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profili : La storia del pensiero
di Anonimo , Tue 19 August 2008 8:30
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Pare, ma questo solo pare, di queste cose non vi è mai certezza, che il grande Einstein elaborò la sua teoria della relatività seduto al bagno scrivendola sulle piastrelle (nessuno si è mai preso la briga di spiegarci con cosa). Ginsberg raccontava di aver scritto il suo Urlo su di un rotolo di carta igienica, ma stento a crederci anche data la quantità di parole di cui abbisognò per la poesia. Quel che è certo è che Frank Zappa, allora non ancora Frank Zappa ma solo il leader delle Madri, divenne famoso e girò il mondo seduto nella tazza. L’amico Zanni soffre di stitichezza ma forse questo non lo fa uno dei grandi pensatori. E’ evidente che viaggiando si impara ma stando fermi si riflette. Poi ognuno ha il suo modo di elaborare ed è libero di scegliersi il posto dove gli riesce pensare nel modo migliore, soprattutto quando si parla di persone che riescono a pensare.

A lei piaceva dar sfoggio di erudizione; per esempio fosfemi lo aveva scoperto in una raccolta di poesie. Non che leggesse spesso poesie ma lì è facile incontrare termini che fanno molto fine e colto e danno un tono. Una donna deve pur sempre far vedere che non è solo culo e che può stare seduta a parlare con qualsiasi uomo. Magari poi gli uomini fanno più caso al resto e badano al sodo e magari hanno anche un poco paura delle donne che sanno, ma per lei non era un semplice atteggiamento ma un vero e proprio bisogno. Oltretutto studiato lei aveva studiato e anche questo le serviva ad entrare nella parte. Nessuno aveva mai potuto dire di essersi annoiato con lei e più di qualcuno era rimasto a guardarla, nei suoi grandi occhi, meravigliato (stavo scordando: pantocrate, lo aveva scoperto in rete, nel blog di una che si dava un sacco di arie, mentre per coprofagia non si ricordava proprio dove l’aveva scovato).
Freud? Certo che l’aveva letto. Non che avesse capito proprio tutto, ma gli sembrava uno intelligente. Aveva cominciato affettando cervelli, nel senso di Freud. Pensare alla cosa le faceva leggermente ribrezzo, ma aveva un debole per gli uomini colti e naturalmente, ma si dovrebbe essere capito, per la cultura. Non che trascurasse nemmeno il resto, nessuno poteva dire di averla mai vista meno che curata e preparata. Certo quando sei in quelle certe situazioni cioè di intimità, ma quelle mica contano. A parte quelle non si sarebbe nemmeno mai pensata di uscire dalla porta se, ad esempio, la borsa non fosse stata in tono con le scarpe, figurarsi con un sbaffo di rossetto come quella mattina Agata. Ma Agata era un poco così, da dopo sposata si era lasciata un poco andare, e anche prima non è che non ci fosse niente da obiettare. Forse era per quello che non era riuscita a trovare che Claudio. Era un poco sempre stata quella che si dice una alla buona, quasi una ciabattona.
Lei non aveva certo messo malizia per quel invito. Una cosa tra amici. Lei non era una di quelle… Che poi con un’amica; anzi l’amica. Un caffè. Non ci aveva proprio pensato. E poi lui era bravo ad ascoltare, anche perché non è che avesse molto da dire. E quando lo diceva era meglio se se ne stava zitto. Era anche per questo che a lei piaceva parlare con lui, le sembrava di potergli dare qualcosa. Gli piaceva parlare con lui anche se era certa che non capisse proprio tutto quello che lei gli aveva da dire. Ma poi che differenza fa? Basta stare così, tranquilli in compagnia. E poi le sembrava che si distraesse continuamente.
Come era potuto succedere non lo sapeva nemmeno lei. Era successo. Semplicemente era successo. Perché poi si era dovuta alzare per prendere qualcosa… ma non ricordava più cosa. Un amnesia. Era andata di là. Lo sapeva che Claudio la stava guardando, e che le stava guardando il culo; lui era così, uno che guardava, che più che altro guardava, ma prima aveva apprezzato le sue idee. Non che le dispiacesse, non in quel momento, anzi tutt’altro, non da lui, anzi amava che le persone apprezzassero tutto di lei. La faceva sentire soddisfatta. E poi, siamo onesti, il suo ero un culo che non si poteva non guardare. E poi Claudio è Claudio. Non proprio un intellettuale, nonostante quello che si crede, anzi un po’ zotico, e nemmeno poi così bello come si dice, ma lei a Claudio non avrebbe mai potuto dire di no. Non glielo avesse spiegato nemmeno sapeva lui di Mirò e tutta quell’arte che dicono dell’avanguardia, cioè quella pittura di quei pittori. Faceva fatica a capirla anche lei, ma stava bene sul muro, e poi se dicevano che era bella, quelli che di queste cose ne capivano, era probabile che lo fosse.
Vigliacco era stato il film. Lo avevano visto entrambi. Infondo nemmeno una grande storia. E’ che c’era quella storia d’amore. E lui si credeva un grande attore. Si era immedesimato nel personaggio. Si era immedesimato anche troppo nel personaggio, non che ne avesse, come dire, l’ampio respiro; anzi puzzava un poco di tabacco. Avrebbe semplicemente preso nota dei meno dell’amico anche se una prima non si può dire; magari è l’emozione, magari la prossima sarebbe andato meglio. Infondo lei era sempre pronta a capire, solo che lo doveva sapere che era meglio se si trovavano da lei. Certo che Agata… Agata… era proprio una provinciale e se lo meritava tutto quello che aveva.
E se lei, cioè Agata, l’avesse fatto apposta? Per metterla in cattiva luce? Non si può mai interpretare l’invidia delle persone. Sono capaci di tutto.

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Commenti
Inviato: 19/8/2008 18:12  Aggiornato: 19/8/2008 18:12
Autore: ioJulia

Il racconto è carino e sembra perfetto per questi giorni d'agosto..
Scusa la divagazione ma non so perchè mi è venuto in mente il ritornello di una canzone: "Agata tu mi tradisci.."
Credo fosse di un certo Ferrer..
Confermi?

Ciao
Julia
Inviato: 19/8/2008 20:46  Aggiornato: 19/8/2008 20:46
Confermo per Leo Ferrè. Il nome inizialmente non era Agata ma ho ritenuto opportuno cambiarlo; era Giulia, non mi sembrava il caso anche se era proprio un caso.
Buona serata
Mario