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vademecum per nuovi giunti : Operatori Penitenziari (1)
di fulmini , Tue 29 July 2008 7:00
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È nato il 29 del mese di maggio scorso un nuovo coautore di questo sito-rivista – ‘Tonio’ – e una nuova rubrica - ‘vademecum per nuovi giunti’ - compresa nella categoria ‘Saggi’. Dopo ‘temi mariani’ – lettere dalla scuola – e 'vita di imprenditore' - lettere dall'impresa - un altro 'rappresentante' della ‘società civile’ parla direttamente, ascolta leggendo, risponde alle domande e ai commenti attraverso lettere dalla galera.

‘Tonio’ è un detenuto. Non può usare internet - la prima e unica rete di computer mondiale ad accesso pubblico realizzata. Ma siccome "solo chi vuole i mezzi vuole il fine", e il fine di questo sito-rivista è mettere in relazione le voci che gridano nel deserto e le orecchie capaci di sopportare troppa realtà, di volta in volta pubblicherò i suoi posts, da me desiderati, collegialmente cercati e individuati per via amicale (la strada maestra di questo sito), concordati, e infine ricevuti per lettera.

Trascorso qualche giorno dalla pubblicazione, raccoglierò i commenti e le domande che il suo post avrà suscitato, li stamperò e glieli spedirò, per lettera. Qualche giorno ancora e lui mi farà pervenire, sempre per lettera, le sue risposte ai commenti, le sue domande alle domande. E così, di mese in mese, ‘Tonio’ parteciperà dialogando a questa rivista intellettuale e morale - che in futuro accoglierà altri intellettuali di professione, altri scrittori per vocazione, e altre lettere - dalla parrocchia, dal porto, dalla comunità montana e via equamente solidarizzando fino al pieno sviluppo dell'"arte del vivere civile".

Ecco dunque di seguito - dopo l'autoritratto di 'Tonio' - la terza parte del ‘vademecum per nuovi giunti’.

Fulmini


*

Autoritratto

Il mio nome è Antonio. Ho 38 anni e sono in galera da quando ne avevo circa venti. Ho girato un sacco di carceri e questo in un certo senso mi ha fatto conoscere bene tutti gli aspetti della vita carceraria.
Purtroppo da ragazzo ho agito d’istinto e ho ragionato in termini di breve periodo. Non ho pensato alle conseguenze che avrebbero comportato determinate mie scelte, mi sono limitato a vedere quello che potevo ricevere nell’immediatezza, non ho usato la ragione.
A onor del vero io sono uno di quelli che ‘ci credeva’. Oggi nessuno vuole ammetterlo, ma spesso si abbraccia la bandiera delle varie mafie anche in funzione di certi valori che allora si credevano validi e onorati.


*

Vademecum per nuovi giunti (3)

Operatori Penitenziari: Chi sono e Cosa fanno (1)

Il Direttore

Il Direttore è responsabile dell’Istituto: è il garante della gestione dello stesso, nonché della puntuale e completa attuazione delle normative vigenti, delle disposizioni, direttive ed indicazioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria.
Nella prassi, quando un detenuto necessita di qualcosa (autorizzazioni, chiarimenti, rimostranze ecc.), egli si rivolge al Direttore e questi cercherà di trovare la soluzione più idonea per ogni caso.
Oggi, del resto, è solo questo che differenzia l’uomo dalla macchina: la potestà decisionale non programmata, un margine di discrezionalità che tenga conto dei vari e molteplici aspetti di un problema, ma ‘in primis’ di quello umano.

L’Ispettore Comandante

Il Comandante è la figura destinata a capo del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria, in servizio nell’Istituto.
Tale personale opera nell’intero arco delle 24 ore, per cui il Comandante viene messo a conoscenza dei problemi del detenuto ed esercita un’azione di collegamento tra diversi aspetti di uno stesso bisogno del recluso.
In quanto preposto all’area della sicurezza e dell’ordine, il Comandante rappresenta, inevitabilmente, anche l’aspetto “repressivo” del carcere, azione che esercita soprattutto curando l’informazione dei rapporti disciplinari e delle domandine di qualsiasi genere.
Egli, inoltre, affronta i problemi rappresentatigli dal detenuto ricevendoli, di norma, nel corso di udienze all’uopo prestabilite.
Tutti i ristretti possono ottenere un colloquio con il Comandante, semplicemente prenotandosi al momento della conta del mattino.

L’Educatore

L’Educatore è uno degli Operatori Penitenziari che compongono l’Equipe.
Egli partecipa all’osservazione scientifica della personalità del detenuto definitivo ed al suo trattamento, con riferimento ai punti 1 e 2 del prospetto sull’osservazione.
Offre interventi diretti a sostenere gli interessi umani, culturali e professionali dei detenuti giudicabili (o comunque non ancora definitivi).
Egli effettua anche colloqui di sostegno e, con i nuovi giunti, un colloquio cosiddetto di primo ingresso, volto a rendere meno traumatico l’impatto con la realtà penitenziaria.
L’Educatore è altresì preposto ad organizzare le attività ricreative, culturali e sportive (tornei, manifestazioni artistiche e teatrali ecc.), cura il servizio di biblioteca e promuove l’organizzazione di corsi scolastici e di formazione professionale.
Attraverso la segreteria detenuti l’Educatore istruisce le pratiche per l'ottenimento dei benefici e delle misure alternative quali:
- permessi premio
- liberazione anticipata
- affidamento in prova al Servizio Sociale
- semilibertà ecc.
In sostanza l’Educatore funge anche da “servizio informazioni” per tutti i detenuti, siano essi definitivi o giudicabili, ed essendo la sua una presenza costante, rappresenta un elemento di raccordo con gli altri Operatori, gli Enti Territoriali esterni (come il S.E.R.T.) ed i Magistrati di Sorveglianza.

Lo Psicologo

Ruolo primario dello psicologo consiste nel tentare di comprendere gli stati d’animo di coloro che, vivendo una condizione del tutto particolare quale quella detentiva, richiedono il suo aiuto per affrontarla al meglio delle loro possibilità.
In ogni caso egli partecipa all’osservazione scientifica della personalità dei detenuti definitivi e, così come avviene per l’Educatore, svolge attività di sostegno nei confronti di chi è ancora giudicabile e ritiene di vivere la detenzione in modo particolarmente disagevole da un punto di vista psicologico.
I colloqui con questo particolare operatore sono quindi utili al detenuto per aiutarlo a comprendere meglio la propria personalità e per cercare di capire il perché di certe sue azioni e scelte che, spesso, sono causa del suo stato detentivo.

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