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briciole musicali : Cazzati: Salve Regina
di venises , Mon 24 December 2007 4:00
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La più stupenda ‘Salve Regina’ mai composta - per soprano solo (così recita il frontespizio ma non è proprio vero, diciamo noi, c’è anche una tromba barocca ad intercedere per lei).
Un’invocazione solo sussurrata, da donna a donna - una peccatrice che si rivolge ad una donna infinitamente potente ma infinitamente misericordiosa; invocazione captata da un uomo stupefatto, il compositore Maurizio Cazzati, dalle ‘Antifone annuali della Beata Vergine’, op.42, composta a Bologna nel 1667.
Vi sembra una musica da niente? Aspettate sino all’ultimo sussulto (‘tu sola solamen’) prima di giudicare.












Organista precoce, Cazzati divenne a soli 21 anni maestro di cappella alla Chiesa di Sant’Andrea di Mantova, dove terminerà la sua carriera quando sarà scacciato da Bologna.
Fra i suoi tanti contributi alla teoria della composizione va annoverato quello allo sviluppo della forma-sonata, particolarmente nei movimenti lenti (spesso collocati in apertura per sottolinearne la carica emotiva). Cazzati si spinge a far uso di dissonanze (sonate: La Rossella, La Martinenga). Innova anche nell’ambito dell’armonia con l’utilizzo di strutture divenute poi dei clichè, ma terribilmente ardite per l’epoca, strutture riprese e perfezionate soprattutto da Corelli.
Diventa maestro di cappella a San Petronio in Bologna nel 1657 e vi genera un terremoto, letteralmente, intraprendendo delle riforme radicali e costose. Due riforme: nel 1657 (è appena arrivato!) e poi ancora l’anno seguente. Vi crea una scuola di composizione ed interpretazione musicale, attira e crea discepoli illustri (Vitali, Torelli, Franceschini, Pietro degli Antoni, Petri), le scuole di violino e di tromba barocca di Bologna primeggiano. Sotto la sua guida, le cerimonie religiose in San Petronio diventano degli avvenimenti musicali di prima grandezza. Crea un organico stabile di 40 fra strumentisti e cantanti, organico che viene rafforzato per le cerimonie più importanti con artisti chiamati da Venezia, Padova, Mantova. La festa del patrono, il 4 ottobre, diventa un grandioso festival musicale, così come pure le Antifone annuali alla Beata Vergine. Le spese s’impennano vertiginosamente (vedi La Cappella Musicale di S. Petronio: maestri, organisti, cantori e strumentisti dal 1436 al 1920, Firenze: Olschki, 1987 dove le spese e i nomi degli organici sono registrati meticolosamente), e la gelosia dei vicini ‘accademici’ diventa incontenibile.
Nel 1659 Giulio Cesare Arresti, capofila dei conservatori locali e capo dell’Accademia Filarmonica bolognese (dove stava formandosi un giovane Arcangelo Corelli) passa all’attacco, pubblicando un pamphlet diretto contro Cazzati, dal titolo: “Dialogo di un Maestro e un Discepolo desideroso di migliorarsi nell’arte del Contrappunto”. In questo libello, Cazzati viene accusato d’aver commesso degli errori di composizione, ovvero d’aver utilizzato degli intervalli di quinta e d’ottava consecutivi nella sua Messa a cinque voci (Missa Primi Toni, op. 17). Petri s’unisce ad Arresti contro Cazzati e presto tutta Bologna s’infiamma e si schiera. Cazzati pubblica nel 1663 la sua “Risposta alle obiezioni mosse…” nella quale spiega che esempi simili a quelli che gli sono rimproverati si trovano nelle opere di Palestrina e Monteverdi. Continua: “se ho utilizzato intervalli di quinta consecutivamente, dichiaro che non l’ho fatto per distrazione ma perché ricercavo un tal effetto…. Le regole della composizione non sono dei precetti divini ma una molteplicità d’opinioni umane… il compositore deve preoccuparsi solo che la composizione piaccia e se non piace allora non varrà nulla, nemmeno se si saranno rispettate tutte le regole…”
Cazzati è alfine scacciato da Bologna (1671), le spese a San Petronio diminuiscono, tutto torna alla normalità. Cazzati è rimpiazzato dal suo organista (!) Giovanni Paolo Colonna (al quale succederà Petri, vent’anni dopo). Ma il seme è stato gettato, inarrestabile – e proprio all’interno dell’Accademia! È del 1685 l’accusa di Colonna a Corelli d’aver commesso l’errore d’utilizzare degl’intervalli di quinta consecutivamente nell’Allemanda della sua Terza Sonata, op.2. Troppo tardi: la forma-sonata (quella che arriverà a noi, quella di Mozart) si definirà proprio grazie a Cazzati, a Corelli e alla schiera di tanti altri musicisti indisciplinati, mentre le opere di Arresti moriranno con questi.




P.S.= l’uso d’intervalli di quinta consecutivi è energicamente sconsigliato ancora oggi nei manuali di contrappunto.

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