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briciole musicali : Benedetto Marcello: Sonata in Fa maggiore
di venises , Mon 19 November 2007 1:30
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Di Benedetto Marcello (Venezia, 1686 – Brescia 1739) state ascoltando la Sonata in Fa maggiore per violino, organo e violoncello (Adagio, Minuetto, Allegro-Gavotta, Allegro-Largo, Ciaccona, Allegro), una delle ‘12 suonate a flauto solo con il basso continuo per violoncello o cembalo’ che costituiscono l’Op. 2 (del 1712): la sola senza il flauto!

Proveniente da una ricca famiglia di colti mercanti (co-proprietaria del Teatro Sant’Angelo), fratello minore di Alessandro, non fu certo un enfant prodige. Col fratello rapito dalle muse già in giovane età, toccò a lui il compito di mantenere l’influenza e la prosperità della famiglia (il padre era senatore nel governo veneto – ma anche buon violinista); fu così avviato agli studi di giurisprudenza. Benedetto si sottomise docilmente al proprio destino, meditando di dedicarsi alla musica nei ritagli di tempo dalle sue occupazioni ufficiali. Studiò musica alla scuola di Gasparini e Lotti. Finì per essere avvocato, amministratore, giudice, poeta, filologo, musicista e compositore.

Nel dicembre 1707 entrò a far parte del Maggior Consiglio veneziano.
Nel 1708 pubblicò la sua prima opera, i concerti per violino e violoncello Op. 1; per paura delle critiche si firmò “dilettante in contrappunto”: ed invece quest'opera gli dette la notorietà. Il vituperato Vivaldi prese a prestito uno dei suoi temi utilizzandolo nel Concerto op. 3 n. 11 (1711).
Nel 1711, ormai affermato compositore, entrò a far parte dell’Accademia di Bologna alla quale rimase legato per il resto della vita.
Il frontespizio delle ‘12 suonate a flauto solo con il basso continuo per violoncello o cembalo’, Op. 2 del 1712 reca nuovamente la firma: “dilettante in contrappunto”.
Nel 1714 entrò a far parte dell’Accademia di Venezia. Si legò anche a varie accademie più piccole, che coltivavano il mito dell’Arcadia (fra gli arcadi, Benedetto adottò il nome di Driante Sacreo).
Da allora il suo interesse musicale si volse alla musica profana, sino a quando, nel 1728 (anno in cui sposò una popolana che cantava sui battelli nei canali – matrimonio che rimase segreto sino alla sua morte) durante un servizio nella chiesa dei Santi Apostoli passando sopra una tomba la pietra si ruppe ed egli vi cadde dentro perdendo i sensi: non fu notato, il sarcofago venne richiuso e lui fu per qualche ora sepolto vivo. Liberato, prese l’evento per un avvertimento e smise di comporre musica.
Inviato a Brescia come Camerlengo per conto della Repubblica di Venezia, vi si spense nel settembre del 1739, lasciando incompleto un trattato religioso, “L’Universale Redenzione” e quasi 700 composizioni musicali.
Fu nemico di Antonio Vivaldi, che considerava un compositore volgare, che inseguiva le mode. Era un grande conoscitore della musica antica e considerava il melodramma il male dell’Italia.
È del 1716 la sua lettera anonima contro il maestro, Antonio Lotti. Un volume di madrigali del Lotti (di dieci anni prima!) è il pretesto per una disquisizione sulla teoria musicale ed in particolare per un attacco alla musica di Lotti e al suo modo di fare contrappunto.
Stavolta non si firmò “dilettante in contrappunto”: stavolta non si firmò affatto.



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