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fotoGrafie : FotoGrafie de La Vita Nuova (1)
di fulmini , Sun 18 February 2018 4:00
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La Vita Nuova contiene un certo numero di fotografie che ho scattato negli stessi anni in cui andavo componendo con Luis Razeto l'opera. Ne abbiamo scelto mano a mano alcune, e le abbiamo incluse nell'eBook multimediale (accanto a disegni, vignette, video, sequenze di film e documentari etc.) per arricchire figurativamente, potenziare icasticamente le analisi concettuali, i testi di parole centrati sul problema della crisi che stiamo vivendo e le sue possibili soluzioni.

Nel mese di ottobre del 2014 ho scattato una foto nei dintorni del Circo Massimo di Roma, da una banchina del tram numero 3. Aspetto il tram, che non arriva. Viene invece ad affiancarsi alla banchina un'automobile, scura fuori e scura anche dentro, si ferma. Tiro fuori dal taschino la digitale, e affiora, come da un sogno rivelatore, da un mare di petrolio, questa mano di donna anziana. E' un momento, il momento dello scatto.

Ora si trova all'inizio del Capitolo 1. È la fine della storia o l’inizio di una nuova civiltà? - come rappresentazione metaforica della vecchia civiltà moderna che sta morendo:
http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=4453

mano

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leOpereeiGiorni : Intervista radio a Roberto Silvestri e Stefano Della Casa
di fulmini , Thu 15 February 2018 4:00
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Il 5 dicembre del 2017 ho dialogato con Stefano Della Casa e Roberto Silvestri, critici di cinema e conduttori di Hollywood Party - Rai Radio 3.
Ecco (da 35 minuti a 45 minuti del programma), cosa ci siamo detti, riflettendo sul cinema ieri e oggi, sulla nascita di un nuovo cinema e del cinema androgino in particolare: http://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-372b1e57-1dad-4557-867b-d3903191ed58.html

Ed ecco un fotogramma del film 'Il Negozio', 2016 - il mio film più recente: https://www.youtube.com/watch?v=c2gsxjZplE0

fotogramma di un film

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leOpereeiGiorni : Intervista a Umberto Maiorca
di fulmini , Mon 12 February 2018 4:00
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Umberto Maiorca mi ha intervistato sull'insieme della mia attività scientifica e artistica, per il periodico settimanale Giustizia & Investigazione.
Ecco il testo dell'intervista e di seguito il link al periodico online, per i lettori di Fulmini e Saette.



Da Gesù a Pasolini, passando per Gramsci, nel tentativo di spiegare la crisi della modernità.
Intervista al cineasta, regista e filosofo magno-greco Pasquale Misuraca: la cultura come base per la rinascita sociale, politica ed economica.
Umberto Maiorca, 5 febbraio 2018

La crisi del mondo moderno è globale, economica, politica (o meglio partitica), sociale, ma l’arte e la cultura possono contribuire a far nascere una nuova civiltà dalle ceneri di quella che si sta consumando. In questa intervista a Pasquale Misuraca, cineasta, docente, sceneggiatore, filosofo magno-greco, cerchiamo di aprire una finestra sul mondo moderno, le sue contraddizioni e andando alla ricerca di quei punti fermi sui quali si può impiantare la rinascita.

Chi è Pasquale Misuraca?

«Non so bene nell’insieme – chi è senza ritegno scagli la propria definizione. Rispondo limitandomi al lavoro intellettuale e morale, che conosco nella misura in cui lo progetto e realizzo. Cerco di fare lo scienziato e l’artista, con quali risultati ciascuno lo può valutare visitando il sito www.pasqualemisuraca.com. Questi due campi di ricerca e rappresentazione sono egualmente illuminati dall’idea che questa che stiamo vivendo è la crisi della civiltà moderna, e che dalle sue ceneri stia nascendo una nuova civiltà. Cerco di partecipare a questa nascita con le mie opere».

Hai girato un film su Pasolini, uno a Cipro divisa tra turchi e greco-ciprioti, e l’innovativa pellicola girata con i filmati delle telecamere di sorveglianza. Temi diversi, mai leggeri per film che parlano dell’uomo all’uomo?

«I film che ho fatto parlano dell’insieme della realtà, della quale l’essere umano è soltanto una parte. Le arti contemporanee sono malate di una visione antropocentrica – come le arti medioevali di una visione teocentrica. Quanto al linguaggio cinematografico sto cercando di costruire opere che siano al contempo soggettive, filmiche, e oggettive, documentarie».

Fotogramma del film 'Il Negozio' - pubblicato sulla Rete il 5 gennaio 2017: https://www.youtube.com/watch?v=c2gsxjZplE0

fotogramma di un film



Lo studio di Gramsci è al centro dei tuoi interessi da sempre, pensi che in Italia anche chi ne sbandiera l’appartenenza non lo abbia mai capito?

«Gramsci è un autore tanto noto quanto sconosciuto. Da giovane è stato marxista, poi in carcere, scrivendo i Quaderni, ha criticato il marxismo e l’insieme delle scienze sociali moderne, avviando la costruzione di una nuova scienza, la scienza della storia e della politica. Ho cercato di sviluppare questa scienza in molte opere, l’ultima si intitola “La Vita Nuova”».

La crisi del mondo moderno è una crisi economica, sociale o umana?

«La crisi che stiamo vivendo, come tutte le crisi di civiltà, come la crisi della civiltà medioevale, è economica, sociale, politica, culturale. Molti intellettuali oggi aspettano che passi come passa un’influenza. Ma se Brunelleschi e Masaccio e Donatello, Machiavelli e Bruno e Galileo (per restare in Italia) non avessero costruito le loro opere, le loro arti e le loro scienze, non sarebbe mai nata, dalle ceneri della civiltà medioevale, la civiltà moderna».

La politica intesa come piccolo cabotaggio di consorterie o la Politica, quella che si occupa del bene della comunità?

«Il problema della politica oggi non sta nell’assenza di grandi uomini politici (che esistono e operano al di fuori della politica istituzionale, nella cultura, nella scienza, nell’arte), ma nel fatto che si confonde la politica con la partitica. I partiti sono morti, la politica no. L’uomo, scriveva Aristotele, è un “animale politico” – politikòn zôon. Aveva ragione. Ma oggi molti pensano che questa in cui viviamo sia la migliore civiltà possibile, e si tratta soltanto di stringere qualche vitarella qui e là, e quanto alla politica di imbalsamare e venerare la partitica».

Domanda identica, ma come tema la giustizia o Dike?

«Conosco soltanto la giustizia umana. Che esiste in vario grado nel mondo, con questa limitazione: “Credete che tutti desiderino per sé la giustizia? Vi sbagliate, alcuni avrebbero da perderci.” Stanisław Jerzy Lec. La giustizia divina non la conosco. E al pari di Albert Einstein, non credo in un Dio personale, in una entità trascendente che premia e punisce le persone. Questo non vuol dire che non abbia imparato molto dai grandi autori religiosi, il maggiore dei quali secondo me è Gesù di Nazaret, che ci ha lasciato detto: “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro celeste”. Questa sana aspirazione alla perfezione possibile sulla Terra, da parte di ciascuno, nel senso di fare ciò che può per produrre il bene e il vero e il bello per sé e gli altri, per il presente e il futuro, mi ha spinto a scrivere tutte le mie opere, e quanto a Gesù il “Vangelo laico secondo Feliciano”».

Internet, bene o male?

«Internet è un bene, in quanto favorisce il rapporto degli autori fra di loro (intendendo per autore colui che aumenta, accresce, anche di un granello, la conoscenza e la bellezza del mondo) e dei lettori con gli autori – attraverso l’ascolto reciproco e il dialogo diretto. Internet è un male, nella misura in cui molti pensano di essere autori per il fatto di rivelare in pubblico le faccende private, e soprattutto perché il numero degli autori ha superato il numero dei lettori».

http://www.giustiziaeinvestigazione.com/da-gesu-a-pasolini-passando-per-gramsci-nel-tentativo-di-spiegare-la-crisi-della-modernita/

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iLibrieleNotti : La Vita Nuova
di fulmini , Wed 7 February 2018 2:00
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La Vita Nuova è il titolo di un eBook multimediale in chiaro sul problema della crisi e le sue soluzioni che ho scritto e illustrato con Luis Razeto.

Luis Razeto e Pasquale Misuraca

Alexandra Zambà, Luis e Pasquale al lavoro, 30 gennaio 2011

Secondo noi, questa crisi che stiamo vivendo è la crisi dell'intera civiltà moderna, e si può risolvere soltanto attraverso la costruzione di una nuova civiltà, di una Vita Nuova, come la crisi della civiltà medioevale si è risolta soltanto con la costruzione della civiltà moderna.

http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/196-la-vita-nuova-versione-multimediale.html?start=1

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iLibrieleNotti : La Vita Nuova. Capitolo 34
di fulmini , Wed 7 February 2018 1:50
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Capitolo 34. La nuova educazione, ovvero la necessità di ri-educarci.


Il sistema educativo attuale è molto simile nei diversi paesi del mondo, perché è stato disegnato per costruire le persone, le categorie professionali, e le classi sociali, in maniera conforme alle esigenze della civiltà moderna.
La scuola di ogni grado educa i settori più poveri alla passività e alla dipendenza; i settori medi all'esercizio subordinato delle funzioni amministrative, tecniche e professionali standardizzate; e le élites all'individualismo, alla competizione, all'intrapresa e all'esercizio del potere.
Inutile dire che questo sistema educativo sta attraversando una profonda crisi, così come sono in crisi l'economia, la politica e la cultura in funzione delle quali è stato organizzato. Per varie ragioni, e nonostante le numerose riforme educative che si sono tentate negli ultimi decenni, l'educazione formale non riesce a raggiungere il proprio obiettivo di socializzazione e adattamento dei giovani al sistema socio-economico e politico vigente, e non è più in grado di riprodurre la struttura sociale necessaria a mantenere il suo normale funzionamento.


Gli altri siamo noi (I)

Matthieu Millou

Monte Faito, agosto 2015.


Necessità di superare il sistema scolastico di educazione formale.

La creazione di una nuova civiltà richiede un grande sviluppo della creatività, dell'autonomia e della solidarietà nelle persone, qualità che è necessario andare formando fin dai primi anni di vita e continuare a favorire a tutte le età. E' evidente che occorre un cambiamento radicale della pedagogia e dei modi di insegnamento e di apprendimento, a tutti i livelli, dall'educazione infantile alla formazione superiore e permanente.
In questo senso, una riforma profonda dei metodi di insegnamento e dei contenuti curriculari dell'educazione formale può essere qualcosa di necessario, che aiuti a transitare verso la nuova educazione. Ma le insufficienze manifestate dalle varie pedagogie innovative che si sono sperimentate (tutte però subordinate al sistema scolastico convenzionale), indicano che occorre una trasformazione radicale, che punti a sostituire il sistema scolastico di insegnamento-apprendimento con forme nuove di pedagogia ed educazione, le quali si realizzino al di fuori della istituzionalità scolastica vigente.


Gli altri siamo noi (II)

Magdalena Madra

Monte Faito, agosto 2015.


Re-inserire l'educazione nella vita familiare e comunitaria, economica e politica.

Nella civiltà moderna la caratteristica essenziale dell'educazione è il suo svolgersi separata dalla vita sociale. Le attività e i processi di insegnamento si realizzano in istituzioni dedicate esclusivamente all'insegnamento, nelle quali i bambini e i giovani sperimentano processi di standardizzazione e socializzazione. Dalla più tenera età si separano i bambini e i giovani dalla vita familiare e comunitaria, per gran parte della giornata. Questo isolamento continua per lunghi anni, fino ai livelli più avanzati dell'educazione superiore, dove i giovani si formano e professionalizzano disconnessi dalla vita economica, sociale e politica. Durante la loro infanzia e giovinezza vivono nello stato di 'studenti', in istituzioni chiuse e rigidamente gerarchizzate, fortemente controllate dallo Stato, in cui sono 'preparati per la vita e il lavoro' a cui accederanno solamente quando - anni più tardi - usciranno dal sistema scolastico.
Un elemento chiave della nuova educazione sarà il suo dispiegarsi inserita nella vita familiare e comunitaria, economica e politica. La famiglia, le comunità, le imprese, la società civile e le istituzioni politiche, diventeranno tutte entità educative. La società intera diventerà educatrice, e l'educazione si compirà in collegamento diretto o indiretto con ciò che si realizza e si vive quotidianamente in ciascuna di esse.


Gli altri siamo noi (III)

Alessandro Isidori

Roma, giugno 3015.


L'auto-apprendimento e l'apprendimento collaborativo.

Nella nuova educazione sarà essenziale l'auto-apprendimento, partendo dal presupposto che - in realtà e sempre - ciascuno si forma e sviluppa da se stesso, attraverso i propri processi intellettuali, volitivi ed emozionali. Gli elementi esterni, inclusi quelli di carattere specificamente pedagogico, costituiscono soltanto agevolazioni del processo di cui ciascuna persona è soggetto e protagonista.
Ma questo non significa che il processo di formazione si realizzi in solitudine. Al contrario, siamo esseri sociali - e la dimensione comunitaria sarà specialmente rafforzata nella nuova civiltà - e viviamo, apprendiamo e ci formiamo gli uni accanto agli altri. L'educazione e l'apprendimento si costituiscono, così, come processi collaborativi, associativi e solidali.
Le persone creative, autonome e solidali sono, tutte e ciascuna di esse, educatrici di se stesse e nel contempo facilitatrici della formazione di altre persone creative, autonome e solidali. In questo senso occorrerà ricercare e utilizzare le immense opportunità che Internet e le nuove tecnologie della comunicazione e informazione mettono a disposizione delle persone, delle famiglie, delle comunità e delle organizzazioni.


Gli altri siamo noi (IV)

uomo

Roma, maggio 2016.


Educare alla creatività.

Abbiamo visto che il 'tipo umano' distintivo della nuova civiltà è la persona creativa, autonoma e solidale. La nuova educazione sarà dunque orientata a sviluppare nelle persone, progressivamente in corrispondenza con lo sviluppo dell'età, questi valori essenziali della creatività, dell'autonomia e della solidarietà.
Educare alla creatività presuppone abbandonare le pedagogie vigenti nell'educazione scolastica moderna che propugnano un apprendimento passivo e fondamentalmente ricettivo, e rimpiazzarli con processi di formazione e apprendimento prevalentemente attivi e creativi.
Certamente occorre apprendere le conoscenze storicamente acquisite dall'umanità e raggiungere una certa base di saperi comuni a tutte le persone. Ma già questo apprendimento del conosciuto può realizzarsi attivamente e creativamente, e non come pura accumulazione passiva e ripetitiva di ciò che altri hanno scoperto prima di noi.
L'apprendimento dei metodi creativi nella vita e nella scienza può cominciare molto presto, quando i bambini sono avidi di attività e desiderosi di sperimentare tutte le proprie energie vitali. Ma durante tutto il processo formativo si tratterà di apprendere creando e di sviluppare il metodo d'indagine.


Gli altri siamo noi (V)

Annalisa Iorio

Monte Faito, Italia, agosto 2015.


Educare all'autonomia.

Insieme alla formazione della creatività, l'educazione sarà orientata a che le persone raggiungano il maggior grado di autonomia, tanto nei propri processi mentali e di apprendimento quanto nei vari aspetti della vita pratica.
Educare all'autonomia comporta abbandonare le pedagogie che enfatizzano la 'socializzazione', ossia l'adattamento e il conformismo standardizzato alle realtà sociali imperanti. Si tratterà invece di instaurare dinamiche di apprendimento critico e comprensivo, che abbraccino tanto la dimensione intellettuale nei termini più ampi e plurali, quanto anche la formazione di una volontà tenace nel perseguimento degli obiettivi che ciascuno si propone.
A tutte le età, ma specialmente durante l'adolescenza, l'educazione dovrà essere orientata a espandere la personalità, che diventa progressivamente autonoma e di conseguenza responsabile delle proprie decisioni, con una coscienza morale e sociale solida. In questo processo di conquista dell'autonomia saranno essenziali tanto le dinamiche dell'auto- apprendimento quanto quelle dell'apprendimento collaborativo e solidale.


Gli altri siamo noi (VI)

donna scrittrice

Roma, aprile 2008.


Educare alla solidarietà.

L'educazione posta al servizio di una civiltà nuova e superiore sarà orientata allo sviluppo della solidarietà, intesa come virtù e forza inerente alle persone, e anche come valore e modo del rapporto sociale nei gruppi, comunità, organizzazioni e reti.
L'orientamento individualista e massificante che caratterizza l'educazione attuale, la quale enfatizza la concorrenza degli uni contro gli altri e nello stesso tempo l'omologazione e il conformismo delle moltitudini, sarà sostituita da processi educativi orientati a formare persone coscienti non soltanto dei propri interessi ma anche dei bisogni altrui, e meglio disposte alla cooperazione, all'aiuto reciproco e alla formazione di comunità solidali.
Sviluppare la solidarietà mediante l'educazione implica sviluppare i processi di insegnamento e apprendimento in un ambiente di dialogo personalizzato, nel quale si condividano esperienze e saperi; in cui si progettino e realizzino attività comunitarie che comprendano la cooperazione e il coordinamento delle intelligenze, le volontà e le emozioni dei partecipanti; e in cui si mantenga una attenzione costante agli effetti che possono produrre le iniziative che si intraprendono sull'insieme della società e sull'ambiente naturale.


Gli altri siamo noi (VII)

donna e gatto

Roma, settembre 2007.


La pedagogia attiva e creativa, o la formazione del nesso tra teoria e pratica.

La creatività, l'autonomia e la solidarietà si formano nella interazione tra la teoria e la pratica, e dipendono essenzialmente dalla coerenza che si riesca a stabilire fra di loro. In effetti, quando la teoria e la pratica sono dissociate, le persone perdono identità e autenticità; si genera in esse una specie di 'doppia coscienza', una affermata nel discorso e una praticata nel comportamento, dando così luogo all'insicurezza personale e di gruppo. Disconnesse, tanto la teoria quanto la pratica si indeboliscono.
L'unità e la coerenza tra la teoria e la pratica è il prerequisito fondamentale della vitalità effettiva dei valori e delle virtù, tanto nelle persone quanto nelle comunità e nelle organizzazioni. L'unione di teoria e pratica, prima di esprimersi nei processi organizzativi e nelle dinamiche sociali e storiche, si manifesta nella personalità degli individui, in cui si costituisce come risultato della formazione coerente e armoniosa dell'intelligenza, della volontà, dell'immaginazione e delle emozioni.
Di conseguenza, la pedagogia attiva e creativa pone speciale enfasi nella formazione armonica di queste varie facoltà o potenze superiori dell'essere umano, e cerca sempre di rendere efficace il pensiero e la teoria mediante la sua applicazione nella pratica, e di potenziare la pratica mediante la sua critica, la sua analisi e la sua fondamentazione concettuale e teorica

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L'insieme dell'opera si trova nel mio sito ufficiale e precisamente qui: http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/196-la-vita-nuova-versione-multimediale.html?start=1

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