Radio Fulmini

Per installare RadioFulmini sul tuo sito clicca qui
_________________
Chi siamo
Login
Per gli Iscritti
Ricerca

Ricerca avanzata


Questo sito-rivista è la prosecuzione del blog-rivista fulmini, che in diciotto mesi ha capitalizzato 180.000 visite. Per conoscere il funzionamento di questo sito-rivista si può leggere il "Chi siamo" qui in alto.

vita di imprenditore : Quel maledetto vino al metanolo
di fort , Thu 4 September 2008 8:00
English version   Version Française   Versión español   Deutsch version  

A due anni dall’inizio dell’attività cominciavo a rendermi conto di essermi cacciato in un bel pasticcio dal quale era difficile venirne fuori. Mi si presentavano due grossi problemi ai quali non riuscivo a dare una soluzione per quanto non ci dormissi la notte.

Il primo era rappresentato dalla sede. Avevamo messo su un gran movimento di merce ed il magazzinetto sotto il condominio non era assolutamente sufficiente. Senza contare le difficoltà dello scarico dell’autotreno: già dal giorno prima dovevamo preoccuparci di occupare in strada i posti per farlo parcheggiare, e le difficoltà di traffico che l’operazione di scarico comportava: si formavano code di macchine mentre il muletto metteva a terra i bancali da una tonnellata l’uno.

Ci voleva un capannone che, data l’ubicazione prettamente cittadina della nostra clientela, doveva essere in città, per consentirci di effettuare due tornate di consegne, una la mattina e l’altra il pomeriggio.
La grandissima nevicata del 1984 che mise in ginocchio i trasporti a Milano ne evidenziò ancora di più la necessità, e mio fratello dovette esercitare tutta la sua bravura per consegnare ugualmente.
Cominciammo a girare per trovare un magazzino adatto, da affittare. L’idea di comperarlo non ci passava neanche per la testa: come farlo con appena due anni di attività e con le rate che avevamo ancora da pagare?

Il secondo problema era quello di aumentare la redditività della ditta, bassissima nonostante il gran giro d’affari: i soldi entravano e subito uscivano, a noi restava poco, pochissimo.
Non riuscivo ad intravvedere una soluzione a questi problemi e la faccenda cominciava a preoccuparmi.

Questa era la situazione quando scoppiò il caso del vino al metanolo.
Qualcuno lo ricorderà. Una casa vinicola del Monferrato sofisticò il vino aggiungendo metanolo che portò alla morte alcune persone, non ricordo quante. Lo scandalo era grosso, anche per via dell’immagine del nostro vino all’estero, ed il Governo Craxi, mi pare, corse subito ai ripari. La Repressione Frodi impose che entro il giorno successivo alla consegna al cliente bisognava mandare alla stessa una raccomandata con allegate le copie delle bolle di consegna. Quindi ogni giorno una raccomandata.
Disgraziatamente era il periodo in cui le Poste stavano effettuando il passaggio alla ricevuta meccanizzata, quella quadrata per intenderci anziché la strisciolina di carta compilata a mano. Oneste contadine campane o abruzzesi, “vincitrici” di concorsi grazie ai vari clan dei politici avellinesi o dei ‘Zi Remo, il dito indice delle quali svolazzava sulla tastiera alla ricerca del tasto perduto, se la prendevano con molta calma, mentre dalla parte dell’utenza si formavano file enormi - classico esempio di come si fa pagare all’utenza il costo della raccomandazione politica e dell’impreparazione degli addetti.
Eppure la raccomandata andava fatta: il sottoscritto fu multato per cinque milioni (di allora!) perché non fece la raccomandata un 30 di dicembre ma il 31. C’era troppa fila il 30.
Oltre alla raccomandata fu istituito il famigerato, per noi, ‘registro zuccheri’ che comportava l’esatta trascrizione, per ogni consegna, del numero di bolla, partita iva del cliente, indirizzo, quantità esatta. Anche per le bolle in entrata. Era questo registro un gran dispendio di tempo anche perché, ciliegina sulla torta, andava preventivamente numerato pagina per pagina e fatto bollare, sempre per ogni pagina, dall’ Ufficio Annonario del Comune.

La mia prima reazione fu quella di andare da quei delinquenti che avevano sofisticato il vino e mettergli una bomba da qualche parte oppure farci due chiacchiere (bisogna considerare l’età, avevo 30 anni allora).
La seconda reazione fu lasciare l’analisi del programma contabile che pian pianino veniva su e provvedere a dare al programmatore l’analisi del registro zuccheri.
Posso dire che, quasi certamente, fui il primo a meccanizzare il registro ma, fino a quando la procedura non si rese operativa, dovetti passare le serate a compilare quel maledetto registro a mano.
Intanto, non lo sapevo ancora, ma grossi cambiamenti si stavano avvicinando e questo sia in termini di lavoro che personali.

Formato stampa Invia questa news ad un amico Crea un file PDF dalla news
 
Si raccomanda di abilitare i cookies nel proprio browser prima di inviare un commento.
I commenti sono proprietà dei rispettivi autori. Non siamo in alcun modo responsabili del loro contenuto.
Commenti
Inviato: 4/9/2008 22:14  Aggiornato: 4/9/2008 22:14
Autore: ioJulia

Ciao!
Aspetterò come sempre...

Julia