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vita di imprenditore : Conosce qualcuno a Roma?
di fort , Sat 4 October 2008 8:10
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La faccenda era che, al punto in cui eravamo, dovevamo per forza cambiare sede, ci occorreva una più grande e funzionale ed obbligatoriamente in piano con la strada: pallets da 1,2 tonnellate non permettevano alternative e non perdonavano errori.
La clientela, tutta su Milano città, ci obbligava ad adeguarci ad un difficile, economicamente parlando, parametro: il magazzino dovevamo cercarlo necessariamente in città. Solo così avremmo potuto mantenere il ritmo di consegne, e quindi di incassi.
Il fatto era che non osavamo prendere in considerazione l’acquisto, indebitati come eravamo e ci indirizzammo verso l’affitto.
Ma il canone era elevato: i proprietari e le agenzie approfittavano della nostra situazione di necessità ed alzavano il prezzo.
Eravamo disperati, non sapevamo come fare.

Fu questa la nostra fortuna: messi con le spalle al muro dovemmo necessariamente considerare l’acquisto.
Questa decisione la prendemmo quando, così e solo per curiosità, andammo a vedere una vecchia e grandissima ex raffineria di olio lubrificante per auto, l’Oleoblitz, che aveva cessato l’attività. Una immobiliare frazionava i capannoni e li vendeva.
Andai in un pomeriggio di settembre. Non trovai nessuno se non un venditore dell’immobiliare che mi accompagnò per i vari capannoni. Ero uno dei primi, mi disse e quindi potevo scegliere sia il capannone che la metratura.
Ne vidi uno che sembrava fatto apposta per noi e con un ampio cortile di carico e scarico per i TIR ed il tutto nel privato, non in strada, finalmente, alto 8 metri - lo si poteva soppalcare.
Fu qui che presi una di quelle decisioni che io chiamo d’istinto, che sento intimamente. “Lo compero” - dissi. Voleva 175 milioni (eravamo nel 1984).
“150 e non una lira di più: debbo ristrutturarlo, prepararlo per la licenza sanitari, demolire l’enorme serbatoio d’acqua che sta sul tetto.”

Mentre tornavo in ditta mi dicevo – “Ma sei scemo ad aver preso un impegno così, e da solo? Ed adesso che dico a mio fratello? Ci sarà da litigare.”
Ed invece non successe nulla. Mi disse – “Guarda, il magazzino nuovo è indispensabile. Dopotutto, per due formiche come noi, affogare in un bicchiere d’acqua o in un secchio che differenza fa?”
Il discorso non faceva una grinza e mi attivai per un mutuo.
Lo facemmo con la Legge 517 che prometteva di rimborsare gli interessi.
Lo pagammo tutto in 7 anni e grazie al lavoro che si sviluppò successivamente ma, quando a fine mutuo reclamammo il rimborso degli interessi, candidamente la banca ci disse che erano finiti i fondi assegnati alla Legge. Dovevamo avere un 20 milioni circa.
A fronte della mia frustrazione, l’impiegata mi disse che forse si poteva fare qualcosa: “Conosce qualcuno a Roma?”

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Commenti
Inviato: 8/10/2008 22:34  Aggiornato: 8/10/2008 22:34
Autore: ioJulia


Julia