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economia di solidarietà : Il valore del denaro e la crisi finanziaria globale (1)
di luisrazeto , Fri 26 September 2008 5:00
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Il testo viene pubblicato in italiano - nella traduzione di Fabio Benincasa - e in spagnolo, lingua nella quale è stato pensato e scritto da Luis Razeto.

L’attuale crisi finanziaria viene spiegata, fondamentalmente, come l’effetto della crescita esagerata dell’indebitamento (particolarmente dei mutui ipotecari, ma non solo di questi), che ha dato luogo a un rapido incremento dell’insolvenza e dell’incapacità di saldare i debiti da parte dei debitori. In tal modo nelle banche e nelle altre entità finanziarie si accumulano titoli di credito che mancano di valore o che si svalutano in proporzioni significative. Si genera dunque una perdita di attività ["activos"] (o di valore) delle banche e dei creditori in generale che, a sua volta, provoca la sfiducia degli investitori e detentori di titoli, beni e azioni che si affrettano a disfarsi di questi titoli minacciati e cercano rifugio in beni che prospettino un maggior grado di sicurezza. A causa di ciò diminuisce la capacità di offrire e ricevere credito, il che finisce per tradursi in una contrazione dell’economia e in recessione.

Così spiegata, la crisi è un fenomeno “normale” e ricorrente, che accade periodicamente sui mercati. Quello che renderebbe questa crisi differente da altre precedenti, sarebbe solamente la sua profondità ed estensione. In questo senso le cifre coinvolte portano a pensare che siamo di fronte a una crisi di un’intensità tale quale non si vedeva dai tempi della grande crisi degli anni 1929-30.

L’analisi dell’attuale situazione dei mercati effettuata in base ai concetti della Teoria Economica Comprensiva, riconosce che questa esposizione dei fatti (nei termini delle concezioni economiche convenzionali) è corretta; tuttavia va più in là e ci schiude un’altra dimensione di questa crisi che la pone in una prospettiva storica ed economica che ci permette di vederla non solamente come più profonda e estesa, ma anche come qualitativamente diversa. Inoltre ci pone nella prospettiva di comprendere che le risposte “normali” o abituali applicate a questa crisi non avranno gli effetti sperati, cioè non ci condurranno in questo caso a un vero superamento o ad un’uscita dalla situazione di crisi.

L’uscita “normale” da una crisi finanziaria “normale” consiste nel combinare un’adeguata (e ottimale) proporzione di tre elementi: a) la perdita di valore dei titoli dei creditori; b) la perdita che si devono assumere i debitori; c) la perdita che necessariamente deve colpire l’insieme di tutti gli altri agenti economici (consumatori, imprenditori, lavoratori, ecc.) tramite l’inflazione e/o una contrazione dell’economia. In questo modo si ottiene che la perdita, il danno e le sofferenze che la crisi provoca siano ripartite (e diluite) fra differenti settori economici coinvolti. Questi processi sono cautelosamente monitorati dai governi (politiche fiscali, tributarie, regolatorie, sussidiarie, di incentivo, riscatti bancari, etc.) e dalle autorità monetarie o dalle banche centrali (tassi di interesse, emissione di moneta, tassi di cambio, etc.).

Di fatto, questo è ciò che sta succedendo. Però dal punto di osservazione della Teoria Economica Comprensiva possiamo vedere qualcosa di più, più in profondità e più a distanza di tutto quello che abbiamo indicato.

(Poiché qui non possiamo spiegare come procede la Teoria Economica Comprensiva, dobbiamo limitarci a esporre alcune conclusioni di un’analisi che non possiamo esplicitare. Per ora basti dire che questa Teoria considera i fenomeni e i processi economici nell’intersoggettività delle azioni, decisioni e intenzioni dei soggetti privati e pubblici che li producono, nella cornice di un determinato contesto istituzionale, giuridico e politico)

In quest’ottica apprezziamo fondamentalmente due fenomeni dalle incalcolabili conseguenze:

Il primo fenomeno è una trasformazione che si sta compiendo nella natura o “essenza” del denaro. (E poiché il denaro è, nell’attuale sistema economico, l’elemento di articolazione dei mercati e dell’economia nel suo insieme, la presente crisi significa una disarticolazione strutturale del mercato, tale che la crisi non può essere risolta se non tramite una riforma istituzionale, giuridica e politica).

Il secondo fenomeno, strettamente connesso al precedente, è una mutazione al livello delle relazioni fra agenti economici privati e pubblici, tale che gli equilibri che hanno retto senza sostanziali cambiamenti nelle ultime sei decadi non sono più sostenibili, imponendo la necessità di ridefinire le relazioni fra economia e politica.

(Mi riprometto di esaminare questi due fenomeni in un prossimo testo).


*

EL VALOR DEL DINERO Y LA CRISIS FINANCIERA GLOBAL.

La actual crisis financiera está siendo entendida –en lo fundamental- como efecto de una exagerada expansión del endeudamiento (especialmente de los mutuos hipotecarios, pero no sólo de estos), que ha dado lugar a un rápido incremento de la insolvencia y los incumplimientos de los deudores. Se acumulan de este modo en los bancos y entidades crediticias, títulos de deuda que carecen de valor, o que lo pierden en proporciones significativas. Se genera en consecuencia una pérdida de activos (o de valor) de los bancos y acreedores en general, que provoca la desconfianza de los inversionistas y tenedores de títulos, bonos y acciones, que se apresuran en deshacerse de estos papeles amenazados, y buscan refugio en activos que les proporcionen mayor seguridad. Con todo ello disminuye la capacidad de dar y de recibir créditos, lo cual se traduce en contracción económica y recesión.

Así entendida la crisis, se trata de un fenómeno "normal" y recurrente, que sucede periódicamente en los mercados. Lo que pudiera diferenciar la crisis presente de otras anteriores, sería solamente su profundidad y su extensión. En tal sentido, los números involucrados llevan a pensar que estaríamos ante una crisis cuya intensidad no se había visto desde la gran crisis de los años 1929-30.

El análisis de la actual situación de los mercados efectuado en base a los conceptos de la Teoría Económica Comprensiva, reconoce que lo expuesto (en los términos de las concepciones económicas
convencionales) es correcto; pero va más allá y nos abre a otra dimensión de esta crisis, que la pone en una perspectiva histórica y económica que nos permite verla no solamente como más profunda y extendida sino como cualitativamente distinta. Más aún, nos pone en la perspectiva de comprender que las respuestas "normales" o habituales, aplicadas a esta crisis, no tendrán los efectos esperados, es decir, no conducirán en esta ocasión a una real superación y/o salida de la crisis.

La salida "normal" de una crisis financiera "normal" consiste en combinar en una adecuada (u óptima) proporción, tres elementos: a) la pérdida de valor de los activos de los acreedores; b) la pérdida que deben asumir los deudores; c) la pérdida que necesariamente ha de afectar al conjunto de los otros agentes económicos (consumidores, empresarios, trabajadores, etc.) via inflación y/o via contracción económica. De este modo se obtiene que la pérdida, el daño y el dolor que provoca la crisis se reparta (y diluya) entre los diferentes sectores involucrados. Estos procesos son cuidadosamente monitoreados por los Gobiernos (políticas fiscal, tributaria, regulatoria, subsidiaria y de incentivos, rescate de bancos, etc.) y por las autoridades monetarias o bancos centrales (tasas de interés, emisión monetaria, tipo de cambio, etc.).

Todo ello está de hecho ocurriendo. Pero desde el punto de observación que nos proporciona la Teoría Económica Comprensiva, podemos ver algo más, por debajo y más allá de todo lo indicado.

(Como no podemos explicar aquí lo que es y cómo procede la Teoría Económica Comprensiva, debemos limitarnos a exponer algunas conclusiones de un análisis que no podemos aquí explicitar. Baste por ahora decir que esta Teoría comprende los fenómenos y procesos económicos desde la intersubjetividad de las acciones, decisiones e intenciones de los sujetos privados y públicos que los producen, enmarcados en un determinado contexto institucional, jurídico y político).

Desde esta óptica apreciamos básicamente dos fenómenos de incalculables consecuencias:

El primer fenómeno es un cambio que se está cumpliendo en la naturaleza o "esencia "del dinero. (Y como el dinero es –en el actual sistema económico- el elemento articulador de los mercados y de la economía en su conjunto, la presente crisis está significando una desarticulación estructural del mercado determinado, tal que no puede resolverse la crisis sino mediante una reforma institucional, jurídica y política.)

El segundo fenómeno, estrechamente conectado al anterior, es una mutación al nivel de las relaciones entre los agentes económicos privados y los agentes económicos públicos, tal que los equilibrios que han permanecido sin cambios sustanciales durante las últimas seis décadas ya no se sostienen, planteando la necesidad de redefinir las relaciones entre economía y política.

(Me comprometo a examinar estos dos fenómenos en un próximo texto).

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