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iLibrieleNotti : Il legame oggettuale (4)
di fulmini , Tue 21 October 2014 4:00
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2.3.2 W.R.D. Fairbairn

Fairbairn effettua una rielaborazione critica dell’opera freudiana in un’ottica relazionale assumendo una posizione di netto distacco con le altre scuole di pensiero europee. La sua opera, considerata insieme e quella di Sullivan, esprime in maniera evidente la diversità dell’approccio relazionale, rispetto a quello pulsionale.

Il lavoro di Fairbairn, come quello di Sullivan, è un modello esplicativo della psicopatologia, vista come continua, ma insoddisfacente, riedizione dei primissimi legami oggettuali con le figure di attaccamento dell’infanzia.
Fairbairn considera la ricerca dell’oggetto come fine ultimo del funzionamento psichico, contestando il principio del piacere di Freud. L’impulso libidico incorpora l’oggetto, in quanto è specificamente indirizzato verso una persona con cui stabilire una relazione. Fairbairn contesta l’idea freudiana di una struttura dell’IO priva di energie proprie, distinta da una struttura dell’ES, dotata di energie ma incapace di direzionarne l’utilizzazione. L’energia risulta intrinsecamente connessa all’oggetto sin dalla nascita e la psicopatologia consegue dal suo ritiro da esso per effetto dell’impossibilità di stabilire relazioni soddisfacenti con le persone.

Mentre negli animali è l’istinto che guida il piccolo verso la madre, nel bambino questa spinta è più generica e meno indirizzata, sono necessari tempo e numerosi tentativi prima di pervenire ad una relazione soddisfacente con il caregiver, durante questo periodo il bambino sembra apparentemente attraversare una fase narcisistica, autoerotica.
Il raggiungimento del piacere non è la semplice scarica di una pulsione, ma il segnale dell’avvenuta ricongiunzione con l’oggetto, mentre le zone erogene sono quelle parti del corpo che facilitano tale scambio relazionale. Il piacere edonistico rappresenta, invece, il fallimento della relazione nella sua profondità e completezza, una sorta di dispositivo di sicurezza che permette lo smaltimento delle tensioni quando è compromesso l’aspetto qualitativo della relazione con l’oggetto, nonché in caso di deprivazione emotiva.

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iLibrieleNotti : Il legame oggettuale (3)
di fulmini , Mon 20 October 2014 3:00
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2 IL LEGAME OGGETTUALE IPOTIZZATO. LA PSICOANALISI.

2.1 Premessa

L’approccio psicoanalitico attuale è costituito da un insieme assai diversificato di teorie, spesso tra loro poco comunicanti, che riflette l’evoluzione del pensiero analitico a partire dalle brillanti intuizioni freudiane fino ad oggi. La differenziazione delle varie teorie dalla comune matrice pulsionale è stata caratterizzata da una crescente attenzione per le dinamiche relazionali dell’individuo e da una complementare disinvestimento dai processi di origine interna, interpretati come effetti secondari del campo relazionale.

Osservano Greenberg e Mitchell ([1986] p.242), con riferimento al pensiero di Heinz Hartmann: “I concetti delle psicologie non psicoanalitiche possono descrivere il comportamento con grande precisione e perfino con eleganza, senza fornire i sottostanti costrutti che spieghino il perché di un determinato comportamento. La psicoanalisi all’opposto, non si occupa della descrizione del contenuto psichico, ma di ciò che ne è la causa, con la formulazione di leggi”.
Tutte le teorie psicoanalitiche condividono l’idea che il comportamento umano sia il risultato di forze che agiscono internamente all’individuo, in uno scenario inconscio, considerano che all’origine della psicopatologia vi sia una mancanza e concordano tra loro nel considerare il setting analitico come la sede elettiva per approfondire la conoscenza dell’uomo. Gli elementi di divergenza tra le teorie psicoanalitiche sono, invece, rappresentati dalla diversa caratterizzazione dei contenuti inconsci che determinano il funzionamento psichico.

In relazione al ruolo attribuito da ciascuna teoria alle relazioni oggettuali è possibile individuare due approcci fondamentali:
• L’approccio pulsionale considera le pulsioni, in particolare quelle sessuali ed aggressive, come il movente principale dell’agire umano. Le relazioni sono solo un mezzo, sebbene importante, con cui è possibile “scaricare” le pulsioni su oggetti. La psicopatologia viene spiegata dalla mancata soddisfazione delle pulsioni causata da conflitti con le norme sociali.
• L’approccio relazionale considera invece prioritaria l’esigenza di stabilire relazioni umane soddisfacenti. Le pulsioni sono una modalità con cui viene raggiunto questo obiettivo. La psicopatologia è l’esito dell’impossibilità di stabilire relazioni interpersonali emotivamente appaganti.
Ciò che una teoria considera come mezzo, l’altra lo considera come fine.

Questi approcci psicoterapeutici possono essere ricondotti a due diverse impostazioni del pensiero filosofico, l’approccio pulsionale si collega con l’empirismo inglese (Hobbes e Locke) che individua nella la ricerca individuale del piacere e della ricchezza la motivazione principale dell’agire umano, mentre l’approccio relazionale si pone in continuità con il pensiero politico di Hegel e Marx che individuano nell’agire collettivo, il principale contesto in cui può realizzarsi l’essenza umana.
Come affermano Greenberg e Mitchell ([1986] p.398) “Chiedersi quale dei due modelli psicoanalitici sia “giusto” o “sbagliato” non è né utile, né produttivo. Ciascuno è complesso, elegante ed abbastanza elastico da saper spiegare tutti i fenomeni. Il modello pulsionale considera la ricerca individuale del piacere e la scarica pulsionale come base durevole dell’esistenza; tutte le altre esperienze e gli altri comportamenti , incluse la sessualità e l’aggressività, compulsive ed impulsive, ne sono derivati.(…) I fautori del modello relazionale pensano che la descrizione freudiana dei violenti conflitti che hanno luogo sotto lo smalto della coscienza abbia aperto la porta ad una profonda e intima comprensione dell’esperienza; però Freud si sbagliava a proposito del contenuto di questi conflitti. Per i teorici relazionali, tutti lottano per stabilire e mantenere relazioni con gli altri, dai primi sforzi per raggiungere i genitori a quelli seguenti, tesi a consolidare le relazioni intime significative della vita adulta”.

Questa polarità sembra dunque essere irriducibile, nonostante i tentativi di conciliazione tra le due impostazioni di pensiero. Non si tratta di punti di vista diversi su uno stesso fenomeno, ma di due sistemi esplicativi della natura umana, egualmente completi ed esaurienti, che partono da presupposti completamente diversi.

La teoria delle relazioni oggettuali rappresenta oggi un obiettivo di convergenza tra i numerosi approcci che condividono una grande attenzione per lo sviluppo dei legami affettivi a partire dalla primissima infanzia.
La rassegna che segue, lungi dall’essere una trattazione esaustiva delle varie teorie psicoanalitiche, esamina le trasformazioni che il costrutto di legame oggettuale ha assunto nello sviluppo del pensiero di alcuni autori, ritenuti tra i più rappresentativi.

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iLibrieleNotti : Il legame oggettuale (2)
di fulmini , Sun 19 October 2014 2:00
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1 IL LEGAME OGGETTUALE. GENERALITA’.

Il legame oggettuale è un costrutto che rende possibile formulare ipotesi sul funzionamento mentale e sulla interazione dell’individuo con l’ambiente. Il legame oggettuale presuppone l’esistenza del concetto di rappresentazione mentale, che consente di spiegare quei comportamenti dell’essere umano non immediatamente riconducibili alla sola esperienza percettiva presente.

Il legame oggettuale è dunque una rappresentazione mentale, ma non tutte le rappresentazioni mentali danno luogo a legami oggettuali. E’ la forte connotazione affettiva associata alla rappresentazione che la rende rilevante nel funzionamento psichico in quanto favorisce la codifica dell’esperienza nella rappresentazione che, una volta assimilata, diventa la base di ulteriori acquisizioni.

Come dimostrato dagli esperimenti di Bower (citato in Stern [1987] p.246) sulla rievocazione di eventi passati, lo stato di attivazione emozionale risulta favorire il ricordo, e quindi la fissazione della relativa rappresentazione. La concordanza dello stato emozionale del soggetto nelle fasi di memorizzazione e di rievocazione risulta, inoltre, essere una condizione facilitante il ricordo.

L’esistenza di una motivazione, osserva Lichtemberg ([1995] p.8), è strettamente legata all’esperienza vissuta, in quanto essa “...ha a che fare con il modo con cui noi esseri umani consciamente o inconsciamente cerchiamo di appagare i nostri bisogni e desideri andando alla ricerca negli eventi potenziali, di affetti che ci segnalano quell’appagamento esperienziale.”

Spinti da un bisogno, seguiamo dei comportamenti istintivi o cerchiamo di adattare le sequenze comportamentali già sperimentate con successo nel passato, in quanto associate a sentimenti di soddisfazione.

Il legame affettivo riferito ad un oggetto può dunque richiamare un pattern comportamentale, anche assai complesso, potendo interiorizzare anche le relazioni intercorrenti tra gli oggetti, nonché i legami stabiliti dal soggetto con essi.
In base questi assunti iniziali, il potenziale esplicativo del concetto di rappresentazione e la considerazione della sua valenza emozionale nel legame oggettuale, ci consentono di ipotizzare la costruzione di un vero e proprio microcosmo interno che riproduce, in miniatura, tutta la realtà esterna.

Così come una mappa geografica ci consente di orientarci nel territorio, la nostra rappresentazione interna della realtà ci fornisce i necessari riferimenti per vivere. Tuttavia, la mappa non è il territorio, cosicché il nostro mondo di rappresentazioni non sarà l’esatta immagine della realtà esterna, se tale immagine esiste. Se poi consideriamo la soggettività del sentimento che accompagna inevitabilmente ogni rappresentazione, ci rendiamo conto che non è neanche possibile definire in maniera univoca un criterio con cui valutare gli errori commessi nella costruzione del nostro microcosmo interno.

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iLibrieleNotti : Il legame oggettuale (1)
di fulmini , Sat 18 October 2014 4:00
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Ho pubblicato tempo fa la tesi di psicologia di un ingegnere-psicologo, Riccardo Perra, dal titolo La struttura intermedia e il disturbo psichico - Corso di Laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche per l’Intervento Clinico per la Persona, il Gruppo e le Istituzioni dell’Università degli Studi di Roma ‘La Sapienza’. Oggi pubblico la prima parte della tesi finale di psicologia (quinquennale) di Riccardo Perra, dal titolo

IL LEGAME OGGETTUALE alla luce delle diverse teorie psicologiche

Facoltà di MEDICINA e PSICOLOGIA / Corso di laurea magistrale in PSICOLOGIA CLINICA E TUTELA DELLA SALUTE.

Candidato: Riccardo Perra / Relatore: Prof. Vezio Ruggieri / Correlatore: Prof. Marco Cecchini

A/A 2011/2012



INDICE

INTRODUZIONE 3

1 IL LEGAME OGGETTUALE. GENERALITA’
7
2 IL LEGAME OGGETTUALE IPOTIZZATO. LA PSICOANALISI. 15
2.1 Premessa 15
2.2 Il modello strutturale delle pulsioni 19
2.2.1 Sigmund Freud 19
2.3 Il modello strutturale delle relazioni 25
2.3.1 Harry Stack Sullivan 25
2.3.2 W.R.D. Fairbairn 29

3 LEGAME OGGETTUALE OSSERVATO. MODELLI E INFANT RESEARCH 36
3.1 Le rappresentazioni interne generalizzate di D.Stern. 36
3.2 I modelli operativi interni di John Bowlby. 47
3.3 Le rappresentazioni interne nella Psicologia Cognitiva. I modelli di Paivio e Kosslyn. 51
3.4 Il modello psicofisiologico integrato di V.Ruggieri. 58
3.5 Prospettive per la ricerca sulle rappresentazioni mentali. 66

CONCLUSIONI 69

BIBLIOGRAFIA 71



INTRODUZIONE

La costruzione della nostra soggettività non può prescindere dall’ambiente di sviluppo dell’individuo. Nell’interazione con l’ambiente si costruiscono progressivamente sia le strutture che i nostri contenuti mentali. Le strutture determinano la processualità con cui vengono trattate le informazioni scambiate con l’esterno e, conseguentemente, la costruzione delle rappresentazioni della nostra mente. La progressione del processo implica che le strutture formatesi precedentemente verranno a costituire la base di conoscenza su cui verranno ad ancorarsi le acquisizioni successive.

Partendo da presupposti diversi, l’argomento è stato indagato da numerose discipline tra le quali, innanzitutto, la psicofisiologia, la psicologia dello sviluppo, la psicologia cognitiva e la psicoanalisi.

In virtù dell’intrinseco legame esistente tra le nostre rappresentazioni interne e gli oggetti della realtà esterna è possibile da un lato caratterizzare le rappresentazioni in base alle loro proprietà, dall’altro formulare ipotesi sulla loro formazione e sulle funzioni che esse svolgono nell’attività psichica, soprattutto in termini di motivazioni del comportamento.

Le rappresentazioni mentali sono, nel caso più semplice, il prodotto di un processo di astrazione che sostituisce l’oggetto con un simbolo. L’oggetto viene acquisito dal sistema percettivo nell’istante presente, in condizioni contestuali date, in un determinato stato di coscienza interna, il simbolo si perfeziona in base ad esposizioni ripetute a configurazioni di stimoli simili e risulta disponibile in differita, anche in assenza degli oggetti originari.

Le capacità di astrazione sono funzioni cognitive evolute che l’essere umano conquista progressivamente nel suo sviluppo, tuttavia, sono inizialmente disponibili alcune capacità innate che consentono al neonato di costruire schemi percettivi-affettivi già nella primissima infanzia. La mente umana si presenta infatti, sin dalla nascita del neonato, idonea a sostenere una relazione interpersonale “da mente a mente”, in quanto dotata di capacita di esprimere e riconoscere emozioni, con cui modulare l’interazione umana.

Gli studi osservazionali condotti nell’ambito dell’infant research portano a ritenere che lo sviluppo della capacità rappresentazionale simbolica del bambino si sviluppi solo dopo i 18 mesi. La psicoanalisi evidenzia il raggiungimento di una significativa stabilità delle rappresentazioni con la conquista, intorno ai 3 anni, della fase della “costanza dell’oggetto”.

Dato che l’immaturità psicofisiologica del bambino consente solo di inferire la presenza ed i contenuti dei suoi processi mentali, per formulare ipotesi sulla genesi delle rappresentazioni e sulle funzioni da esse svolte sono stati seguiti fondamentalmente, due approcci: quello osservativo-sperimentale, basato su raffinati protocolli di osservazione e microanalisi dei comportamenti del neonato nonché su evidenze sperimentali e quello psicoanalitico, fondato su modelli teorici che ricostruiscono tali fenomeni “a posteriori”, in base alla coerenza con i dati clinici raccolti successivamente alla primissima infanzia.

L’osservazione del comportamento del neonato ha modificato, almeno in parte, alcuni assunti della psicoanalisi che relegavano il neonato ad una dimensione eccessivamente passiva nei confronti dell’ambiente, riconoscendogli un ruolo di attore nelle relazioni interpersonali, in altri casi, venivano attribuiti al neonato complessi processi di elaborazione cognitiva, in maniera eccessivamente prematura.

L’interesse per la formazione delle rappresentazioni mentali, risiede nel fatto che esse sono alla base dei sistemi motivazionali del comportamento umano. E’ infatti in base ad esse che noi soddisfiamo i nostri bisogni, attribuiamo significato agli eventi e perseguiamo i nostri obiettivi, regolando coerentemente il nostro comportamento.

Il significato emerge dalle interconnessioni che si stabiliscono tra l’evento presente e quelli che lo hanno preceduto, seguendo un processo di integrazione e di accomodamento che caratterizza tutto lo sviluppo dell’individuo.
Non sorprende quindi che la riflessione sui modelli di formazione delle rappresentazioni mentali risulti alla base di alcuni modelli esplicativi della psicopatologia tra i quali, innanzitutto, la teoria psicoanalitica delle relazioni oggettuali.

Data la vastità dell’argomento nel presente lavoro verranno investigate le principali ipotesi riguardanti le formazione dei legami oggettuali e delle relative rappresentazioni mentali in ambito psicoanalitico, alla luce delle attuali conoscenze fornite dalla psicofisiologia e della psicologia dello sviluppo.






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briciole musicali : Sentire la Musica
di venises , Fri 17 October 2014 3:00
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Eseguire una musica significa interpretarla.
Interpretare vuol dire capire le intenzioni, le emozioni dell’autore sino ad immedesimarsi in quello.
Non sempre riesce.
Non sempre l’esecutore « sente » la musica.
Due fra i massimi esecutori di musica barocca a confronto, nell’esecuzione della medesima cantata.




Dieterich Buxtehude (1637-1707) : Heut Triumphieret Gottes Sohn, BuxWV43
nell’esecuzione di René Jacobs





Dieterich Buxtehude (1637-1707) : Heut Triumphieret Gottes Sohn, BuxWV43
nell’esecuzione di Ton Koopman

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