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diritto e rovescio : Posso provare il mobbing tramite registrazioni fonografiche?
di giuseppe , Wed 8 October 2008 8:00
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Cara Anonima (*), tu vorresti un sì o un no, e dormir sonni tranquilli; ma posso darti io le tranquillità che vai cercando? No, mille volte no. Consolati sapendo che io pure dormo male, e leggi – se ne hai voglia – quanto segue.

“Provare” vuol dire convincere il giudice della verità di quanto asserito da una parte nel processo. È il solito problema della ricerca della verità, che affligge l’umanità tutta, qui aggravato dalla circostanza che, dopo averla sperimentata, di codesta verità si debba persuadere anche il giudice. Come che sia, il 2712 c.c. (Riproduzioni meccaniche) sancisce che «le registrazioni fonografiche […] formano piena prova dei fatti e delle cose rappresentate, se colui contro il quale sono prodotte non ne disconosce la conformità ai fatti o alle cose medesime». “Piena prova” significa «efficacia probatoria assoluta ed incondizionata, nel senso che non lascia margine al giudice per una libera valutazione, ossia lo vincola» (Corte dei conti, sent. 272/2003). Dunque se la parte contro cui la registrazione è prodotta non disconosce la registrazione essa registrazione sufficit a formare il convincimento del giudice. Lo ha detto espressamente – non che ve ne fosse bisogno – anche Cass. 8219/1996, richiamata – e perciò sul punto confermata – da Cass. 10430/2007.

Quid se la parte disconosce? È intuitivo: la prova non sarà più “piena” e diverrà liberamente valutabile dal giudice «secondo il suo prudente apprezzamento» (116 c.p.c.: Valutazione delle prove), o sia coll’uso della ragione e dell’esperienza. Poi nella motivazione della sentenza dovrà dar conto del processo logico seguito e dei risultati della sua valutazione. Si potrà in oltre disporre una consulenza tecnica per verificare che la voce contenuta nel registratore sia quella del datore, che il registratore stesso non sia stato manomesso, e via periziando, a seconda di quanto contestato dal datore.

Il datore in fatti non potrà limitarsi “genericamente” a disconoscere la registrazione, in quanto il disconoscimento «deve essere chiaro e circostanziato ed esplicito con allegazione di elementi attestanti la non corrispondenza tra realtà fattuale e realtà riprodotta» (Cass. 8998/2001). A parte i due esempi di cui sopra, il datore potrebbe per esempio affermare, ed eventualmente provare, che il dialogo si sia svolto in un contesto tale per cui ciò che dalla registrazione appare essere un’offesa in realtà non sia tale (per es. viene riportata la frase “lei è un’indolente” anzi che l’originale “non ho mai detto che lei è un’indolente”), o pure provare che le offese fossero reciproche (per es., “lei è uno schiavista” “e lei è un’indolente”), nel qual caso, ex 599 (Ritorsione e provocazione), comma I c.p., «il giudice può dichiarare non punibili uno o entrambi gli offensori».

Tutto questo tralasciando la possibilità di ricorrere ad altri mezzi di prova: penso sovra tutto alla testimonianza, ma in effetti i colleghi non amano testimoniare contro il proprio datore di lavoro. O, meglio ancora, all’eventualità di far fare una brutta bruttissima figura al datore: gli avvocati son gente fantasiosa e conosceranno certo qualche trucco per aggirare il divieto di cui al 2739 c.c. (nella parte in cui dispone che «Il giuramento non può essere deferito o riferito […] sopra un fatto illecito») e deferire giuramento decisorio all’altra parte: se questa ammetterà, si vincerà la causa; se questa negherà, si perderà la causa, si tirerà fuori il nastro colla registrazione e si inizierà un processo penale per il reato di cui al 371 c.p. (Falso giuramento della parte). Percorrendo questa strada si potrebbe farla davvero pagar cara al datore. Ma questa è un’altra causa…

(*) Giuseppe si riferisce al seguente commento, suscitato dal suo post dell'otto luglio 2008 'Brevi note sulla registrazione':

Inviato: 4/9/2008 19:11 Aggiornato: 4/9/2008 19:11

Molto interessante...
Ma vale davvero?
Ho un'amica incinta che è stata terribilmente vessata quando i suoi 'datori' lo hanno saputo, al limite delle minacce (da pazzi...).
"verba volant", purtroppo.
Sarebbe autorizzata a tenere il microfono dell'MP3 acceso e registrare le SUE conversazioni personali?? Avrebbero valore giuridico???
Dove posso informarmi??

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Commenti
Inviato: 8/10/2008 9:07  Aggiornato: 8/10/2008 9:07
Giuseppe,

questa mattina, come ogni mattina, prima di andare a scuola (terza liceo scientifico a Napoli) ho letto il sito-rivista, ed ho trovato il tuo post molto interessante. Grazie.

Bello anche il fatto (ricordo che anche Venises ha fatto qualcosa del genere) che il tuo post sia nato dalla risposta ad un commento. Post e commenti insieme sono come pane e companatico.

Insomma, congratulazioni doppie. Ma ora, senti un po', Giuseppe: potresti spiegarmi meglio l'ultimo paragrafo, quello che comincia con "Tutto questo tralasciando la possibilità" e finisce con "Ma questa è un'altra causa..."?

Come l'hai scritto mi pare leggermente azzeccagarbugliato (si vede che stiamo leggendo e commentando 'I promessi sposi'?)

Gennariello
Inviato: 10/10/2008 5:20  Aggiornato: 10/10/2008 5:20
Autore: gius

Cara Anonima, tu chiedevi anche:

- Sarebbe autorizzata a tenere il microfono dell'MP3 acceso e registrare le SUE conversazioni personali?

Sì, ne abbiamo già parlato. Proprio nel messaggio in risposta al quale hai posto codesta domanda.

- Dove posso informarmi?

Presso il Codice civile ed il Codice di procedura civile, e presso un buon avvocato. Ti suggerisco di prendere al prossimo mercatino dell'usato un Codice civile, anche non aggiornatissimo, e di farne tuo inseparabile compagno. È utile tenerne sempre uno seco, specie se la notte non ti riesce di pigliar sonno (sapessi tu che ore sono nel mentre che ti sto rispondendo...).

Sappi fin d'ora che la tua amica - che secondo me non esiste, ma noi le si vuol bene lo stesso - ha tempo «tre mesi dal giorno della notizia del fatto che costituisce il reato» per sporgere querela (124, comma I c.p.), e provocare così l'esercizio dell'azione penale.

Per quanto riguarda l'azione civile, «Il diritto al risarcimento del danno derivante da fatto illecito si prescrive in cinque anni dal giorno in cui il fatto si è verificato» (2947, comma I c.c.). Se ti interessano, posso mandarti tramite posta elettronica il testo integrale delle sentenze citate, ed altre attinenti - o credute tali - per soddisfare eventuali tue curiosità.

Ad ogni modo, ribadisco che un buon avvocato dopo averti ascoltata saprà consigliarti per il meglio: qui non si fa consulenza legale, ma appassionata - e speriamo appassionante -

informazione.
Buona giornata.
Inviato: 10/10/2008 5:36  Aggiornato: 10/10/2008 5:36
Autore: gius

Gennariello,
ti ringrazio per le congratulazioni, a dirittura doppie: e non merito tanto.
Ma ora, senti un po' te: io non ci ho la vocazione dell'Azzeccagarbugli, e te lo vo a dimostrare senza tante ciance.
Il paragrafo è chiaro e non richiede parafrasi alcuna, mentre la spiegazione della norma può passare a traverso l'esempio proposto. Io fo causa al datore di lavoro per le ingiurie dallo stesso profferitemi, e non deposito le registrazioni (l'esistenza delle quali il datore non sospetta menomamente). Egli nega d'avermi mai ingiuriato. Io chiedo al giudice che deferisca giuramento decisorio, il giuramento cioè «che una parte deferisce all'altra per farne dipendere la decisione totale o parziale della causa» (2736 c.c.).

S'aprono così due strade: o controparte, che in fondo in fondo una coscienza ce l'ha, ammette d'avermi ingiuriato, ed io vinco la causa; o controparte non ammette un accidente, ed io perdo la causa. In quest'ultimo caso, però, tiro fuori le registrazioni fino ad ora amorevolmente custodite nel riserbo più stretto ed intento una causa contro il datore per il reato di cui al 371 c.p., riguardante il "Falso giuramento della parte". E gli chiedo pure il risarcimento del danno. Lo faccio correre, a quello.

Il problema qual è? Che «Il giuramento non può essere deferito o riferito [...] sopra un fatto illecito»: così dispone il 2739 c.c. E l'ingiuria rientra in tale ultima categoria di fatti. Per cui non posso dire al giudice di chiedere al datore "è vero che lei in tal data ha ingiuriato... ?".

Ma notavo, in fine, come i giuristi sieno gente fantasiosa e riescano ad aggirare ben altri divieti; ed aggiungo ora che spesso non c'è né anche bisogno di sforzarsi in tal senso, perché i giudici, con certe loro motivazioni oscure - queste sì azzecagarbugliesche! - disapplicano leggi che non possono non conoscere. Ed anche i p.m. son soliti percorrere queste vie. Magari affronteremo anche questi scomodi temi. Stammi bene. Giuseppe
Inviato: 13/10/2008 9:47  Aggiornato: 13/10/2008 9:47
Grazie 'gius',

delle tue chiare fresche e dolci... parole supplementari (si vede che stiamo studiando anche Petrarca?)

Post scriptum (= ascolta ancora)
Statte accuorto che oggi sul sito-rivista c'è un post di 'petilino' che ti tira in ballo.

Gennariello
Inviato: 13/10/2008 11:45  Aggiornato: 13/10/2008 11:45
Autore: fulmini

Comunicazione di servizio.

Giuseppe,

mi comunichi in privato la tua e-mail? Scrivi a: fulmini@fulminiesaette.it

Quella da me conosciuta rigetta le e-mail: come si dice a Roma "je rimbarza".

Comunica anche a Venises ( venises@fulminiesaette.it ) il tuo indirizzo telematico funzionante, lo inserirà nel sito-rivista.
Inviato: 5/11/2008 4:07  Aggiornato: 5/11/2008 4:07
Autore: gius

Gennariello,
o che classe frequenti, ché studiate assieme Petrarca e Manzoni?
Prima o poi ballerò anche con Petilino; grazie e boa noite.
gius
Inviato: 5/11/2008 4:22  Aggiornato: 5/11/2008 4:22
Autore: gius

Caro Fulmini, ho provveduto.
un abbraccio,
gius
Inviato: 5/11/2008 10:39  Aggiornato: 5/11/2008 10:39
Autore: venises

@ Gennariello

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Per quel che riguarda il nostro giuseppe, eccezionalmente per questa volta ci ho pensato io (dall' "alto", diciamo).
Ma è buona norma che ciascuno gestisca autonomamente i propri dati.