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sociografie : Il precario dei precari
di pietropacelli , Fri 3 October 2008 8:00
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Questa volta la rubrica ‘sociografie’ affronta un fenomeno sociale che sta aumentando in misura preoccupante, quello del precario dei precari. Normalmente si tratta di un uomo, di cittadinanza italiana, vicino ai 50 anni, che si trova improvvisamente senza lavoro e, quel che è più grave, senza alcuna conoscenza importante che possa aiutarlo in qualche modo, recuperandolo alla cosiddetta società civile.
Quella che segue è un’intervista rilasciata da uno di questi anonimi superprecari, originariamente comparsa sul sito www.spartaco.eu, e che ho l’autorizzazione a divulgare.
Cosa che faccio con determinazione sociografica, e senza alcun commento preliminare: facciamolo insieme.

TESTO DELL’INTERVISTA

“"Non ho più soldi né lavoro, posso solo rubare o morire."

Quando è iniziata la caduta?
"Il mio grande sbaglio è stato mollare il lavoro di magazziniere. Mi ero lasciato con mia moglie. Anche lei lavorava per la stessa ditta. Non mi sembrava il caso di continuare a vederci tutti i giorni."
Quindi?
"Ho cercato di fare l'ambulante al mercato, due anni di incertezza, ma alla fine il nuovo lavoro non ha funzionato".
Qual è stato il passo successivo?
"L'8 ottobre scorso sono partito per cercare fortuna a Barcellona come aiuto cuoco. Avevo 400 euro in tasca, tutto quello che mi restava. Il primo giorno ho perso il portafoglio. Il consolato mi ha prestato i soldi per tornare in Italia."
Cosa ha fatto per cercare lavoro?
"Ho battuto in rassegna tutte le fabbriche della cintura di Torino, hanno il mio curriculum, ma nessuno mi chiama."
Altri tentativi?
"Ho cercato di inventarmi un posto da lavavetrine. Ho fatto tutti i negozi di corso Francia: qualcuno aveva accettato di pagarmi il servizio. Ma al terzo negozio i vigili urbani mi hanno bloccato. Volevano la licenza."
Si è arreso?
"No. Mi sono presentato alla cooperativa Arcobaleno che si occupa di raccolta differenziata, ma mi hanno detto che assumono solo tossicodipendenti ed ex carcerati."
Dove dorme?
"Per adesso mi appoggio a una pensione a quaranta chilometri da Torino. Mi fanno 30 euro per letto e cena, ma mi sto indebitando. Ho già dormito tre notti fuori."
Solidarietà?
"Nessuna. Sono andato a chiedere aiuto al Sermig, mi hanno detto di mettermi in coda giovedì per sperare di aver un posto letto il martedì seguente. Davanti a me c'erano almeno duecento immigrati."

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Commenti
Inviato: 3/10/2008 11:17  Aggiornato: 3/10/2008 11:17
Con tutto il rispetto per la tragedia di quest'uomo, mi sembra però che il problema qui non sia il precariato. Quest'uomo è disoccupato, non è un precario. Mi spaventa unire problemi diversi in un unico grande gomitolo, mi fa sentire ancora più impotente del districarli, o anche solo nel vederli con chiarezza.

Prishilla
Inviato: 3/10/2008 12:45  Aggiornato: 3/10/2008 12:45
Con tutto il rispetto non vorrei passase il messaggio che non si trova lavoro a causa dei tossici o degli immigrati.
Inviato: 4/10/2008 21:57  Aggiornato: 4/10/2008 21:57
Autore: Pietro

Beh, quella è una storia vera e reale.
Le analisi possono essere varie, ma il punto è:
queste persone reali cosa debbono fare per vivere?
Li cacciamo nella clandestinità sociale?