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prove di discussione : Dirigenti pubblici e partiti politici
di fulmini , Sun 14 September 2008 8:00
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Nel 1933 - settantacinque anni fa - Antonio Gramsci osservava: “è vero che i partiti politici sono finora il modo più adeguato per elaborare i dirigenti e le capacità di direzione dello Stato” (Quaderni del carcere - 15).

Ciò che era vero allora non è più vero ora: i “dirigenti dello Stato” e le “capacità di direzione generale” – in questi anni, e da quattro decenni - non si costruiscono teoricamente e praticamente dentro i partiti politici. Lo abbiamo osservato a più riprese, su questa pagina quotidiana-e-mensile che è il sito-rivista, descrivendo e analizzando la “crisi dei partiti politici” ( soprattutto nella rubrica ‘Gramsci’ ).

Se le cose stanno così, dove si costruiscono oggi i dirigenti dello Stato e le capacità di direzione generale?

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Commenti
Inviato: 14/9/2008 13:21  Aggiornato: 14/9/2008 13:21
Mi sembra che oggi si costruiscano per lo piu' nelle amministrazioni locali (i sindaci, i presidenti di regione tendono a voler far carriera nello Stato) oppure si tratta di personaggi cooptati dai partiti, non nell'ambito della cosiddetta "societa' civile" che in Italia secondo me non esiste, ma nella societa' dello spettacolo la vedova di tizio, il giornalista caio, il famoso medico/avvocato sempronio. Ma soprattutto ci sarebbe da sottolineare che questo dilettantismo (sottolineato oggi anche da Scalfari) diventa possibile perche' i "dirigenti" dello Stato non dirigono proprio nulla, le decisioni sono prese da gruppetti di gestori della cosa politica.
Inviato: 14/9/2008 16:16  Aggiornato: 14/9/2008 16:16
Autore: AlfaZita

Rifletto sulla domanda di Fulmini e sono pronta a giurare che in Italia i partiti politici che vincono le elezioni, dimostrano in modo eloquente il proprio potere, come prima mossa, modificando il quadro direzionale generale con la sostituzione degli alti dirigenti dello Stato.
Un esempio per tutti la RAI. Sei mesi prima delle elezioni e sei dopo (se tutto va bene) c’è la paralisi interna, non si muove foglia, non si fanno contratti, produzioni, partecipazioni, non si accettano inviti; rallentano i computers e nelle stanze si parla piano come negli obitori, si vive nella penombra in fondo, dietro giornali spalancati, tutti sono lì , ad aspettare attoniti Godot, a guardare i telefoni … e loro squillano e squillano e nessuno li alza.
La conferma della necessità di un nuovo tipo di reclutamento e di formazione dei dirigenti dello Stato in un sistema di pubbliche amministrazioni più moderno, più efficiente, più innovativo, meno invadente, meno burocratico, meno dipendente dalla politica partitica, viene dalla relazione di Franco Bassanini, nel corso del Convegno di inaugurazione del IV Corso-concorso di formazione dei dirigenti organizzato dalla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione, Roma, Palazzo Marini, 9 giugno 2008).
in sintesi:
…la Pubblica Amministrazione necessita:
• grandi riforme, intese a abbattere gli ostacoli, i freni, gli impedimenti alla crescita, alla innovazione, alla valorizzazione del merito, dei talenti, del lavoro, a smantellare privilegi e rendite, logiche corporative e burocratiche.
.Questa rivoluzione culturale richiede, prima di tutto, una diversa dirigenza.
• Una dirigenza dotata di cultura manageriale prima che giuridica, orientata all’innovazione e al cambiamento, al provvedimento più che al procedimento, ai risultati più che agli adempimenti.
• Una dirigenza che accetti la sfida della valutazione delle performances, e della misurazione della soddisfazione del cittadino-utente-cliente.
• Una dirigenza che accetti la sfida dell’autonomia dalla politica: leale all’autorità politica, alla quale compete indicare strategie, obiettivi e risultati da conseguire; ma responsabile delle perfomance realizzate, e dunque gelosa custode della sua autonomia nella gestione delle risorse, nella organizzazione del lavoro, nel rifiuto di subire richieste clientelari: dunque nella pratica dei principi costituzionali di imparzialità e buon andamento.
E’ un problema di formazione e di aggiornamento? Per i dirigenti in servizio sì; e senza farsi illusioni.
Il grido d’allarme di F. Bassanini sottolinea quando lontana è ancora la riforma del recludamento dei dirigenti dello Stato, quando vicini ed invadenti sono i partiti politici nella gestione degli affari dello Stato.
Inviato: 14/9/2008 17:33  Aggiornato: 14/9/2008 17:33
Autore: fulmini

@ Anonimo

Interessante la tua osservazione secondo la quale i dirigenti dello Stato e le capacità di direzione generale oggi si costruiscono nelle 'amministrazioni locali' e non nei partiti politici.

@ AlfaZita

Interessanti le tue osservazioni critiche sul predominio attuale dei partiti politici nella selezione - e non nella costruzione - dei dirigenti dello Stato, e interessanti le proposte di riforma avanzate da Bassanini.
Inviato: 14/9/2008 20:33  Aggiornato: 14/9/2008 20:33
Nei circoli unione, dei professionisti, chiamateli come vi pare. Sfornano dapprima gli amministratori locali, che fondano il loro potere reale sul controllo del voto (siamo in una democrazia (sic) "elettorale"). Gli stessi, poi, andranno a dirigere la cosa pubblica, in parlamento e, se "trombati", o dopo un certo numero di legislature, in posti chiave dell'amministrazione pubblica. Per il PD e in genere per la sinistra, coincidono ancora (per buona parte) con il funzionario di partito o il sindacalista.
angela
Inviato: 15/9/2008 8:55  Aggiornato: 15/9/2008 8:55
Autore: fulmini

@ Angela

I dirigenti dello Stato si costruiscono ancora dentro i partiti, ma anche dentro i sindacati - almeno a sinistra - sostieni. E a destra?
Inviato: 15/9/2008 10:24  Aggiornato: 15/9/2008 10:24
La destra. Mettiamola così, dove ci sono ancora tessere di partito, anche lì e parzialmente, è il partito e il sindacato a sfornare dirigenti. Intendiamoci nulla a che spartire, sia per la destra che per la sinistra, con la vecchia scuola quadri. Piuttosto è la logica del "dobbiamo sistemarlo" il segretario cittadino o il sindacalista di categoria. Ma in fondo il principio è sempre lo stesso. Il pacchetto di voti che quello o l'altro possono controllare sul territorio, tra i dipendenti o le associazioni.
Un discorso a parte merita la Lega, probabilmente. Da quello che ho letto dal loro Statuto e da varia documentazione, mi pare che vadano "alla maniera antica". Sezioni, segretari, insieme a un forte accentramento decisionale che fa capo a Bossi. Non so se fanno scuola quadri, ma non mi stupirei del contrario. Mi sono fatta l'idea che non è un movimento, ma, forse, l'ultimo partito rimasto della prima repubblica.
angela
Inviato: 15/9/2008 19:11  Aggiornato: 15/9/2008 19:11
Anch'io desidero intervenire nel dibattito aperto da Fulmini sul ruolo dei dirigenti dello Stato. Quasi ogni governo nell'ultimo mezzo secolo, con scadenza decennale, ha tentato di introdurre una riforma nell'apparato burocratico del Paese. Finora tutti i tentativi di miglioramento si sono rivelati fallimentari. Soltanto quella del 1993 con il decreto legislativo 29 poteva, secondo me, cambiare il volto della P.A.in quanto stabiliva la separazione della direzione amministrativa da quella politica. Veniva finalmente contemplata la responsabilità del dirigente sulla base di una contrattazione di tipo privatistico in forza della quale egli doveva rendere conto dei risultati della sua gestione secondo le direttive impartite e le risorse assegnate. Fra queste risorse, la principale era costituita dal personale del quale unico responsabile era il dirigente, che attraverso forme di incentivazioni, verifiche e formazione, doveva essere in grado di orientare i suoi collaboratori a principi di efficienza, efficacia ed economicità. Ma la relazione che si creava fra il potere politico e il dirigente (specie con il capo dipartimento e del direttore generale) era di dipendenza e di obbedienza, piuttosto che essere informata alla responsabilizzazione e alle capacità professionali e manageriali, come si diceva allora. Non ho alcun imbarazzo quindi a rispondere alla domanda di Fulmini. Credo che allo stato delle cose la "costruzione" della classe dirigenziale della pubblica amministrazione, a livello centrale come a livello locale, sia impossibile. Siccome non si avverte nessun cambiamento di mentalità nè di volontà di cambiamento da parte del ceto politico nel suo insieme, dobbiamo rassegnarci chissà per quanto a non avere una classe dirigente politica ed amministrativa degna di un Paese civile e democratico . Filippo Piccione
Inviato: 15/9/2008 19:43  Aggiornato: 15/9/2008 19:43
Autore: fulmini

@ Filippo Piccione

Interessante la tua descrizione dei tentativi di subordinazione del ceto burocratico da parte del ceto politico nel caso italiano.

La questione che ponevo tuttavia rimane ancora senza risposta:

Se i dirigenti dello Stato e le capacità di direzione generale non sono oggi elaborati all'interno dei partiti politici (come accadeva agli inizi degli anni Trenta secondo l'analisi gramsciana), dove e come ciò accade?

Qualcuno ricorderà le parole di Pier Paolo Pasolini agli inizi degli anni Settanta (cito a memoria): Le facce dei dirigenti dei partiti politici sono maschere del potere reale. E anche quelle di Leonardo Sciascia (cito a memoria): Il potere è altrove.

"Potere reale", "altro potere"... vogliamo essere, noi, qui e ora, più precisi?
Inviato: 18/9/2008 23:39  Aggiornato: 18/9/2008 23:39
Autore: fort

A mio modestissimo avviso, e poichè qui si parla di dirigenti statali e non di politici, ritengo che i veri dirigenti lo Stato li potrebbe prendere dalle imprese civili dopo aver esaminato e ponderato i risultati apportati nelle stesse.
Io farei un mix di docenti universitari di chiara fama e manager privati.
Inviato: 18/9/2008 23:43  Aggiornato: 18/9/2008 23:43
Autore: fort

Dimenticavo.
Per rispondere, o almeno tentare, alla domanda di Fulmini: dove accade? Ecco, io debbo ritenere che, attualmente, non si formino affatto, visto lo stato della burocrazia.
Non accade da nessuna parte, purtroppo.
E questo è un vero disastro.
Inviato: 19/9/2008 10:46  Aggiornato: 19/9/2008 10:46
Autore: fulmini

@ Fort

Tu sei un imprenditore privato, e condividi la teoria liberista.

Ora, la teoria liberista afferma che “l’attività economica è propria della società civile e che lo Stato non deve intervenire nella sua regolamentazione. Ma il liberismo è una ‘regolamentazione’ di carattere statale, introdotto e mantenuto per via legislativa e coercitiva.” (Gramsci, Quaderno 13)

Il tuo bel commento, basato sulla tua diretta esperienza, illumina nello stesso tempo la crisi dello Stato e la contraddizione del liberismo.

Vorrei aggiungere che il caso italiano è aggravato dal fatto che la classe politica attualmente al governo non solo è fortemente carente di senso dello Stato, ma è anche fortemente carente di senso del liberismo.
Inviato: 23/9/2008 16:42  Aggiornato: 23/9/2008 16:42
Azzardo una idea "di getto":
Dallo scontro di dinamiche non ben precisate, che non sono chiare (nella maggior parte dei casi) nemmeno a chi le sostiene?
Inviato: 23/9/2008 16:47  Aggiornato: 23/9/2008 16:47
Non ho visto che occorreva firmare…
Aggiungo che i modelli di pensiero dominanti hanno in sé un germe di rifiuto (implicito, che è ben peggio) della autorità.
Qualsisasi autorità, quindi anche lo Stato e quella civile sono – in ultima analisi – disprezzate.
Cioé, il "tiro al bersaglio" verso la Chiesa non è che la punta dell'iceberg dell'adozione implicita di questo modo di pensare (e ovviamente vivere), che scende fino ai particolari più piccoli (il mio datore di lavoro si comporta male: io mi ribello).
È chiaramente una generalizzazione, ma ne vedo gli effetti dovunque in una mancanza di rispetto a 360°…
Claudio ['piccic' dal blog di Biz]
Inviato: 24/9/2008 19:54  Aggiornato: 24/9/2008 19:54
Autore: fulmini

@ Claudio ['piccic' dal blog di Biz]

Caro Claudio (grazie di aver fatto capoccetta nel sito-rivista) penso che tu abbia ragione: oggi viviamo una grave "crisi di autorità". Ma da dove proviene questa crisi, chi ne è responsabile? Questo è il problema.

Penso che la crisi di autorità venga , prima di tutto (non esclusivamente) dal fallimento... delle 'autorità', cioè dei loro progetti e comportamenti, dei loro modi di pensare e di agire.

Io sono sorpreso del contrario, piuttosto, e mi domando - per restare al tuo esempio relativo alla Chiesa - come mai tanti cattolici accettino un capo della Chiesa come il papa attuale. Un restauratore che si crede erede di un riformatore (Gesù di Nazareth). Molti cattolici lo accettano rassegnati e bisbigliano scandalizzati nei corridoi. Perché? Non è più opportuno che gli scandali esplodano?

A leggerci. Sono interessato a sapere cosa pensi.