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Gramsci : L'economia della Società Regolata
di fulmini , Sun 12 October 2008 8:00
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Ripubblico qui il 'fulmine' uscito su ALIAS, settimanale culturale del quotidiano il manifesto (dove tengo una rubrica mensile - primo sabato di ogni mese), sabato 4 ottobre 2008. Tratta di un libro scritto da uno dei nostri coautori.

L'economia di solidarietà

I teologi del libero mercato arricciano il naso quando sentono parlare di ‘economia di solidarietà’ essendo, “per la invida natura degli uomini” e l’ottusa struttura degli interessi, “più pronti a biasimare che a laudare le azioni d’altri” (Machiavelli, Discorsi). A ciascuno il suo. Io, curioso quanto i lettori, nel bel mezzo della più grave crisi finanziaria dagli anni Venti del Novecento, raccolgo e offro qualche elemento di conoscenza di questa nuova teoria economica, con le parole di uno dei suoi massimi autori: Luis Razeto (Le dieci strade dell’economia di solidarietà, EMI 2003).

Questa ‘altra economia’ nasce negli anni Ottanta del Novecento in America Latina, sulla base di tre scoperte scientifiche-costruzioni teoriche.

UNO. “Una diagnosi certa della realtà sociale contemporanea, caratterizzata da una ‘crisi organica’ che si manifesta su vari piani. Sul piano individuale nell’incapacità che l’ordine sociale costituito mostra nel dare senso alla vita e nel favorire lo sviluppo integrale delle persone. Sul piano sociale nella crescente incapacità dell’ordine sociale costituito nel generare forme di rapporti comunitari che permettano la soddisfazione di bisogni di convivenza e nella sua accentuata inadeguatezza nell’integrare le istanze primarie e intermedie di associazione in un ordinamento sociale che canalizzi la preoccupazione e l’azione dei diversi gruppi verso obiettivi di bene comune. Sul piano politico nella crescente incapacità che lo Stato dimostra nel costituire il centro unificante dei diversi gruppi umani e culturali componenti la società.”

DUE. Una critica, basata sul Gramsci dei Quaderni del carcere, delle teorie economiche precedenti che fanno capo a Smith ed a Marx. La teoria liberista afferma che “l’attività economica è propria della società civile e che lo Stato non deve intervenire nella sua regolamentazione. Ma il liberismo è una ‘regolamentazione’ di carattere statale, introdotto e mantenuto per via legislativa e coercitiva.” (Quaderno 13) Quanto alla teoria marxista, “l’economia classica ha dato luogo a una ‘critica dell’economia politica’ ma non pare che finora sia possibile una nuova scienza o una nuova impostazione del problema scientifico.” (Quaderno 11) In effetti, Marx non riesce a “fondare teoricamente il nuovo modo di produrre” da lui prefigurato. Oggi è finalmente possibile una nuova scienza economica.

TRE. La elaborazione di una rete strutturata di nuovi concetti e di nuovi “elementi costitutivi di una civiltà” storicamente superiore a quella precedente e presente. “Una certa unione tra teoria e pratica, cioè l’esistenza di un ordine sociale storicamente duraturo, in cui si manifesti un certo livello fondamentale di coerenza tra i modi di pensare e di agire.” “Una relazione organica tra dirigenti e diretti, che altro non è che l’espressione sociale e istituzionale dell’unità di teoria e pratica.” “Una coerenza strutturale tra economia, politica e cultura, conseguenza dei due elementi precedenti e consistente nell’esistenza a livello d’insieme della società di un sistema organico di azione in base al quale le attività produttive, connettive e creative si articolino in armonia e in equilibrio.”

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