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vita di imprenditore : il Pasticciere (l'amor che move il sole e l'altre stelle)
di fort , Mon 4 August 2008 9:00
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Il lavoro, ormai, era a pieno regime. Un lavoro, però, che redditualmente non ci soddisfaceva, benchè aumentasse di giorno in giorno: un gran movimento di merce e basta. E ci spremevamo il cervello per aumentare la produzione di bustine di zucchero, la sola maniera di incrementare il reddito. Era il mio chiodo fisso, ci pensavo giorno e notte, non ci dormivo.

Mi ricordo che stavo battagliando con una nuova routine del nostro programma contabile - che cominciava a materializzarsi man mano che passavo gli algoritmi al programmatore. Me lo stavo facendo su misura, il programma.
- Le chiedo scusa, ho suonato ma lei non mi ha sentito, posso parlarle due minuti?
Non era molto alto, rossiccio di capelli e giovane. Più o meno la mia età. Le scarpe pulite ma, lungo la cucitura, leggermente sporche di farina.

- Questo è uno che ha sempre fretta, e lavora in prima persona - dedussi. La qual cosa mi rassicurò. Ho imparato nel corso della mia vita che, chi lavora in questa maniera, senza delegare, senza “comandare” e basta, è una persona che merita fiducia.

Mi spiegò chi era, cosa faceva e cosa aveva intenzione di fare. Lavorando prima come aiutante e poi da pasticciere in una famosa pasticceria artigianale di Milano, aveva individuato un punto debole nel settore della prima colazione e, in special modo, delle briosches nei bar. Ma non aveva soldi e non voleva far conoscere la sua idea agli altri per paura che gliela soffiassero.
Perché la diceva a me? Perché io avevo lo zucchero ma, avendo appena cominciato anche io, non potevo avere i capitali per soffiargliela, l’idea.

Mi chiedeva fiducia, insomma, di dargli lo zucchero per la sua produzione ed avere una iniziale elasticità nei pagamenti. Mi chiedeva molto, troppo. Infatti, considerato lo scarsissimo margine reddituale, se non mi avesse pagato una sola volta, io ci smenavo di brutto e, considerata la assoluta mancanza di giustizia civile in Italia, sarebbe stato inutile andare per avvocati! Altri soldi per questi ultimi e basta.

Eppure lo stetti a sentire perché aveva delle caratteristiche in comune con me: anche lui aveva molto coraggio, anche lui lavorava in un certo modo per amore (aveva dato alla sua appena nata ditta un nome proprio di donna) e affrontava il discorso a testa alta, con convinzione, con chiarezza e guardando negli occhi. Questo mi convinse dei suoi progetti di sviluppo. Gli dissi che, se avessi avuto un giorno la forza economica, lo avrei fregato. Mi rispose che lo aveva capito, e ci mettemmo a ridere.

Cominciammo con consegne di due quintali di zucchero semolato in sacchi alla settimana e man mano i suoi consumi aumentarono esponenzialmente fino a quattro tonnellate alla settimana. Praticamente arrivava un TIR dalla Francia o da uno zuccherificio nazionale al mese solo per lui: l’idea era vincente. Il suo iniziale piccolo laboratorio si trasformò in due stabilimenti con un centinaio di addetti più altrettanti furgoni, con il nome della sua donna in rosso e oro che campeggiava sulle carrozzerie (un duecento persone che hanno potuto fare famiglia grazie al suo coraggio). Lui era sempre presente negli stabilimenti. Mai avemmo problemi di pagamenti e la concorrenza non si spiegò mai come mai fossimo stati per 25 anni i suoi unici fornitori.

Poi, la ditta si ingrandì, lui la cedette, voleva stare con sua moglie, dedicargli tempo.
E noi smettemmo, finalmente, di vendere lo sfuso. Adesso li incontro, questi due distintissimi e modesti signori, al supermercato (faccio la spesa tutte le sere e, per la cronaca, cucino: mi passa lo stress), e ogni tanto facciamo due chiacchiere veloci.
Sembrano una comunissima coppia – mi dico – eppure quanti “pomodori verdi fritti” hanno alle spalle!

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Commenti
Inviato: 4/8/2008 10:03  Aggiornato: 4/8/2008 10:03
BUONE FERIE a TUTTI
Un saluto.
Fort