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briciole musicali : La Meraviglia
di venises , Fri 24 October 2014 3:00
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Abbiamo già sostenuto, varie volte, che la musica programmatica non esiste, che la musica non racconta storie di principi, zar, fate o altro, che la vera musica programmatica esprime concetti, sentimenti, sensazioni.

Eccovi un esempio d'una meravigliosa musica programmatica.
Cosa esprime? Il sentimento di meraviglia.
Nel suo duplice significato di stupore e di qualcosa di magnifico.




Non è saggio lasciar passare troppo tempo senza ascoltare Rimsky-Korsakov.
Vi abbiamo già proposto alcune sue gemme.
Oggi ascoltiamo assieme un passaggio dall'opera La favola dello zar Saltan, la suite Le Tre Meraviglie 1.





Meraviglioso? Meravigliato?

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Gramsci : La favola di Gramsci
di fulmini , Thu 23 October 2014 4:00
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{Sabato 4 ottobre su 'Alias', settimanale culturale del quotidiano 'il manifesto', sul quale tengo una rubrica mensile, è uscito questo "fulmine", che ripubblico qui per i lettori e le lettrici del sito-rivista. Pasquale Misuraca}

Il comunismo è morto, il marxismo prende lucciole per lanterne, e intanto i sinistri si baloccano con i centri sociali e il neo-neokeynesismo.

E allora, cosa diversamente fare? Vi ho contato e cantato, in questi ultimi otto anni, la mia modesta proposta in molti linguaggi. Oggi vi racconto una favola.

C’era una volta un uomo che da giovane era marxista e aveva fondato un partito comunista. Poi da grande era andato teoricamente oltre i pensamenti del barbuto di Treviri, e criticato spietatamente le azioni del baffuto di Gori e tutta la baracca e i burattini del Paradiso in Terra. E aveva fondato una nuova scienza, la scienza della storia e della politica – quella che oggi ci serve come il pane per spiegare teoricamente e superare praticamente la crisi mondiale, finendola di litigare sull’articolo 18 come i polli di Renzo (Tramaglino).

Piano. Calma e gesso. Siamo più precisi.

Il nostro giovane cent’anni fa aveva trent’anni, fonda un partito comunista, ne diventa segretario, fonda un giornale, è eletto deputato, e scrivendo e parlando e facendo diffonde il marxismo e il comunismo. Per cinque anni. Finché viene arrestato dai fascisti e messo in carcere. E in carcere muore, dopo undici anni.

E che fa, in questi anni di carcere, quest’uomo che non ha avuto il tempo di invecchiare? I primi tre anni pensa e ripensa, in carcere ha molto tempo per pensare. Si fa domande come questa: ma perché i comunisti sono stati sconfitti dai fascisti?

Altri marxisti, altri comunisti, danno la responsabilità di questa sconfitta agli altri, ai fascisti e alla loro violenza, ai padroni e al loro egoismo, alle masse e alla loro ignoranza. Gli altri. Lui no. Lui in carcere riflette sulle responsabilità proprie, alle responsabilità dei marxisti e dei comunisti, responsabilità politiche, responsabilità culturali soprattutto. Comincia a pensare che il mondo nuovo non possa nascere attraverso una rivoluzione, una dittatura, un partito, ma attraverso una cosa che chiama Rinascimento+Riforma, e che richiede tanto per cominciare la fondazione e lo sviluppo di una nuova scienza. E, tenete in mente la data: siamo nel 1929, la fonda e comincia a svilupparla, questa nuova scienza, e la chiama “scienza della storia e della politica”.

E sapete dove e come precisamente la fa questa cosa? Scrivendo i Quaderni del carcere, cari amici vicini e lontani. Questo sono i Quaderni, altro che un raffinamento del marxismo e una apologia del comunismo!

Insomma, quel giovane, diventando grande, capisce e mostra e dimostra che i suoi sogni di marxista e comunista erano stati sconfitti non dalla violenza del fascismo e l’egoismo dei padroni e l’ignoranza delle masse, ma dalla insufficienza del marxismo come teoria e del comunismo come pratica. E conseguentemente cerca di superare questa doppia insufficienza, fondando questa nuova scienza. E qual è la prima scoperta di questa scienza? Che stiamo vivendo una crisi di civiltà, che lui chiama “crisi organica”.

Crisi di civiltà? Questa che stiamo vivendo è una crisi di civiltà? E lui, negli anni Trenta del Novecento, come faceva a comprendere in anticipo ciò che sta succedendo oggi, ottanta anni dopo? Ma quale anticipo? Ma quale dopo! Allora, quando lui scriveva i Quaderni, era in atto la fase iniziale di questa crisi di civiltà. Oggi ci rotoliamo e balocchiamo nella fase terminale di quella stessa crisi, che è una e una sola crisi, una crisi di civiltà.

Come come? Questa crisi non è nata negli Stati Uniti nel 2006 con la faccenda finanziaria dei subprime? No, cari amici vicini e lontani, fatevene una ragione – scientifica. Non siate disfattisti. “Non è puro disfattismo trovare che tutto va male e non indicare criticamente una via d’uscita da questo male? Un 'intellettuale' ha un modo d’impostare e risolvere il problema: lavorando concretamente a creare quelle opere scientifiche di cui piange amaramente l’assenza, e non limitarsi a esigere che altri (chi?) lavori.” (Antonio Gramsci, Quaderni del carcere – la pagina trovatevela voi)


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agathotopia : Minima Moralia (4)
di unviaggiatore , Wed 22 October 2014 4:00
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A volte il caso.

Giulio non poteva ancora pensare che Gianni fosse un amico, lo conosceva da poco, pensava però che fosse un uomo serio, leale. Un uomo di buone maniere al quale si può dire quello che si pensa con sincerità. Per Giulio importante era che chi parlava con lui sapesse con chi stava parlando.

MAI lasciare credere a qualcuno che lui fosse migliore di quello che era.

Gianni era tranquillo, Giulio era lontano, non avrebbe mai saputo quello che lui diceva. Quello che lui non sapeva era che uno, tra quelli che ascoltavano, conosceva Giulio, e perché lui sapesse sarebbe bastata una telefonata.

Così Giulio scopriva quello che Gianni diceva di lui e scopriva un aspetto del proprio carattere. Non aveva mai pensato di essere un buono, pensava di essere un giusto, ora scopriva di essere vendicativo.

Non fu solo Gianni a pagare. Altri complici avevano nascosto la verità. Nascondere la verità è peggio che mentire, quindi anche altri pagarono.

Giulio camminava per la città sorridendo, non era soddisfatto, era solo divertito.

(Giuliano Cabrini scripsit)

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iLibrieleNotti : Il legame oggettuale (4)
di fulmini , Tue 21 October 2014 4:00
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2.3.2 W.R.D. Fairbairn

Fairbairn effettua una rielaborazione critica dell’opera freudiana in un’ottica relazionale assumendo una posizione di netto distacco con le altre scuole di pensiero europee. La sua opera, considerata insieme e quella di Sullivan, esprime in maniera evidente la diversità dell’approccio relazionale, rispetto a quello pulsionale.

Il lavoro di Fairbairn, come quello di Sullivan, è un modello esplicativo della psicopatologia, vista come continua, ma insoddisfacente, riedizione dei primissimi legami oggettuali con le figure di attaccamento dell’infanzia.
Fairbairn considera la ricerca dell’oggetto come fine ultimo del funzionamento psichico, contestando il principio del piacere di Freud. L’impulso libidico incorpora l’oggetto, in quanto è specificamente indirizzato verso una persona con cui stabilire una relazione. Fairbairn contesta l’idea freudiana di una struttura dell’IO priva di energie proprie, distinta da una struttura dell’ES, dotata di energie ma incapace di direzionarne l’utilizzazione. L’energia risulta intrinsecamente connessa all’oggetto sin dalla nascita e la psicopatologia consegue dal suo ritiro da esso per effetto dell’impossibilità di stabilire relazioni soddisfacenti con le persone.

Mentre negli animali è l’istinto che guida il piccolo verso la madre, nel bambino questa spinta è più generica e meno indirizzata, sono necessari tempo e numerosi tentativi prima di pervenire ad una relazione soddisfacente con il caregiver, durante questo periodo il bambino sembra apparentemente attraversare una fase narcisistica, autoerotica.
Il raggiungimento del piacere non è la semplice scarica di una pulsione, ma il segnale dell’avvenuta ricongiunzione con l’oggetto, mentre le zone erogene sono quelle parti del corpo che facilitano tale scambio relazionale. Il piacere edonistico rappresenta, invece, il fallimento della relazione nella sua profondità e completezza, una sorta di dispositivo di sicurezza che permette lo smaltimento delle tensioni quando è compromesso l’aspetto qualitativo della relazione con l’oggetto, nonché in caso di deprivazione emotiva.

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iLibrieleNotti : Il legame oggettuale (3)
di fulmini , Mon 20 October 2014 3:00
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2 IL LEGAME OGGETTUALE IPOTIZZATO. LA PSICOANALISI.

2.1 Premessa

L’approccio psicoanalitico attuale è costituito da un insieme assai diversificato di teorie, spesso tra loro poco comunicanti, che riflette l’evoluzione del pensiero analitico a partire dalle brillanti intuizioni freudiane fino ad oggi. La differenziazione delle varie teorie dalla comune matrice pulsionale è stata caratterizzata da una crescente attenzione per le dinamiche relazionali dell’individuo e da una complementare disinvestimento dai processi di origine interna, interpretati come effetti secondari del campo relazionale.

Osservano Greenberg e Mitchell ([1986] p.242), con riferimento al pensiero di Heinz Hartmann: “I concetti delle psicologie non psicoanalitiche possono descrivere il comportamento con grande precisione e perfino con eleganza, senza fornire i sottostanti costrutti che spieghino il perché di un determinato comportamento. La psicoanalisi all’opposto, non si occupa della descrizione del contenuto psichico, ma di ciò che ne è la causa, con la formulazione di leggi”.
Tutte le teorie psicoanalitiche condividono l’idea che il comportamento umano sia il risultato di forze che agiscono internamente all’individuo, in uno scenario inconscio, considerano che all’origine della psicopatologia vi sia una mancanza e concordano tra loro nel considerare il setting analitico come la sede elettiva per approfondire la conoscenza dell’uomo. Gli elementi di divergenza tra le teorie psicoanalitiche sono, invece, rappresentati dalla diversa caratterizzazione dei contenuti inconsci che determinano il funzionamento psichico.

In relazione al ruolo attribuito da ciascuna teoria alle relazioni oggettuali è possibile individuare due approcci fondamentali:
• L’approccio pulsionale considera le pulsioni, in particolare quelle sessuali ed aggressive, come il movente principale dell’agire umano. Le relazioni sono solo un mezzo, sebbene importante, con cui è possibile “scaricare” le pulsioni su oggetti. La psicopatologia viene spiegata dalla mancata soddisfazione delle pulsioni causata da conflitti con le norme sociali.
• L’approccio relazionale considera invece prioritaria l’esigenza di stabilire relazioni umane soddisfacenti. Le pulsioni sono una modalità con cui viene raggiunto questo obiettivo. La psicopatologia è l’esito dell’impossibilità di stabilire relazioni interpersonali emotivamente appaganti.
Ciò che una teoria considera come mezzo, l’altra lo considera come fine.

Questi approcci psicoterapeutici possono essere ricondotti a due diverse impostazioni del pensiero filosofico, l’approccio pulsionale si collega con l’empirismo inglese (Hobbes e Locke) che individua nella la ricerca individuale del piacere e della ricchezza la motivazione principale dell’agire umano, mentre l’approccio relazionale si pone in continuità con il pensiero politico di Hegel e Marx che individuano nell’agire collettivo, il principale contesto in cui può realizzarsi l’essenza umana.
Come affermano Greenberg e Mitchell ([1986] p.398) “Chiedersi quale dei due modelli psicoanalitici sia “giusto” o “sbagliato” non è né utile, né produttivo. Ciascuno è complesso, elegante ed abbastanza elastico da saper spiegare tutti i fenomeni. Il modello pulsionale considera la ricerca individuale del piacere e la scarica pulsionale come base durevole dell’esistenza; tutte le altre esperienze e gli altri comportamenti , incluse la sessualità e l’aggressività, compulsive ed impulsive, ne sono derivati.(…) I fautori del modello relazionale pensano che la descrizione freudiana dei violenti conflitti che hanno luogo sotto lo smalto della coscienza abbia aperto la porta ad una profonda e intima comprensione dell’esperienza; però Freud si sbagliava a proposito del contenuto di questi conflitti. Per i teorici relazionali, tutti lottano per stabilire e mantenere relazioni con gli altri, dai primi sforzi per raggiungere i genitori a quelli seguenti, tesi a consolidare le relazioni intime significative della vita adulta”.

Questa polarità sembra dunque essere irriducibile, nonostante i tentativi di conciliazione tra le due impostazioni di pensiero. Non si tratta di punti di vista diversi su uno stesso fenomeno, ma di due sistemi esplicativi della natura umana, egualmente completi ed esaurienti, che partono da presupposti completamente diversi.

La teoria delle relazioni oggettuali rappresenta oggi un obiettivo di convergenza tra i numerosi approcci che condividono una grande attenzione per lo sviluppo dei legami affettivi a partire dalla primissima infanzia.
La rassegna che segue, lungi dall’essere una trattazione esaustiva delle varie teorie psicoanalitiche, esamina le trasformazioni che il costrutto di legame oggettuale ha assunto nello sviluppo del pensiero di alcuni autori, ritenuti tra i più rappresentativi.

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