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il crogiolo : Il contagio della crisi finanziaria
di mariopennetta , Thu 9 October 2008 8:00
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Come era facile prevedere, data la globalizzazione dei mercati finanziari, l’emergenza finanziaria è arrivata anche in Europa. Ma l'Unione Europea, a differenza degli Stati Uniti, non ha uno Stato. Si è dotata di una moneta unica, di una banca centrale, di un parlamento, ma non ancora di uno Stato.
Questa crisi evidenzia il paradosso che le banche transnazionali oggi sono prive di qualsiasi rete di salvataggio - a differenza delle Casse e degli Istituti rimasti dentro i confini nazionali.
L’Unione Europea si muove in ordine sparso. Ogni Stato nazionale fa riferimento soprattutto alla situazione economico-finanziaria interna.

E’ venuta da subito a cadere l’idea di un fondo europeo di salvataggio da utilizzare in caso di emergenza per un importo di 300 miliardi di euro. La proposta franco-olandese è stata avversata dalla Germania tanto che gli stessi proponenti ne hanno disconosciuto la paternità.
Gli interventi di salvataggio sono inevitabilmente limitati a sanare situazioni di crisi parziali come ad esempio la nazionalizzazione della banca Fortis da parte dei paesi del Benelux e la parziale nazionalizzazione della banca franco-belga Dexia con i 6,4 miliardi di euro versati dai governi francese, belga e lussemburghese.
Come la nazionalizzazione della banca inglese Northern Rock effettuata il 19 febbraio 2008 nonostante un primo intervento della Banca centrale inglese che iniettò liquidità per 264 miliardi di dollari a garanzia dei depositi. Nonostante questa liquidità la gara per la vendita della banca non trova acquirenti.
In queste ore Angela Merkel ha annunciato che introdurrà, con effetto immediato, una garanzia pubblica per 568 miliardi di euro per la tutela di tutti i risparmi in Germania. Inoltre ha imposto alle banche il salvataggio, per 35 miliardi di euro, della banca tedesca Hypo Re, imponendo ad un consorzio di banche di concedere le linee di liquidità previste. L’operazione consiste in un apporto di liquidità dalle banche e dalla banca centrale con una garanzia fornita dallo Stato tedesco per 26,5 miliardi sui 35 complessivi. Il fallimento di questa banca avrebbe avuto ripercussioni su molti paesi europei.
Le strutture dell’economia e della finanza in Europa restano eterogenee divaricate tra l’internazionalizzazione spinta dell’Inghilterra e quelle nazional-regionali della Germania.
La proposta della costituzione di un fondo di garanzia sul modello americano non può essere approvato in quanto l’Europa non è uno Stato federale e quindi non ha un bilancio federale. Paesi che hanno una struttura di bilancio pubblico più solido, come la Germania, possono dedicare più risorse pubbliche a tutela e salvataggio del proprio sistema finanziario.
L’Italia, con un debito pubblico superiore al suo Pil trova un ulteriore aggravio alla crisi in quanto il rifinanziamento del debito oggi costa più caro, infatti si và allargando il differenziale dei tassi tra il Btp italiano ed il Bund tedesco.
L’auspicio di tutti è oggi quello che il sistema bancario finanziario europeo non sia interessato da una crisi profonda come quello americano. Gli strumenti di difesa infatti sono limitati ad interventi che ciascuno Stato fa a salvaguardia delle proprie istituzioni bancarie.

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