell'economia monetaria non prendono a riferimento il ruolo della moneta nel facilitare le transazioni ma lavorano sul ruolo del credito nell'agevolare e promuovere l'attività economica.Il credito può essere creato senza input economici e può essere distrutto con altrettanta facilità. Proprio per queste caratteristiche è difficile rappresentare in un modello la funzione di offerta del credito e la ragione è semplice: il credito si basa sull'informazione
Verificare che un individuo è solvibile richiede risorse, mantenere nel tempo quel giudizio continuando a fornire credito comporta un assunzione di rischio. Non esiste alcuna relazione scontata tra questi costi economici e l'ammontare del credito concesso
Mario pennetta (continua)
Inviato: 10/10/2008 10:45  Aggiornato: 10/10/2008 15:25
I modelli tradizionali di equilibrio generale non aiutano a capire i mercati del credito, questo perché il tasso di interesse non è un prezzo come gli altri che si forma sul mercato dall'uguaglianza tra domanda ed offerta. Esso rappresenta una promessa di pagare un certo ammontare nel futuro. Le promesse spesso non si mantengono se non lo fossero non ci sarebbe necessità nel valutare la solvibilità del creditore. Come Stiglitz e Weiss hanno dimostrato l'innalzamento del tasso di interesse potrebbe non aumentare il rendimento atteso sui prestiti: a tassi di interesse più elevati si ottiene una più bassa qualità di coloro che richiedono prestiti (effetto della selezione avversa.
Mario Pennetta (continua)
Inviato: 10/10/2008 10:47  Aggiornato: 10/10/2008 10:47
scusatemi ma mi hanno invitato a prendere un caffè continuo dopo
Mario
Inviato: 10/10/2008 11:03  Aggiornato: 10/10/2008 11:03
Il rendimento atteso netto potrebbe potrebbe diminuire se la banca aumenta il tasso di interesse vigente in quanto la probabilità che il debitore non restituisca il dovuto aumenta all'aumentare dei tassi di interesse. La crisi si spiega partendo da questi presupposti teorici. Offerta di credito enorme (prestiti prime e poi sub prime), produzione di prodotti bancari finanziari ed assicurativi sui quali veniva ripartito lo stesso rischio, ma che aumentava la volatilità degli assets. Il mercato è stato drogato dal'indebitamento che a sua volta è stato finanziato dalla crescita del prezzo delle case. Sono daccordo con Luis che l'uscita dalla crisi dovrà anche portare ad un nuovo ordine economico internazionale. Ma quale o quali paesi hanno oggi l'autorità per farlo?
Mario Pennetta
Inviato: 10/10/2008 17:06  Aggiornato: 10/10/2008 21:28
Caro Mario, grazie del tuo commento. Ciò che mi spieghi è - parole in più o parole in meno - ciò che si può leggere tutti i giorni sui giornali. Ti sei accorto che ormai tutti i giornalisti sono diventati economisti? Poi, basta andare in banca a chiedere un credito per comprendere che difatto il denaro e il credito stanno funzionando come tu molto chiaramente lo spieghi.
Ma, qui, stiamo cercando di capire questa grande crisi. La mia tesi è – appunto - che “la causa fondamentale della crisi risiede nella distorsione e nel cambiamento che sono avvenuti a livello dell’ “essenza” e delle funzioni del denaro”. Vale a dire proprio ciò che tu illustri nei tuoi commenti. E ho aggiunto che “la crisi non si supererà sino al momento in cui il denaro non recupererà la sua capacità di compiere correttamente le sue funzioni essenziali”.
Ti sei accorto che, ad ogni misura o “pacchetto” di riscatto o risanamento che prendono i governi e le banche centrali, il “mercato” determinato (cioé i soggetti economici) rispondono con un peggioramento della situazione, invece che con un miglioramento? La ragione è che quelle misure e “pacchetti” tesi a restituire il funzionamento attuale del sistema finanziario e del credito, acutizzano il problema di fondo, in quanto continuano a credere che si possa operare con denaro distorto – ancora più distorto dalle stesse misure e pacchetti -, denaro che non compie più le sue cinque funzioni essenziali.
Io non ho cercato di fare la storia del denaro, ma di “comprendere” questa crisi, ciò che non si può fare che guardandola dal di fuori (della crisi medesima e del modo come funziona il sistema finanziario). Bernanke e gli altri continuano a guardare la crisi dal di dentro, essendo loro stessi che prendono le decisioni... al decimo, o undecimo piano dell’edificio che crolla.
Luis Razeto
Inviato: 10/10/2008 18:28  Aggiornato: 10/10/2008 22:45
Vorrei sapere, Louis, che ne pensi di questo scritto, riguardo alle proposte di Maurice Allais.

"Per Allais l’attività bancaria deve essere dissociata e suddivisa tra due diverse categorie di istituti, indipendenti e distinti tra loro.
Alla prima categoria, che Allais chiama banche di deposito, devono essere attribuiti gli incassi,
i pagamenti e la custodia dei depositi dei clienti e deve essere interdetta ogni funzione di prestito.
Sono i clienti a dover pagare il servizio della custodia del denaro a questo tipo di banche, come succede nel caso di colui che si reca a teatro e dopo lo spettacolo ritira il cappotto, depositato a vista, presso la guardarobiera compensandola, per il servizio di custodia, con una mancia.
La seconda categoria di istituti bancari deve essere, per Allais, costituita da banche di prestito alle quali deve essere attribuita la funzione creditrice vera e propria vincolandola rigidamente, però, alla regola per cui l’ammontare globale dei prestiti effettuati da tali banche non può mai eccedere l’ammontare dei fondi da esse prese in prestito dai depositanti: questi ultimi, depositando il proprio denaro in questo tipo di banche, sono sin dall’inizio consapevoli di destinarlo al prestito in favore di imprese ed altre attività economiche pubbliche o private, e dunque consapevoli di non poterlo ritirare se non alla scadenza pattuita (tre mesi, un anno, cinque anni, etc.), conseguendo, però, il diritto ad una ricompensa, in forma di interesse, per l’uso concesso ad altri del proprio denaro.
Le banche di prestito avrebbero il loro compenso nella quota di interesse loro spettante su quello pagato dal debitore.
In questo caso, quindi, l’interesse non è lucrato su denaro creato dal nulla e, soprattutto, esso è lucrato a compenso di un servizio reale.
Mentre nel sistema vigente ogni apertura di credito da parte di una banca è effettuata in modo più che proporzionale rispetto alle riserve di valuta depositate ed esistenti nelle proprie casse, ingenerando così inflazione da creazione artificiale di moneta creditizia, nel sistema proposto da Maurice Allais verrebbe impedito al sistema bancario di creare moneta dal nulla.
Inoltre, nel sistema proposto da Allais, vincolando il credito alla misura effettiva dei depositi reali, lo sviluppo lungi dall’essere rallentato sarebbe soltanto riportato ad una crescita fisiologica, connessa agli autentici parametri dell’economia reale.
Verrebbe così frenata la follia consumista che reifica l’umanità soggiogandola alla libido dominandi dell’usurocrazia globale."

L'intero scritto da cui è tratto si può leggere qui

Biz
Inviato: 10/10/2008 20:20  Aggiornato: 10/10/2008 20:20
Autore: fulmini

@ Luis

Tu scrivi, in tono sarcasticamente appassionato, dei giornalisti/economisti. Hai ragione da regalare, amico mio. (Io aggiungerei alla lista, se me lo concedi, gli economisti/giornalisti.)

Leggi un po' (e leggete con noi tutti voi che partecipate a questo sito-rivista) cosa è riuscito a scrivere Tito Boeri giornalista/economista de 'la Repubblica' oggi, trattando della crisi finanziaria globale:

"Doveroso che lo Stato intervenga, ma solo pro tempore, in attesa che i mercati tornino ad operare."

e ancora:

"Questa è una crisi di fiducia. Per questo è così generale. Per questo non può che essere temporanea."
Inviato: 10/10/2008 20:46  Aggiornato: 10/10/2008 21:21
Caro Biz,
ti ringrazio del riferimento all'articolo di Luigi Copertino, che sono andato subito a leggere. E' davvero interessante oltre che bellamente scritto. L'analisi storica è magnifica (con qualche discutibile giudizio). Tuttavia, riguardo la risposta che proppone alla crisi, non sono d'accordo. Copertino propone di "ricondurre nel dominio statuale il potere di emissione della carta moneta". Credo, invece, che si debba andare in due direzioni. Da un lato, verso la creazione di una nuova moneta universale unica, per gli scambi del mercato aperto. (Lo Stato? Chi può ancora credere nello Stato?) Dall'altra, la creazione da parte delle comunità e organizzazioni locali, di monete alternative secondo i criteri dell'economia di solidarietà e lavoro. Ma su ciò tornerò in altra occasione.
In quanto alla tua domanda riguardo le proposte di Maurice Allais penso che, sebbene recuperano per il denaro le 3 prime funzioni essenziali, mancano nel facilitare il corretto funzionamento delle altre due.
Luis Razeto
Inviato: 10/10/2008 21:11  Aggiornato: 10/10/2008 21:21
A fulmini:
Il mio riferimento ai giornalisti/economisti non è stato un commento sarcastico/appassionato. Anzi, assolutamente tranquillo, dato che non valuto molto il mestiere degli economisti. Di fatto, spesso mancano di logica, come in questo testo che leggo su un giornale spagnolo. "Dice José Luis Barrera, direttore di analisi di Banesto Bolsa: "las recientes medidas para incrementar la liquidez por parte de las autoridades han sido acertadas, pero que no están teniendo efecto". (Le recenti misure per incrementare la liquidità da parte delle autorità sono quelle corrette, ma non stanno avendo effetto".
Luis Razeto
Inviato: 16/10/2008 11:19  Aggiornato: 16/10/2008 11:21
Autore: fulmini

Luis,

vorrei sapere - e con me immagino i lettori - cosa pensi di quanto ha sostenuto Paul Krugman novello premio Nobel per l'economia su 'la Repubblica' e il 'New York Times' dell'altro ieri (contraddicendo quanto hai sostenuto in questo saggio tripartito):

'' Come uscire dalla crisi? L'intervento piu' naturale e' affrontare il problerma dell'inadeguatezza di capitali facendo sì che i governi forniscano alle banche piu' capitali in cambio di una quota di proprieta'. ''
Inviato: 16/10/2008 17:07  Aggiornato: 17/10/2008 9:21
Ciao fulmini.
Iniettare capitali nelle banche in cambio di una quota di proprieta' certamente ha piú senso (e' un "intervento piu' naturale" come scrive Krugman), di quanto aveva proposto di fare Paulson (cioe', iniettare capitale nelle banche in cambio di titoli di debito senza valore alcuno. E sembra che Krugman abbia convinto i responsabili della crisi, di fare in questo modo nuovo.
La ragione e' che in questo modo il denaro creato avrebbe una certa garanzia reale, e quindi potrebbe dare piu' affidamento sul suo valore.
Cio' sempre che, ovviamente, le banche cosi' acquistate dallo Stato non siano in fallimento. E sempre che le quantita' di denaro iniettato nelle banche corrisponda al reale valore delle quote di proprieta' acquistate dallo Stato.
Ora, io credo che il valore attuale delle banche (attivi meno passivi) sia molto ridotto, e che le quantita' di capitale (reale) necessario per risolvere la crisi sia enorme.
Cio' implica che lo Stato dovrebbe acquistare tutta intera la banca, pagando molto poco... perche' vale molto poco.
Cosi', con questo non si risolve ancora la crisi, perche' l'ammontare dei debiti nel mercato e' grande. Poi, bisogna non dimenticare che responsabile della crisi e' un sistema di creazione di denaro nel quale partecipa attivamente lo Stato.
Insisto: per superare la crisi bisognera' formare un nuovo ordine istituzionale, giuridico, politico, che dia garanzia ad un nuovo tipo di denaro (credo, universale).
Luis Razeto