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il legame : My Ghana: viaggio nel tempo [1]
di venises , Sun 31 August 2008 6:00
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{Siamo di ritorno da un viaggio in Africa. Pubblico in questa e nelle prossime due puntate de Il Legame le annotazioni di questo nostro viaggio all’inferno. Vi prego di considerare – anche se anacronistica – la briciola odierna come la colonna sonora di questi appunti di viaggio. Entrambi i post parlano del medesimo orrore, quello che solo l’Uomo riesce a creare e a darsi.}





immagine pioggia in una strada di terra battuta in Ghana


Stato di natura
Un moderno aeroplano ci porta non in un’altra nazione ma prossimi allo “stato di natura”, laddove gli esseri umani sono simili agli animali, gli animali a delle macchine sgangherate e la vita umana è quasi un nulla accidentale. Non stiamo volando altrove nello spazio, non ci trasferiamo altrove nel tempo, siamo proiettati al di là della nostra coscienza.

pioggia in Ghana


Non appena sbarcati, non ci ritroviamo in uno spazio vuoto ma in uno spazio fitto di regole per noi incomprensibili. Tutti ti sorridono, tutti sono gentili con te, tutti ti portano il bagaglio, tutti sembrano avere infiniti amici, che si sostituiscono nel bel mezzo di una conversazione e ti rispondono, mentre lui non c’è più accanto a te. Tutti possono guidare il pullmino al suo posto – nonostante ti sia appena stato spiegato dall’uomo con il cartello di riconoscimento che il suo amico Francis ti condurrà al centro – mentre invece è un qualche amico di Francis a sedersi al volante.

strada di terra battuta allagata dalla pioggia tropicale


Ben presto inizi a sudare, ben presto diventi come tutti gli altri. Non è nemmeno il caldo, è piuttosto una mistura di umidità e povertà. Nemmeno povertà, a ben guardare: sei semplicemente sommerso dall’assenza di tutto, una mancanza totale, assoluta, perfetta, più buia della notte che ti circonda.
L’aria è perfettamente immobile, ti si appiccica alla pelle e ferma il tempo, arresta il tuo tempo: e niente più si muove.

viale con baracche di legno ai lati




Local Time
Il tempo non scorre, non c'è, eppure non si riesce a consumarlo tutto. Puoi solo passeggiare su e giù per l’unica strada, questa strada – al di fuori del tempo – senza che gli occhi trovino nulla da guardare. Ti sei smarrito, sei perso, persino prima di decidere d’arrivare da qualche parte, uno dei tanti nulla. Capre e bambini, bambini e cani incrociano i tuoi passi mentre cammini per la tua strada verso il nulla.

bambini all'interno di una scuola fatiscente


La cultura locale consiste nell’essere gentile ed amichevole verso di te. L’unico metodo educativo conosciuto e il solo universalmente praticato qui è semplice da intendere: battere e punire i bambini – i quali aspettano solo d’essere puniti e non vi presteranno attenzione altrimenti.

bambini trattati gentilmente da una volontaria bianca


La settimana lavorativa va dal lunedì al venerdì. Il sabato si lavano i panni. La domenica si va in chiesa. C’è una chiesa ogni venti metri. La messa consiste nel cantare e nel danzare, per quattro, cinque, magari anche sei ore di filato; tanto non c’è nient’altro da fare. Ogni chiesa canta, ogni venti metri un ritmo assordante. Quale che sia la confessione religiosa, la musica è sempre la stessa, è musica del Ghana. Qui la religione ha perso completamente il suo contenuto religioso ed è solo paura, credo, speranza, gioia, dolore, comunità. Eterni, immutabili, al di là del tempo. Passati di padre in figlio, gli stessi sentimenti per tutti e ciascuno, condivisi da vecchi, donne, bambini, capre. Danzano continuamente. E cantano. Cantano una musica ripetitiva come non credevamo possibile, elementare come non saremmo arrivati ad immaginare: una musica di nessuno, il ritmo di tutti.

un'alta torre con antenne per la distribuzione del segnale dei GSM in mezzo a baracche lungo una strada di terra battuta


Non trovi più le tue sensazioni, ti adatti a questo ‘tu’ che sta sforzandosi d’imparare a vivere in questo tempo immobile, sospeso fra il Medio Evo e la Società Globalizzata.
I telefoni cellulari funzionano meglio qui che a casa, la copertura è impressionante. L’acqua non è potabile ma la buona notizia è che l’Ospedale Municipale ha finalmente dichiarato che nessun caso di colera è stato registrato nelle ultime quattro settimane. Forse la qualità dell’acqua sta migliorando, forse l’accuratezza dei rilievi sta peggiorando, forse ci sarà un domani per noi tutti.

un negozio di libri, una capanna di legno di 4 metri quadri di superficie


Perché un diario di viaggio?
Nessuno scrive per se stesso, nessuno scrive per un altro qualsiasi, tutti scriviamo solo per tutti noi stessi.
Perché scrivere affatto?
Per ricordare, per trasmettere. Ma a chi? A nessuno in particolare, a ciascuno in generale; all’unico reale lettore, il lettore ideale. Come ogni altro scrittore prima e dopo di me, anch’io sto scrivendo solo per lei, la mia lettrice ideale.

immagini di lettere dell'alfabeto illustrate appiccicate al muro fatiscente dell'aula di una scuola



>>> continua

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Commenti
Inviato: 31/8/2008 10:51  Aggiornato: 31/8/2008 10:51
Autore: fulmini

Grazie alle iniziative dei suoi coautori, questo sito-rivista sta prendendo una piega che mi convince e commuove sempre più.

Alcuni descrivono il paradiso in terra (per esempio Luis Razeto, nella rubrica 'economia di solidarietà'), altri il purgatorio (altro esempio: Tonio, nella rubrica 'vademecum per nuovi giunti'), ecco ora l'inferno di Venises.

Diceva un poeta del Novecento che gli esseri umani non sono capaci di sopportare troppa realtà. Sono sicuro che tu, lettore/lettrice ideale e reale, sei capace, come Venises, di smentirlo.

Buona lettura, buona visione, buon ascolto.
Inviato: 31/8/2008 13:03  Aggiornato: 31/8/2008 13:19
Autore: AlfaZita

I vostri occhi
bambini neri dei Grandi Magazzini Occidentali inchiodati nella lingua inglese stampata chiara sui muri bloccati di cemento della terra rossa di fango dei fili multipli tesi a segare l’iride africana
chiudono negli scatti istantaneo colpo alle terre liquide della mia anima.
Inviato: 31/8/2008 16:43  Aggiornato: 31/8/2008 16:47
Autore: gertdelpozzo

Un grazie speciale a venises

P.S.: Mi permetto di aggiungere questo riferimento (ancora sul Ghana)
Inviato: 31/8/2008 19:46  Aggiornato: 31/8/2008 19:46
Autore: unviaggiatore

Un perfetto mix di parole, immagini e musica, costruito con grande sensibilità.

Giuliano
Inviato: 3/9/2008 14:21  Aggiornato: 3/9/2008 14:21
Mi piacerebbe veramente molto sapere come il rapporto con i bambini ha modificato la percezione del vuoto che descrivi,probabilmente la principale e l'iniziale e la piu straniante,ma che si e' certamente arricchita di altro nel corso del soggiorno.
Cos
Inviato: 3/9/2008 23:09  Aggiornato: 3/9/2008 23:10
Autore: venises

@ Cos
Hai ragione nell’ipotizzare che io stia descrivendo le mie sensazioni iniziali. Infatti le ho raccolte sino al quarto giorno. Poi ho iniziato ad agire e da quel momento non ho più scritto, non ho più avuto tempo per simili passatempi.
La sensazione di vuoto è svanita o diminuita con i bambini? No, non credo.
I bambini sono parte integrante di uno scenario di miseria assoluta, una miseria che non è puramente materiale ma innanzitutto spirituale. Sono educati e trattati come (ergo: sono) delle bestioline. Viene loro chiesto solo di ripetere, non capiscono il significato di ciò che ripetono. Se non ripetono all’unisono, vengono battuti. Questa situazione è estrema: risulta loro impossibile memorizzare qualsiasi regola (nei movimenti come nell’articolazione delle parole) che non sia pura ripetizione. Insegnare loro a salutare l’insegnante magari dicendo solamente “Buongiorno” invece di recitare l’inevitabile formula “Benvenuto, io sto bene, Lei come sta?” (che non hanno la minima idea di cosa significhi) rappresenta un obiettivo sovraumano. Insegnare loro ad usare una regola (una qualsiasi stupidaggine tipo il gioco del tris o il Sudoku) piuttosto che a memorizzare è un atto rivoluzionario.
Non possono pensare, quindi non pensano. Abbiamo cercato d’insegnare loro i rudimenti del pensare, far loro conoscere cosa sia la curiosità, chiedere “perché?” (siamo stati i primi in assoluto). Scontrandoci contro la loro naturale riluttanza ad incamminarsi per un percorso così rischioso (quante bastonate costerà a quelli che ci hanno ascoltato?).
Non sanno giocare, perché nessuno gioca con loro, non giocano mai. I manuali per i volontari raccomandano di non prendere mai in braccio i bimbi perché, fatto volare in aria il primo, bisognerà far fare l’aeroplanino a tutti gli altri e poi si dovrà pure ricominciare: troppo sforzo. Per non parlare poi delle aspettative che ciò indurrà nei confronti dei volontari successivi.
Si raccomanda di non lasciarli mai bere dalle nostre bottigliette perché questo genererà aspettative che non si sarà in condizione di garantire nel lungo periodo. Si raccomanda insomma di non aiutare affatto laddove non si possa fornire la soluzione definitiva – cioè mai.
Una miseria sconfinata.
Inviato: 4/9/2008 11:56  Aggiornato: 4/9/2008 11:56
Quello che descrivi è molto angosciante, capisco quindi che tu abbia smesso presto di tenere un diario, pensare è più doloroso che agire.
La sensazione di angoscia che mi hai fatto riconoscere
appariva già chiara dalle foto e dalle parole del tuo post ma mi chiedevo se poi avessi potuto esperire altro.
L'impotenza che mi sembra emerga dalle tue parole mi stupisce,
tu che non ti arrendi mai se pensi ne valga la pena...
Cos