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economia di solidarietà : Il valore del denaro e la crisi finanziaria globale (2)
di luisrazeto , Fri 3 October 2008 8:30
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Il testo viene pubblicato in italiano - nella traduzione di Fabio Benincasa - e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto. La parte prima del saggio è stata pubblicata venerdì scorso, 26 settembre 2008.

Il denaro (tanto vilipeso da alcuni, tanto amato da tutti), è una delle più importanti invenzioni e creazioni dell’umanità. In effetti, il denaro per millenni è stato e, finché non inventeremo una migliore alternativa, continuerà ad essere la soluzione dei più grandi problemi della vita sociale.

Poiché nessun individuo, famiglia o gruppo umano è autosufficiente, necessitiamo tutti di poter interscambiare i beni e i servizi dei quali abbiamo bisogno e che produciamo. Noi esseri umani abbiamo bisogno l’uno dell’altro e lavoriamo uno per l’altro. Ciò dà luogo all’interscambio, al mercato, che quando non esisteva il denaro si concretizzava nel baratto diretto di beni e servizi contro altri beni e servizi. Tuttavia il baratto pone due problemi: è difficile da realizzarsi (perché esige ogni volta la coordinazione empirica delle decisioni di ciascun offerente con ciascun richiedente) ed è solitamente molto ingiusto (perché non c’è un criterio fisso né un meccanismo di mediazione per il valore dei beni e servizi che si scambiano).

Il denaro risolve questi due problemi, svolgendo le seguenti funzioni: 1) servire da unità di misura del valore dei fattori dei beni e servizi economici; 2) servire da mezzo di scambio universale, coordinando le decisioni di tutti i partecipanti al mercato attraverso il sistema dei prezzi.

Ci sono altri due tremendi problemi economici che il denaro risolve. Gli individui e le società hanno bisogno di assicurarsi il futuro, il che presuppone il risparmio e l’accumulazione della ricchezza. Accumulare beni fisici che costituiscano ricchezza (grano, mattoni, ecc.) non è sempre possibile e può rivelarsi molto inefficiente, visto che le cose si rovinano, perdono valore o vengono rubate. Il denaro, dunque, si trova a svolgere la funzione 3) di servire come mezzo di accumulazione della ricchezza, o di servire come “riserva di valore”.

Un altro problema che sarebbe irrisolvibile senza il denaro è la necessità di coordinare nel tempo (coordinazione intertemporale) le decisioni dei diversi agenti economici, in maniera che le risorse produttive e i beni prodotti siano disponibili per ogni soggetto nel momento in cui siano necessari, senza restare inutilizzati o disoccupati per lunghi periodi di tempo. Il denaro fa in modo che ciò che si risparmia oggi (per essere speso domani) è disponibile oggi (in forma di credito o prestito) per coloro che ne hanno bisogno subito, ma possono pagarlo solo in seguito. Questa è la quarta magnifica funzione del denaro.

E allora, che succede se il denaro smette di essere affidabile come “unità di misura del valore"? Immaginiamo: che cosa succederebbe nella costruzione di un edificio, di una cattedrale, di un castello, se il metro che usassimo per misurare fosse un giorno di 80 centimetri, il giorno seguente di 110 centimentri e poi solo di 90 e nessuno sapesse o potesse realmente contare sul metro utilizzato ogni giorno?

Nella storia è successo varie volte – e ogni volta è stato causa di una catastrofe economica – che il denaro smettesse di essere affidabile come unità di misura del valore. Quando questo succede, il denaro smette di servire per accumulare ricchezza e valore; non serve neppure più per la coordinazione intertemporale delle decisioni (visto che risparmiatori e debitori non possono sapere ciò che vale quello che possiedono oggi e ciò che potranno possedere domani). E rallenta seriamente anche la funzione del denaro di mezzo di scambio universale.

In un prossimo testo spiegheremo per quali ragioni pensiamo che questo sia ciò che sta accadendo attualmente.

*

EL VALOR DEL DINERO Y LA CRISIS FINANCIERA GLOBAL. (Segunda Parte)

El dinero (tan vilipendiado por algunos, tan amado por todos), es uno de los más importantes inventos y creaciones de la humanidad. En efecto, el dinero ha sido durante milenios y seguirá siéndolo hasta que inventemos una alternativa mejor, la solución a los más grandes problemas de la vida social.

Como ningún individuo, ni familia, ni grupo humano es autosuficiente, todos necesitamos intercambiar los bienes y servicios que necesitamos y que producimos. Los seres humanos nos necesitamos unos a otros, y trabajamos unos para otros. Esto da lugar al intercambio, al mercado, que cuando no existía el dinero se realizaba como trueque directo de unos bienes y servicios por otrosbienes y servicios. Pero el trueque tiene dos problemas: es difícil de realizar (porque exige cada vez la coordinación empírica de las decisiones de cada oferente con las de cada demandante), y suele ser muy injusto (porque no hay un criterio ni mecanismo de medición del valor de los bienes y servicios que se intercambian).

El dinero resuelve estos dos problemas, al cumplir las siguientes funciones: 1. Servir como unidad de medida del valor de los factores, bienes y servicios económicos; 2. Servir de medio de cambio universal, coordinando las decisiones de todos los participantes en el mercado a través del sistema de precios.

Hay otros dos tremendos problemas económicos que el dinero resuelve. Los individuos y las sociedades necesitamos asegurar el futuro, lo que supone reservar y acumular la riqueza. Acumular los bienes físicos que constituyan riqueza (trigo, ladrillos, etc.) no siempre se puede y suele ser muy ineficiente, pues las cosas se dañan, pierden valor, se las roban. El dinero viene, entonces, a cumplir la función 3. Servir como medio de acumulación de riqueza, o servir para "reserva de valor".

Otro problema que no encuentra solución sin el dinero es la necesidad de coordinar en el tiempo (coordinación intertemporal) las decisiones de los distintos agentes económicos, de manera tal que los recursos productivos y los bienes producidos estén disponibles para cada sujeto en el momento en que los necesita, sin permanecer inactivos o desocupados durante largos períodos de tiempo. El dinero permite que lo que unos ahorran hoy (para gastar mañana) esté disponible hoy (en la forma de crédito o préstamo) para quien lo necesita ahora pero que solo podrá pagarlo después. Es la cuarta magnífica función del dinero.

Pues bien: ¿Qué pasa si el dinero deja de ser confiable como "unidad de medida" del valor? Imaginemos: ¿qué pasaría en la construcción de un edificio, de una catedral, de un castillo, si el metro que usamos para medir, un día mide 80 centímetros, el día siguiente mide 110 cm, luego solo 90, y nadie sabe realmente ni puede confiar en el metro que utiliza cada día?

En la historia ha ocurrido varias veces –y cada vez ha sido ocasión de una catástrofe económica- que el dinero ha dejado de ser confiable como unidad de medida del valor. Pues, cuando ello ocurre, deja el dinero de servir para acumular riqueza y reservar valor; ya no sirve tampoco para la coordinación intertemporal de las decisiones (pues ahorrantes y endeudados no pueden saber lo que vale lo tienen hoy y lo que podrán tener mañana). Y se entorpece seriamente incluso la función del dinero como medio de intercambio universal.

Por cuales razones pensamos que todo esto es lo que está ocurriendo actualmente, lo que expondremos en un próximo texto.

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Commenti
Inviato: 3/10/2008 19:17  Aggiornato: 3/10/2008 19:17
Autore: fulmini

Leggendo i tuoi due posts - primi di una serie - sulla crisi finanziaria globale presente, Luis e comparandoli con il post - primo di una serie - di Mario (Pennetta) sullo stesso tema è evidente ai miei una differenza profonda fra le due impostazioni del problema.

Tu consideri questa crisi come una crisi sistemica, organica, epocale. Mario invece come una crisi seria, sì, maledettamente seria, eccome, e tuttavia come una crisi non sistemica, non organica, non epocale.

Ci vedo bene? E, se sì, puoi dire una parola su questo?
Inviato: 4/10/2008 12:27  Aggiornato: 4/10/2008 13:25
Mi pare doveroso citare Paolo Sylos Labini (Roma 1920-2005)che in una relazione sulle prospettive dell'economia mondiale, presentata nell'aprile del 2002 ad un convegno della CGIL esprimeva gravi preoccupazioni sulle prospettive dell'economia americana, che condiziona gli altri paesi e in particolare quelli europei. La sua diagnosi fu giudicata da molti pessimistica ma i fatti gli avevano dato ragione. "Oggi, sosteneva Sylos, sono ancora più pessimista, ma giusta o sbagliata che sia, essa si fonda non su intuizioni o sul fiuto, bensì su un'analisi approfondita". Chissà, alla luce degli ultimi eventi, cosa direbbe oggi, il grande ed irrequieto economista?
Filippo Piccione