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diritto e rovescio : Bestemmiare è reato?
di giuseppe , Mon 8 September 2008 6:10
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V’è anzitutto da premettere che, giuridicamente parlando, non è che sia consentito tutto ciò che reato non è, poiché il nostro ordinamento conosce anche le figure dell’illecito civile e dell’illecito amministrativo: la domanda va quindi letta come “è giuridicamente consentito bestemmiare?”. I blasfemi leggano quanto segue, e non dicano poi non esser stati avvertiti.

Apriamo un vecchio Codice penale al 724, e scopriamo che Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato, è punito con l’ammenda da lire ventimila a seicentomila. Parrebbe consentito bestemmiare contro gli dei delle altre religioni.

Questa la situazione fino a poco tempo fa. E adesso? Si sono levate numerose proteste: da un lato, vi è chi affermava l’opportunità della soppressione di tutte le norme a tutela delle religioni, in nome della libertà di manifestazione del pensiero; dall’altro, chi lamentava una irragionevole disparità di trattamento tra la religione cattolica e le altre religioni.

Quanto ai primi, non vale davvero la pena di spender molte parole: la Costituzione riconosce il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, ma tutela anche, negli articoli 7 ed 8, la libertà di religione. E quando due interessi costituzionalmente protetti entrano in conflitto, si opera la compressione dell’uno a vantaggio dell’altro, senza però mai giungere all’eliminazione totale.

Più interessanti le critiche dei secondi. Fondate sulla c.d. laicità dello Stato, esse critiche hanno portato all’armonizzazione delle figure di reato contro la “religione di Stato” e contro gli altri “culti ammessi”. Fra le altre cose, è stato modificato il 724. Una prima modifica è intervenuta ad opera di Corte cost. 440/1995, che ha dichiarate costituzionalmente illegittime le parole fra parentesi: «Chiunque pubblicamente bestemmia, con invettive o parole oltraggiose, contro la Divinità [o i Simboli o le Persone venerati nella religione dello Stato], è punito…». Da un lato, non si fa più riferimento alla “religione dello Stato”, ma solo alla “Divinità”: anche le altre confessioni religiose n’escono tutelate. Dall’altro, però, ben potevasi evitare di tacciare d’incostituzionalità anche il riferimento ai “simboli” ed alle “persone venerate nella religione” {esiste un motivo per cui è stato fatto ciò: magari se ne parla nei commenti}: questa fattispecie criminosa è ora limitata alle sole invettive o parole oltraggiose contro la Divinità. Un’ulteriore variazione all’articolo in esame, compiuta dal d. lgs. 507/1999, risponde alla domanda iniziale, punendosi ora l’autore della fattispecie surriferita con la sanzione amministrativa pecuniaria da 51 euro a 309 euro: si parla di “sanzione amministrativa pecuniaria”, e non più di “ammenda”. Poiché il 17 ricollega la sanzione dell’ammenda alle contravvenzioni, che sono un tipo di reato (l’altro tipo di reato si riferisce ai delitti), parlandosi ora di “sanzione amministrativa pecuniaria” si sottolinea il fatto che bestemmiare non sia più reato, ma solo illecito amministrativo.

I problemi di coordinamento col 726, che punisce Chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza – e fra gli atti contrari alla pubblica decenza vi è pure il turpiloquio, come già sottolinea la rubrica della norma (“Atti contrari alla pubblica decenza. Turpiloquio”) – potrebbero esse risolti alla stregua di quanto afferma Pretura Avezzano, 20 novembre 1996: «Il fatto di aver bestemmiato in pubblico contro la Madonna non è più previsto dalla legge come reato dopo la modificazione dell'art. 724 comma 1 c.p. da parte della Corte costituzionale con la sent. n. 440 del 1995; perciò l’imputato deve essere assolto con la formula secondo la quale “il fatto non è previsto dalla legge come reato”, non potendo tale offesa empia rientrare nel reato di turpiloquio (art. 726 c.p.), in quanto il disvalore penale di siffatta condotta rientra esclusivamente nell’ambito del modificato art. 724 c.p.».


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Commenti
Inviato: 26/9/2008 12:30  Aggiornato: 26/9/2008 12:30
Se viene perso il senso dell'offesa nei confronti della persona, ci si mette in condizione di non vedere più il senso della bestemmia.
Un'offesa resta un'offesa e presume un sentimento di risentimento nei confronti di chi si offende.

In partenza, qualunque argomento che aggredisce una realtà umana senza il necessario rispetto, è già implicitamente una bestemmia, in quanto non attacca un comportamento malvagio, ma attacca la persona, e non riconosce la dignità umana.

Già questo fa capire come possa essere problematico entrare nell'ottica di filosofie religiose che inquadrano l'uomo in un generico "ecosistema" dei viventi…

Se manca il rispetto per l'uomo, cade ogni discorso, e la bestemmia non diventa altro che un segno di questa mancanza di carità.

Claudio P. (Modena)
Inviato: 30/1/2009 21:47  Aggiornato: 30/1/2009 21:47
Fin qui tutto chiaro... Ma vorrei esaminare un caso specifico: gli afterhours hanno scritto una canzone che inizia con una bestemmia contro Cristo. Io ho intenzione di cantarla durante una manifestazione di piazza (la cossiddettà giornata della creatività). Cristo è considerato una divinità e quindi potrei incorrere in problemi oppure posso cantare tranquillamente? ti lascio la mia mail: laganatommaso@hotmail.it Grazie MIlle!!!
Inviato: 8/2/2009 4:44  Aggiornato: 8/2/2009 4:44
Autore: gius

Gentile Tommaso,
la giurisprudenza oscilla e se avrai letto qualche mio messaggio ti sarai reso conto che la certezza del diritto è un po' una favola, per cui ognuno deve cercare - se possibile - di evitare comportamenti censurabili. A proposito di questi ultimi ti invito a leggere la parte finale del mio contributo di oggi (intitolato "Tradire è reato?").
un saluto,

gius
Inviato: 29/4/2010 19:47  Aggiornato: 29/4/2010 19:47
-.-

lo stato italiano è laico ......
Inviato: 30/9/2010 13:42  Aggiornato: 30/9/2010 13:42
In effetti la libertà è al centro di questa situazione.
Salve, vorrei chiarire il discorso sulla libertà. Tutti sono liberi di professare la propria religione, ma è anche vero che ognuno è libero di pensare e dire ciò che vuole.
Ricordiamo pero' che la libertà di un uomo ( secondo le norme giuridiche ) finiscono lì dove inizia a danneggiare ( fisicamente o moralmente ) la libertà degli altri. Oltre la legge, bestemmiare è simbolo di carenza culturale, chi bestemmia è scurrile, poco educato e irrispettoso; ciò non è accettabile in una società umana progredita come la nostra e con alle spalle un passato di letteratura e religione. Grazie per l'attenzione, ha fatto un buon articolo. Buongiorno.
Inviato: 2/3/2011 2:26  Aggiornato: 2/3/2011 2:26
Bestemmiare come dovere civico?
Inviato: 2/3/2011 2:27  Aggiornato: 2/3/2011 2:27
Sono curioso: in che modo la bestemmia è un danno morale? In quanto violando un comandamento ferisce la sensibilità del credente? Allora non santificare le feste sarebbe un danno morale? Non onorare il padre e la madre? Non riconoscere l'esistenza o l'unicità di Dio?
Ma AUT lo stato italiano si definisce laico AUT la religione cristiana è una religione di stato -cosa che sembra essere stata abolita -più o meno definitivamente- nel 1984. Per cui chiunque di domenica - o sabato, a seconda - in un bar e al di fuori dal tempio, risponda male ai genitori che lo rimproverano.... non dovrebbe poter essere citato in giudizio da uno spettatore che si senta danneggiato. Al limite può essere il genitore stesso a fargli causa. Lo stesso dovrebbe valere per la bestemmia.


In che modo una bestemmia arreca maggiori danni a un credente rispetto alla pubblica esibizione di ateismo, escludendo l'uso e costume che col tempo si è andato formando e che vede la possibilità di essere atei come legittima e la sua manifestazione in nessun modo indecente, laddove la bestemmia fa storcere il naso ad anziani di paese e a qualche giovane di città? Davvero vogliamo includere Dio come parte lesa all'interno di un codice civile o penale che sia? Cercando di esser più umili, il rapporto tra il blasfemo e il credente dovrebbe essere identico, logicamente, e ben simile, fenomenologicamente, a quello tra l'ateo e il credente.

Credo anzi che bestemmiare in un mondo che si scandalizzi per tal gesto sia persino ammirevole, paragonabile al processo di emancipazione della donna in riva al mare, allo sdoganamento dell'omosessualità dei primi gay parade, ai martiri cristiani ai tempi dell'impero romano. Fermo restando il proposito di volere una democrazia tollerante, aperta, libera. Laica? Laica.
Ben venga che la bestemmia sia riconducibile al turpiloquio. Sebbene giustificare il turpiloquio come atto contrario alla pubblica decenza è piuttosto anacronistico: il turpiloquio è stato legittimato in arte, in letteratura, in televisione, in famiglia. (Legittimato non vuol dire promosso). Per cui sarebbe anacronistico persino ritenere la bestemmia contraria alla pubblica decenza. Si può inoltre essere blasfemi senza usare del turpiloquio: parafrasando una bestemmia, per esempio "Credo o non credo in Dio e lo ritengo di natura ....". Se al posto dei puntini inserissi "suina", sarebbe blasfemia senza dubbio, ma assolutamente non turpiloquio. Sarebbe una bestemmia educata. Nessuno dovrebbe ritenerla indecente.
Le cose però non stanno in questo modo: attualmente la pubblica decenza, percepita da buona parte della popolazione, ritiene la bestemmia come somma espressione di indecenza. Non sarà che non ci si è ancora abituati? Come per il bikini negli anni 50? Come per le manifestazioni di omosessualità? C'è davvero una differenza sostanziale tra un costume corto e il costume della blasfemia? C'è differenza tra ostentare la propria omosessualità e bestemmiare? Due uomini che si baciano, un uomo e una donna che si baciano, qualcuno che bestemmia. O si sceglie di difendere la sensibilità di ognuno a dispetto della libertà, o di difendere quest'ultima a dispetto di una sensibilità frutto del suo tempo. Spesso e volentieri frutto ben lontano dall'essere acerbo o maturo. In un caso una società immobilizzata, in cui ben poche cose sono permesse: incrociando le intolleranze di ogni persona, cosa può restare? Una chiusura totale e scontri insanabili: le belle sono sensibilmente urtate dalle brutte, le brutte dalle belle, i forti dai deboli, i bianchi dai neri, i neri dai bianchi e chi più ne ha più ne metta, tutti chiusi nella propria bolla vitruviana.
Nell'altro caso, una città in cui tutto è lecito, purchè non arrechi fisicamente o intenzionalmente danno agli altri: chi vorrà andrà in giro nudo e chi non vorrà guardare non guarderà. Chi bestemmierà nelle orecchie di un credente, per fargli un dispetto, verrà punito. Chi invece si sentirà offeso dalla semplice manifestazione d'essere di qualcun altro.... si farà il callo, come se lo son fatti i nostri bisnonni per i nostri nonni liberali, i nonni per i nostri genitori più o meno hippy, come loro per noi più o meno qualsiasi forma di vita siamo diventati e noi per.. chi può dirlo?
E sì, in questa ottica bestemmiare mi pare un dovere civico, in attesa che non sia più percepito come un atto indecente, non più di una qualsiasi parolaccia. Maleodorante e vomitevole sono "parolacce", un bel vaffa... oramai è folcloristico. Ed i puntini sono compromessi codardi, oggi non mi sento coraggioso abbastanza.
Inviato: 15/3/2011 17:23  Aggiornato: 15/3/2011 17:23
considerate reato insultare mio fratello, ha piu' senso..
(non ho fratelli)
Inviato: 30/8/2011 20:22  Aggiornato: 30/8/2011 20:22
Esperienza personale. Dopo aver preso una multa salata e avendo torto il mio istinto era quello di uccidere gli agenti, ma non sarebbe servito a nulla. Questo istinto era dovuto alla profonda ingiustizia che sentivo, essendo io disoccupato e quindi impossibilitato a pagarla (cosa che ho fatto presente agli agenti, cercando di fargli loro capire che stavano compiendo un'ingiustizia pur facendo il loro lavoro; l'unico modo di sfogarmi che avevo era quello di urlare contro il mondo e bestemmiare dio e la sorte che mi avevano causato questa sventura. Gli agenti mi ammonirono dicendomi che stavo compiendo un altro reato, al chè mi zittisco e accumulo odio. Per me la civiltà è repressione o se preferite la repressione è civiltà. Personalmente devo trovare valvole di sfogo difronte a imprevisti del genere, quanto invidio chi prende la vità in maniera leggera e riesce a sorridere di fronte anche alle più grandi disgrazie.