Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

vademecum per nuovi giunti : Vademecum per nuovi giunti (quarta parte)
di Tonio , Fri 29 August 2008 8:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

È nato il 29 del mese di maggio scorso un nuovo coautore di questo sito-rivista – ‘Tonio’ – e una nuova rubrica a cadenza mensile - ‘vademecum per nuovi giunti’ - compresa nella categoria ‘Saggi’. Dopo ‘temi mariani’ – lettere dalla scuola – e 'vita di imprenditore' - lettere dall'impresa - un altro 'rappresentante' della ‘società civile’ parla direttamente, ascolta leggendo, risponde alle domande e ai commenti attraverso lettere dalla galera.

‘Tonio’ è un detenuto. Non può usare internet - la prima e unica rete di computer mondiale ad accesso pubblico realizzata. Ma siccome "solo chi vuole i mezzi vuole il fine", e il fine di questo sito-rivista è mettere in relazione le voci che gridano nel deserto e le orecchie capaci di sopportare troppa realtà, di volta in volta pubblicherò i suoi posts, da me desiderati, collegialmente cercati e individuati per via amicale (la strada maestra di questo sito), concordati, e infine ricevuti per lettera.

Trascorso qualche giorno dalla pubblicazione, raccoglierò i commenti e le domande che il suo post avrà suscitato, li stamperò e glieli spedirò, per lettera. Qualche giorno ancora e lui mi farà pervenire, sempre per lettera, le sue risposte ai commenti, le sue domande alle domande. E così, di mese in mese, ‘Tonio’ parteciperà dialogando a questa rivista intellettuale e morale - che in futuro accoglierà altri intellettuali di professione, altri scrittori per vocazione, e altre lettere - dalla parrocchia, dal porto, dalla comunità montana e via equamente solidarizzando fino al pieno sviluppo dell'"arte del vivere civile".

Ecco dunque di seguito - dopo l'autoritratto di 'Tonio' - la quarta parte del ‘vademecum per nuovi giunti’.

Fulmini


*

Autoritratto

Il mio nome è Antonio. Ho 38 anni e sono in galera da quando ne avevo circa venti. Ho girato un sacco di carceri e questo in un certo senso mi ha fatto conoscere bene tutti gli aspetti della vita carceraria.
Purtroppo da ragazzo ho agito d’istinto e ho ragionato in termini di breve periodo. Non ho pensato alle conseguenze che avrebbero comportato determinate mie scelte, mi sono limitato a vedere quello che potevo ricevere nell’immediatezza, non ho usato la ragione.
A onor del vero io sono uno di quelli che ‘ci credeva’. Oggi nessuno vuole ammetterlo, ma spesso si abbraccia la bandiera delle varie mafie anche in funzione di certi valori che allora si credevano validi e onorati.


*

Operatori Penitenziari: Chi sono e Cosa fanno (2)

L’assistente Sociale.

L’Assistente Sociale è un operatore le cui mansioni, in parte, possono essere considerate complementari a quelle svolte dall’Educatore.
Egli non solo partecipa all’opera di osservazione e trattamento, svolgendo attività intese a favorire un mantenimento di interessi culturali e sociali da parte del detenuto, ma funge da tramite tra quest’ultimo, la sua famiglia ed il contesto socio-ambientale.
Tra le tante attività, si evidenziano quelle dell’ndividuazione e attivazione di risorse (coinvolgendo strutture socio-assistenziali pubbliche e/o di volontariato).
All’interno dell’Istituto, l’Assistente Sociale svolge compiti di consulenza a favore dei detenuti, relativamente a problemi familiari, economici, o comunque legati al mondo esterno, nonché interventi di sostegno.
Riguardo a tali esigenze del detenuto, l’Assistente Sociale utilizza le risorse interne ed esterne a sua disposizione, rimuove eventuali ostacoli e previene ulteriori problemi.
Egli provvede inoltre a redigere relazioni (relativamente a problematiche socio-familiari) da inviare a: Tribunali, Uffici di Sorveglianza, Istituti Penitenziari e C.S.C.

Tra le sue competenze rientrano inoltre:
- trattamento dei sottoposti a misure alternative;
- controllo-aiuto degli affidati, art. 47 e seg. O.P.
- vigilanza-assistenza dei semiliberi;
- sostegno-assistenza dei sottoposti a libertà vigilata e dei detenuti in permesso o in licenza.

Il Cappellano.

Il Cappellano svolge, all’interno degli Istituti di Prevenzione e Pena, quelle forme di assistenza spirituale regolate dalla Legge nº 68 del 10-03-1982 che attua l’art. 8 della Costituzione, concernente anche Ministri di culto diversi da quello cattolico.
La figura del Cappellano cattolico, a differenza di quanto avviene per i pubblici dipendenti, si contraddistingue per il suo rapporto d’intesa (piuttosto che di subordinazione) con la Direzione dell’Istituto.
Il Cappellano, infatti, osserva doveri propri (secondo il mandato della Chiesa) che possono essere sintetizzati come segue: attività di culto, di istruzione e di assistenza religiosa.

La normativa che regola tali attività, tra cui assume particolare rilevanza e significato la Confessione Cattolica, è stabilita da due distinte leggi:
- Legge 26-07-1975, nº 354, cui fa seguito il D.P.R. nº 431 del 29-04-1976;
- Legge del 10-10-1986, nº 663 (Legge Gozzini).

Due articoli di quest’ultima Legge (art. 3 e art. 8) si riferiscono ai diritti fondamentali della persona, ivi compreso quello della professione religiosa.

L’Assistente Volontario.

La figura di questo operatore è, per definizione, del tutto atipica rispetto a quelle fino ad ora descritte.
Dal momento che le finalità del reinserimento sociale dei condannati deve infatti essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di Istituzioni o Associazioni (pubbliche o private) all’azione rieducativa, è stato necessario creare questa particolare figura.
Assistenti volontari sono, dunque, tutti coloro che, avendo concreto interesse per l’opera di risocializzazione dei detenuti e dimostrando di poter utilmente promuovere lo sviluppo dei contatti tra la comunità carceraria e la società esterna, sono ammessi a frequentare gi Istituti Penitenziari.
Essi possono cooperare nelle attività culturali e ricreative dell’Istituto sotto la guida del Direttore, il quale ne coordina l’azione, come quella di tutto il personale addetto al trattamento.
Quelli di ispirazione e motivazione cattolica operano in sintonia con il Cappellano e lo aiutano nella attività di istruzione religiosa, nonché di assistenza.

[u[L’Insegnante.[/u]

Nell’ambito specifico degli Istituti Penitenziari il ruolo dell’Insegnante è riconducibile all’area rieducativa in senso lato. L’Insegnante, nel mettere in atto le sue strategie d’insegnamento, deve necessariamente tener conto delle particolari condizioni che caratterizzano il gruppo-classe:
- differenze di età;
- diversa base culturale di partenza;
- diversità di interessi ed aspirazioni;
- presenza di cittadini stranieri con scarsa conoscenza della lingua italiana.

Al di là quindi dei programmi strettamente scolastici, articolati in materie di studio quali l’italiano, la storia, la matematica ecc., l’Insegnante ha cura di stimolare l’interesse per la cultura in genere, offrendo anche la possibilità, ai detenuti che partecipano agli incontri, di confrontarsi con i vari aspetti della vita sociale esterna alla realtà carceraria.

L’Equipe.

L’Equipe consiste in un gruppo ristretto di Operatori composto dal Direttore, l’Educatore, l’Assistente Sociale, un rappresentante della Polizia Penitenziaria e, nel caso, lo Psicologo o altri Operatori che, per vari motivi, conoscono il detenuto (insegnanti, personale qualificato del S.E.R.T. ecc.)

In cosa consiste l’osservazione?

Quando un detenuto diventa definitivo, quando cioè la sua condanna passa in giudicato, per legge ed in maniera del tutto automatica (senza che ci sia bisogno di presentare apposita domandina), egli viene sottoposto, da parte dell’Equipe, ad osservazione scientifica della personalità.

L’osservazione si indirizza, fondamentalmente, su:
- acquisizione dei dati giudiziari (precedenti penali e carichi pendenti) e dati penitenziari (comportamento mantenuto, eventualmente, in altri Istituti;
- relazione sul comportamento mantenuto nei confronti degli Operatori e dei Compagni di Detenzione in questo Istituto (lavoro, sport, studio, corsi professionali ecc.);
- relazione socio-familiare (condizioni e risorse esterne, anche lavorative);
- eventuale profilo della personalità.

L’osservazione ha una durata di nove mesi entro i quali deve essere redatto il programma di trattamento.

In cosa consiste il programma di trattamento?

In base ai risultati dell’osservazione scientifica della personalità, sono formulate indicazioni in merito al trattamento rieducativo da effettuare ed è quindi compilato il relativo programma. Il programma può essere integrato o modificato nel corso dell’esecuzione.
La compilazione del programma individualizzato del trattamento è assegnata ad un gruppo presieduto dal Direttore e composto dal personale e dagli esperti che hanno svolto le attività di osservazione della personalità.
Il trattamento è svolto avvalendosi principalmente dell’istruzione, del lavoro, della religione, delle attività culturali, ricreative e sportive, nonché agevolando opportuni contatti con il mondo esterno ed i rapporti con la famiglia.
Salvo casi di comprovata impossibilità, al condannato è assicurato un lavoro retribuito, proprio in funzione del suo valore rieducativo.
Il gruppo preposto all’osservazione scientifica tiene periodiche riunioni per esaminare gli sviluppi del trattamento praticato ed i suoi risultati.

Il Tribunale di Sorveglianza.

Il Tribunale di Sorveglianza (che prima dell’entrata in vigore della Legge 663/1986 era denominato Sezione di Sorveglianza) è costituito in ciascun Distretto di Corte d’Appello ed in ciascuna Circoscrizione Territoriale di Sezione di Corte d’Appello.

Per quanto riguarda la concessione dei benefici previsti dall’Ordinamento Penitenziario, il Tribunale di Sorveglianza è competente a deliberare su:
- Affidamento in prova al Servizio Sociale;
- Affidamento in prova in casi particolari (ex art. 47-bis);
- Detenzione domiciliare;
- Semilibertà;
- Liberazione Condizionale;
- Revoca o cessazione dei suddetti benefici;
- Rinvio obbligatorio o facoltativo dell’esecuzione delle pene detentive (differimento della pena);
- Ogni altro provvedimento ad esso attribuito dalla Legge.

Il Tribunale di Sorveglianza decide inoltre, in sede d’Appello, sui ricorsi avverso le decisioni emesse dal Magistrato di Sorveglianza in materia di permessi e di mancato/errato computo del periodo trascorso in permesso o in licenza.
Il Tribunale di Sorveglianza decide altresì sui ricorsi avverso i provvedimenti che dispongono il regime di sorveglianza particolare previsto dell’art. 14 bis.

Competente a deliberare sulle impugnazioni avverso le ordinanze emesse in prima istanza dal Tribunale di Sorveglianza è la Corte di Cassazione.

Il Magistrato di Sorveglianza

La figura del Magistrato di Sorveglianza, così come concepita dalla Riforma Penitenziaria del 1975, rappresenta un punto fermo cui il detenuto deve fare costantemente riferimento.
L’ampiezza dei poteri di cui egli dispone e la monocraticità del suo compito (per monocratico si intende quel Giudice che delibera in via del tutto autonoma, senza bisogno di decisioni collegiali) ne fanno senza dubbio la figura più importante dell’intero Ordinamento Penitenziario.
Riteniamo, per questo motivo, che il suo ruolo e le sue funzioni meritino un esame più approfondito ed una più accurata descrizione, proprio nell’interesse del detenuto stesso.

Il Magistrato di Sorveglianza è l’Organo che, da un lato, deve assicurare il rispetto della Legge e dei diritti dei detenuti nella esecuzione della pena, dall’altro deve emettere quei provvedimenti necessari ad individualizzare il trattamento di rieducazione del condannato.
Il Magistrato di Sorveglianza ha un potere discrezionale molto esteso, proprio in funzione della necessità di programmare un adeguato percorso rieducativo del soggetto; in considerazione di ciò il Magistrato ha facoltà di concedere direttamente benefici premiali (es: permessi premio, licenze ai semiliberi) e partecipa alle udienze del Tribunale di Sorveglianza.
La responsabilità in ordine alla concessione dei summenzionati benefici compete quindi esclusivamente al Magistrato di Sorveglianza, il quale valuterà non solo gli elementi del trattamento evidenziati dagli operatori penitenziari, ma anche la posizione giuridica del soggetto, desunta dal certificato penale, dal certificato dei carichi pendenti, dalle informazioni di polizia e dall’estratto della cartella biografica.
Il Magistrato ha inoltre competenza a fronteggiare eventuali situazioni d’improvvisa necessità, concedendo, ove ne sussistano i presupposti, permessi di necessità, autorizzazioni al ricovero in ospedale e sospensioni provvisorie della esecuzione della pena.
Il Magistrato infine vigila sull’esecuzione delle misure alternative (eventualmente provvedendo alla sospensione provvisoria delle stesse).
Nessuna competenza spetta invece al Magistrato di Sorveglianza in ordine ai trasferimenti dei detenuti (che invece competono al Ministero ed al Provveditorato).
È pertanto opportuno che il detenuto coltivi un continuo e franco rapporto con il Magistrato di Sorveglianza il quale si reca periodicamente in carcere a tal fine, in modo tale da consentirgli di avere un quadro chiaro circa il merito del soggetto ed il grado di affidabilità raggiunto, cosa assolutamente necessaria per addivenire ad una eventuale concessione di benefici premiali.

Competenze del Magistrato di Sorveglianza.

1) Vigilanza sull’organizzazione degli Istituti di Pena e sulla conformità a leggi e regolamenti della esecuzione della pena e delle misure di sicurezza.
2) Riesame della pericolosità in tema di applicazione, trasformazione, revoca delle misure di sicurezza, nonché dichiarazione di delinquenza per tendenza.
3) Approvazione del programma di trattamento per i semiliberi, del provvedimento di ammissione al lavoro esterno e delle relazioni conclusive dell’osservazione.
4) Decisioni sui reclami presentati dai detenuti contro provvedimenti che infliggono sanzioni disciplinari o che incidono sul trattamento penitenziario.
5) Concessioni di permessi e licenze.
6) Concessione della remissione del debito (solo per spese processuali o per mantenimento in carcere, non per la multa o l’ammenda).
7) Disporre il ricovero in Ospedale Psichiatrico Giudiziario o il ricovero in luoghi esterni di cura.
8) Emettere parere sulle istanze di grazia.
9) Audizione dei detenuti non tradotti in udienza.
10) Sospendere la pena in caso di gravi condizioni di salute (su richiesta del Dirigente Sanitario ed in attesa della pronunzia definitiva da parte del Tribunale di Sorveglianza).
11) Autorizzazione all’uso del fondo vincolato.
12) Partecipazione, in qualità di componente, alle udienze del Tribunale di Sorveglianza per la concessione di misure alternative ed altro.
13) Riduzione pena per la liberazione anticipata.

*

Chiunque ritenga di avere un valido motivo per incontrare il Magistrato di Sorveglianza, deve provvedere a comunicarlo all’Ufficio Matricola e formulare richiesta scritta tramite apposito registro/P1 (comunemente conosciuto come Mod. 13).

Siffatta richiesta va inoltrata a:

”Sig. Magistrato di Sorveglianza presso il Tribunale di Roma”

Non è necessario che la richiesta contenga una dettagliata enunciazione dei fatti, che saranno invece esposti di persona al Magistrato in un momento successivo. Sarà sufficiente indicare solo la ragione per cui si richiede tale incontro (motivi personali, di giustizia, attinenti istanze di permesso, rogatorie ecc.), consentendo così al Magistrato di documentarsi sul problema e di acquisire in anticipo tutti i dati relativi al detenuto ed alla sua posizione giuridica.

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 29/8/2008 9:22  Aggiornato: 29/8/2008 9:22
Autore: fulmini

Verso la fine di questa quarta parte del tuo 'vademecum per nuovi giunti', Tonio, tu scrivi che ti sta a cuore "l'interesse del detenuto". Atteggiamento e proposito comprensibili, data la tua situazione. Io ho notato però, leggendo attentamente questo vademecum, che il tuo è un interesse ancora più vasto, e comprende la comunità carceraria e persino la società italiana nella sua interezza.

Insomma, mi sono fatto l'idea che tu non sia più in guerra con la collettività nazionale, ma vivi una condizione di partecipazione collaborativa. Puoi dirmi una parola su questo?
Inviato: 29/8/2008 17:53  Aggiornato: 29/8/2008 17:53
Autore: fort

Ciao, Tonio.
Un salutone.
Inviato: 30/8/2008 9:43  Aggiornato: 30/8/2008 9:43
Leggendo questa parte del tuo 'vademecum', Tonio, mi e' venuta la curiosita' di chiederti quali e quanti Ministri di Culto di religioni diverse dalla cristiana-cattolica entrano e operano nelle carceri italiane. Secondo la tua esperienza concreta, aggiungo.

Giuseppe Marcias
Inviato: 5/9/2008 11:10  Aggiornato: 5/9/2008 11:10
Salve.

Vorrei sapere quando Le è venuto in mente di scrivere questo vademecum, in quale momento preciso voglio dire, e spinto da che cosa in particolare.

Leoncilla
Inviato: 13/9/2008 12:57  Aggiornato: 13/9/2008 12:57
Autore: fulmini

Il sei settembre ho trascritto e spedito per lettera a Tonio i commenti rivevuti da questo suo post. Oggi ricevo per lettera le sue risposte - dialoghi con i lettori del sito-rivista, le trascrivo e le pubblico. Fulmini

A Fort
Ringrazio per i saluti che mi hai inviato e ricambio. Mi auguro di ricevere dei tuoi commenti – domande ai prossimi posts che verranno pubblicati. Ciao, a presto.

A Giuseppe Marcias
Nelle carceri italiane entrano diversi Ministri di Culto.
Oltre a quelli di religione cattolica hanno diritto all’assistenza di cappellani della loro religione tutti i culti convenzionati con lo Stato. So che entrano Pastori Evangelici delle varie congregazioni protestanti, Pastori Valdesi, “Anziani” dei Testimoni di Geova, Imam islamici. E, qualora uno credesse in una religione che non ha firmato convenzioni con lo Stato, sicuramente potrebbe chiedere il permesso di incontrare rappresentanti del suo culto e otterrebbe tale colloquio. Da questo punto di vista non esistono limitazioni.
Personalmente, essendo Cattolico, non ho mai avuto il piacere di conferire con altri Ministri di Culto diversi da quello Cattolico.

A Fulmini
In effetti, non mi sento più in guerra con la società, anzi, mi piacerebbe dare un piccolo contributo, per quel pochissimo che posso, ad un suo progresso.
Ci sono voluti anni per smussare tutti quei lati negativi che avevo, ho dovuto lavorare su me stesso, oggi mi sento un uomo migliorato, ma questo non grazie al cercere, bensì al grande impegno che ci ho messo e alla voglia di cambiamento. Se il cambiamento non matura all’interno dell’individuo non c’è carcere che possa cambiarlo. Ho scoperto risorse che mai pensavo di avere, tutte le potenzialità che avevo riversato nel crimine oggi le utilizzo in maniera costruttiva, cercando di costruire e non più di distruggere.
Questo cambiamento mi gratifica molto di più.

A Leoncilla
Il momento preciso in cui è nata la scelta di realizzare il “vademecum per nuovi giunti’ è stato quando mi sono reso conto che la vita che avevo condotto fino a quel momento era sbagliata, il modo con cui affrontavo la carcerazione non era quello giusto. Volevo impegnarmi in qualcosa di utile, in primis per la mia persona e poi per gli altri.
Penso che questo è nato dal momento in cui vi è stata l’accettazione delle cose che mi erano accadute fino a quel momento.
Inizialmente mi ribellavo alle regole impartite dallo Stato, non accettavo la reclusione. Non che oggi sia felice di essere recluso, ma riesco a vedere le cose in modo diverso e a darmi delle risposte. Sicuramente prima nemmeno mi ponevo delle domande, quindi come potevo darmi delle risposte?
Insomma, ho iniziato ad avere una visione delle cose totalmente diversa da quella che avevo avuto in passato.
Poi c’è stato anche l’interesse di portare a conoscenza dela popolazione carceraria tutte quelle regole, sconosciute ai molti, che avrebbero agevolato la loro esistenza all’interno delle mura carcerarie.
Mi ha gratificato fare qualcosa per qualcun’altro, impegnare una parte del tempo in maniera costruttiva mi ha allegerito del peso della galera, quindo penso che tutto questo lavoro sia servito più a me stesso che agli altri.